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Iran, gli Stati Uniti hanno spostato la portaerei Lincoln verso il Medio Oriente

Riaperto lo spazio aereo dopo uno stop di cinque ore. Secondo i media, i consiglieri del leader Usa non sono stati in grado di garantire il crollo del regime dopo un attacco militare. Trump: "Teheran ha fermato 800 esecuzioni"
Iran, gli Stati Uniti hanno spostato la portaerei Lincoln verso il Medio Oriente
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Trump: “Teheran ha fermato 800 esecuzioni”

Teheran “ha fermato 800 esecuzioni”, ha annunciato la Casa Bianca, confermando le dichiarazioni precedenti del regime. Washington ha chiarito che continuerà a “monitorare la situazione”, minacciando “gravi conseguenze se le uccisioni continueranno”, ma l’impressione è che il temuto attacco sia per il momento congelato. Come lascia intendere anche la riapertura dello spazio aereo sui cieli della Repubblica Islamica. Anche se il Pentagono ha annunciato lo spostamento della portaerei USS Abraham Lincoln dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente, un viaggio che richiede circa una settimana.

La cautela di Donald Trump, condivisa con i partner arabi, si fonda anche sulla considerazione che un cambio di regime non sia un’opzione semplice. Lo stesso tycoon lo ha fatto intendere, quasi scaricando il figlio dell’ultimo scià Reza Pahlavi. La pressione americana sugli ayatollah resta comunque alta: una nuova serie di sanzioni ha colpito l’alta cerchia, a partire dal capo del consiglio di sicurezza Ali Larijani, accusato di aver “coordinato la repressione” delle proteste.

Dopo oltre due settimane di manifestazioni contro il regime, che hanno provocato migliaia di morti (inclusi un cittadino canadese e un dipendente della Mezzaluna Rossa), Teheran ha iniziato a mostrare segni di un ritorno alla normalità, pur tra le preoccupazioni di un possibile blitz degli americani. Più distese anche le dichiarazioni del regime, che dopo aver promesso “processi rapidi e pubblici” per i “rivoltosi”, ha fatto sapere “non c’è alcun piano” di impiccagioni. Sospiro di sollievo soprattutto per il 26enne Erfan Soltani, il primo manifestante a rischiare la forca in questa ondata di proteste. Le autorità hanno negato di averlo condannato a morte, ma secondo gruppi di attivisti la sua esecuzione è stata solo rinviata.

Non è chiaro se la sospensione sarà definitiva, ma Trump ha voluto dare credito a Teheran. “E’ una buona notizia, speriamo che continui così”, ha scritto il presidente Usa su Truth. E secondo l’ambasciatore iraniano in Pakistan, il tycoon ha informato il regime “di non avere alcune intenzione di attaccare“, pur aspettandosi “moderazione” nel contenere le proteste.

Nelle ultime settimane la retorica e le azioni dell’inquilino della Casa Bianca hanno oscillato tra minacce di attacchi militari e pause improvvise, lasciando gli analisti a dibattere se questa imprevedibilità sia strategica, caotica o un mix di entrambe, quindi è difficile leggere quali siano le sue reali intenzioni. Di certo, a scoraggiare l’intervento armato ci sono gli alleati sunniti, a partire Arabia Saudita e Turchia, che preferiscono un regime debole a Teheran piuttosto che un vuoto di potere destabilizzante per la regione. Ma anche Israele, con Benjamin Netanyahu che ha chiesto a Washington di posticipare l’eventuale intervento, temendo “rappresaglie da parte di Teheran”.

Come alternativa agli ayatollah continua a farsi avanti Palhavi, che ha promesso di abbandonare il programma nucleare iraniano una volta assunta la guida del Paese. Ma lo stesso Trump non pare voler scommettere sull’ex principe ereditario: “Sembra molto simpatico e sarebbe perfetto per me, ma non so se il Paese accetterebbe la sua leadership“.

In attesa di capire quali passi intraprendere, Washington ha deciso di optare sullo strumento classico di ritorsione, quello economico. Il Dipartimento del Tesoro ha fatto scattare nuove sanzioni “contro gli artefici della brutale repressione di manifestanti pacifici”, tra cui Ali Larijani, che guida il massimo organismo di sicurezza: “Ha coordinato la risposta alle proteste per conto della Guida Suprema e ha pubblicamente esortato a usare la forza”, si sottolinea in una nota. Sotto sanzioni anche altri quattro alti funzionari e “la rete di banche ombra attraverso cui l’Iran gestisce scambi commerciali annuali per un valore di decine di trilioni di dollari, aggirando il sistema finanziario internazionale formale”. A nuove sanzioni lavora l’Ue, con discussioni in corso tra Stati membri e Commissione. Sulla stessa linea c’è il G7.

  • 14:53

    Witkoff sente Egitto, Francia, Oman e Iran: “Urgente de-escalation”

    Una serie di consultazioni è stata avviata dall’Egitto con l’inviato speciale Usa per il Medio Oriente Steven Witkoff e rappresentanti di Francia, Oman e Iraq nell’intento di ridurre l’escalation in atto in Iran. Lo fa sapere il ministero degli Esteri egiziano che ha sollecitato i colloqui ‘su istruzioni del presidente Abdel Fattah Al Sisi.
    Il ministro Badr Abdelatty ha sentito Jean-Noel Barrot, ministro francese dell’Europa, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr bin Hamad Al-Bousaidi, e il suo omologo iracheno, Fuad Hussein, oltre a Steven Whitkoff, inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente.
    Nel corso delle conversazioni – riferisce il ministero egiziano – è stata sottolineata “la necessità di lavorare per ridurre l’escalation della tensione, ripristinare la calma per evitare che la regione scivoli nell’instabilità e nel caos”, nell’intento di “preparare il giusto clima per cercare soluzioni diplomatiche alla crisi e raggiungere una riconciliazione politica che supporti la sicurezza regionale e stabilità”. Si è parlato anche di Gaza e del passaggio alla seconda fase del piano Trump, “sottolineando la necessità di andare avanti nell’attuazione dei benefici promessi”. In questo contesto, l’Egitto sollecita il dispiegamento della Forza Internazionale di Stabilità per monitorare l’attuazione del cessate il fuoco, e il ritiro israeliano per poter preparare una ripresa e la ricostruzione. E’ stato infine auspicato “un continuo coordinamento e consultazione tra tutte le parti durante il prossimo periodo, nel sostegno della sicurezza e della stabilità a Gaza e nella regione”. 

  • 14:44

    Riad: “Arabia, Qatar e Oman hanno convinto Trump a dare una chance all’Iran”

    Arabia Saudita, Qatar e Oman hanno convinto Trump a “dare una possibilità all’Iran”. E’ quanto riferisce un funzionario saudita, secondo il quale i Paesi del Golfo hanno avvertito gli Stati Uniti che attaccare l’Iran avrebbe comportato “gravi contraccolpi”. Gli stessi Stati del Golfo, dice ancora il funzionario, continuano a comunicare con gli Stati Uniti riguardo all’Iran.  

  • 14:33

    Mezzaluna Rossa: “Un nostro dipendente ucciso, altri 5 feriti”

    Un dipendente della Mezzaluna Rossa è stato ucciso in Iran, e altri cinque sono rimasti feriti. Lo fa sapere la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. I sei erano in servizio nella provincia iraniana di Gilan il 10 gennaio. In una dichiarazione, la Ficr ha affermato di essere “profondamente addolorata per l’uccisione di Amir Ali Latifi” e per “le ferite inflitte” agli altri cinque dipendenti della Mezzaluna Rossa iraniana, senza fornire dettagli sulle circostanze. 

  • 14:09

    Iran: “Ci difenderemo da qualunque minaccia straniera”

    La Repubblica islamica dell’Iran “difenderà il territorio nazionale con forza e potenza da qualsiasi minaccia esterna”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi durante una telefonata con l’omologo saudita Faisal bin Farhan Al-Saud, dove ha commentato le proteste anti governative scoppiate in Iran il 28 dicembre, sostenendo che dopo manifestazioni pacifiche ci sono stati “episodi di violenza l’8 e il 9 gennaio con l’ingresso organizzato di elementi terroristici affiliati al regime sionista”. Durante la telefonata, il capo della diplomazia di Teheran ha sottolineato l’importanza di “condannare a livello globale l’ingerenza straniera negli affari interni dei Paesi della regione” e “condannato le dichiarazioni provocatorie e interventiste dei funzionari americani”, si legge in una dichiarazione su X del ministero degli Esteri iraniano. Araghchi “ha sottolineato la responsabilità di tutti i Paesi della regione nel salvaguardare la stabilità e la sicurezza della regione da azioni e movimenti insicuri”. 

  • 13:39

    Media: “Coppia e figlio 19enne ucciso nelle proteste”

    Secondo quanto appreso da Iran International, tre membri della stessa famiglia sono stati uccisi dopo che la loro auto è stata presa di mira dalle forze di sicurezza iraniane nella città di Karaj, a ovest di Teheran, durante le proteste del 9 gennaio. Le vittime sono state identificate come Bijan Mostafavi, un insegnante in pensione, sua moglie Zahra Bani Amerian, un’impiegata previdenziale in pensione, e il loro figlio diciannovenne, Danial Mostafavi, uno studente universitario. Lo ha affermato una fonte vicina alla famiglia. I tre si trovavano all’interno del proprio veicolo privato quando è stato colpito da una violenta sparatoria durante gli scontri nella zona. Anche il figlio maggiore della coppia, Davoud Mostafavi, era in macchina in quel momento, ma al momento non ci sono informazioni confermate sulle sue condizioni. 

  • 13:37

    Tajani: “Con Ue decideremo eventuali sanzioni all’Iran”

    Sull’Iran “prenderemo delle iniziative insieme all’Unione Europea. Adesso ci sarà il Consiglio Europeo, vedremo quali saranno le iniziative europee anche su eventuali sanzioni. Vedremo. Ma non si interromperanno i rapporti diplomatici”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani parlando con i giornalisti alla Camera.  

  • 13:37

    Portogallo chiude la sua ambasciata a Teheran

    Il Portogallo ha annunciato la chiusura ”temporanea” della sua ambasciata a Teheran parlando di un ”contesto di tensione” e ha consigliato ai suoi cittadini di non recarsi in Iran. In una nota il ministero degli Esteri portoghese ha dichiarato che otto cittadini portoghesi hanno già lasciato l’Iran e che altri stanno partendo. Altri 10 titolari di passaporto portoghese, tra cui sette con doppia cittadinanza, hanno deciso di rimanere nel Paese, ha affermato il ministero. Il ministro degli Esteri Paulo Rangel ha affermato che il Portogallo è pronto ad unirsi a qualsiasi inasprimento delle sanzioni contro l’Iran da parte dell’Unione Europea. La chiusura dell’ambasciata è stata decisa dopo che il governo aveva convocato l’ambasciatore iraniano per protestare contro la violenta repressione delle manifestazioni e per chiedere a Teheran a rispettare i diritti dei cittadini iraniani.

  • 13:36

    Trump: “I manifestanti non saranno giustiziati, buona notizia”

    Donald Trump ha citato su Truth un articolo di FoxNews secondo cui “i manifestanti iraniani non saranno più condannati a morte dopo gli avvertimenti del presidente Trump. Lo stesso vale per altri”. Nello stesso post il presidente Usa ha commentato: “Questa è una buona notizia. Speriamo che continui così!”. 

  • 13:35

    Si riunisce Consiglio di sicurezza Onu su richiesta Usa

    Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunirà nel pomeriggio a New York per “un briefing sulla situazione in Iran”, come richiesto dagli Stati Uniti. Lo ha reso noto la presidenza somala del Consiglio.

  • 12:36

    Risoluzione M5s alla Camera: “Evitare azioni militari unilaterali”

    Il M5s ha depositato una risoluzione sull’Iran a prima firma Giuseppe Conte in commissione Esteri della Camera in cui di chiede di “scongiurare azioni militari unilaterali fuori dal quadro del diritto internazionale, promuovendo tutte le necessarie iniziative diplomatiche e di carattere sanzionatorio da parte della comunità internazionale e degli organismi internazionali”. Il testo, spiegano fonti M5s, è da considerare in abbinamento a quello depositato dal presidente della commissione Giulio Tremonti ed è sottoscritto anche dal leader di Avs Nicola Fratoianni. “Alla vigilia della piazza per l’Iran e dei venti di guerra che spirano, una iniziativa per ricompattare l’opposizione e evitare un uso strumentale delle proteste per giustificare un intervento militare”, sottolineano sempre fonti M5s. Il Pd fa sapere che voterà il testo in commissione.