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Tensione Usa-Iran, “possibile attacco nelle prossime ore”. Teheran: “Pronti a rispondere”. La Farnesina: “Chi può vada via con i primi voli”

Il personale americano nelle basi in Medio Oriente riceve l'ordine di trasferirsi in Qatar. Trump però dice: "Siamo stati informati che le uccisioni si sono fermate"
Tensione Usa-Iran, “possibile attacco nelle prossime ore”. Teheran: “Pronti a rispondere”. La Farnesina: “Chi può vada via con i primi voli”
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IL PUNTO

Sembra sempre più imminente un’azione americana in Iran, mentre Washington ritira “a titolo precauzionale” parte del personale dalla base in Qatar (seguita da Londra) e da altre basi chiave in Medio Oriente, dopo le minacce di ritorsioni da parte di Teheran contro le forze Usa nella regione in caso di attacco. Due funzionari europei hanno riferito alla Reuters che un’operazione militare statunitense sembra probabile, e secondo uno dei due potrebbe avvenire entro giovedì.

Donald Trump ha minacciato apertamente da giorni di intervenire, senza fornire dettagli, e in un’intervista a Cbs ha promesso “azioni molto forti” se Teheran eseguirà condanne a morte dei manifestanti. Salvo poi precisare in serata di essere stato informato che “le uccisioni in Iran si sono fermate e non c’è nessun piano di esecuzioni“. Parole difficili da interpretare ma che potrebbero lasciar spazio ad un rinvio della decisione di attaccare e ad un segnale da parte di Teheran. “Sarei molto deluso se queste informazioni non si rivelassero vere, verificheremo“, ha aggiunto il tycoon lasciando sul tavolo la pistola fumante.

Ma, dopo le ripetute minacce di intervenire, Trump ora si sente obbligato a darvi seguito, memore dei presidenti che non hanno fatto rispettare le proprie “linee rosse“, tra cui Barack Obama, che decise di non colpire la Siria dopo l’uso di armi chimiche nel 2013. “Parte della questione è che ora ha tracciato una linea rossa e sente di dover fare qualcosa”, ha detto una fonte alla Cnn, aggiungendo che il presidente quasi certamente agirà. Rimane da decidere quale tipo di azione intraprendere. Il team per la sicurezza nazionale è diviso sul da farsi riguardo ad un possibile attacco cinetico, ma concorda che qualsiasi mossa militare non includerebbe truppe a terra ed esclude un coinvolgimento bellico prolungato in Iran. Una delle opzioni sul tavolo del presidente è un attacco chirurgico contro strutture legate ai servizi di sicurezza iraniani, ritenuti responsabili della repressione dei manifestanti, o un cyber attacco per paralizzare le reti di comunicazione dei pasdaran e degli altri apparati di repressione.

Di fronte alle indiscrezioni su un imminente attacco statunitense sulla Repubblica islamica, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato alla Farnesina una riunione per affrontare l’attuale crisi: ci sono circa 600 italiani attualmente presenti in Iran. Ribadito con forza l’invito a lasciare immediatamente il Paese ai connazionali che possono farlo, mentre per oltre 900 membri delle forze armate italiane nell’area – circa 500 unità in Iraq e 400 in Kuwait – si stanno adottando misure precauzionali a tutela del personale militare.

  • 16:30

    Iran: “Raid su base Usa in Qatar a giugno dimostrano nostra capacità di risposta”

    L’Iran è in grado di rispondere a un attacco come dimostrato lo scorso giugno con il lancio di missili su una base americana in Qatar. Lo ha sottolineato il consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, mentre cresce l’attesa per come agiranno gli Stati Uniti dopo gli annunci incendiari di Donald Trump, che non ha escluso l’opzione militare contro la Repubblica islamica in aiuto ai manifestanti. Il presidente americano, “che parla ripetutamente dell’infruttuosa aggressione contro gli impianti nucleari dell’Iran, farebbe bene a menzionare anche la distruzione della base statunitense di Al-Udeid ad opera di missili iraniani“, ha dichiarato Ali Shamkhani in un post su X. Secondo il consigliere di Khamenei, quel raid ha dimostrato “la volontà e la capacità dell’Iran di rispondere a ogni attacco”.

  • 16:10

    Ong: “Le confessioni dei manifestanti sono state estorte”

    Nelle ultime settimane i media statali iraniani hanno trasmesso almeno 97 confessioni di manifestanti. Ma le testimonianze di coloro che sono stati rilasciati dimostrano che sono stati costretti: lo afferma l’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (Hrana) con sede negli Usa. Il gruppo avverte che tali confessioni possono comportare punizioni da parte del regime.

  • 15:34

    Turchia lavora a rilancio negoziati Usa-Iran ma forse “è troppo tardi”

    La Turchia è in contatto con gli Stati Uniti e l’Iran nel tentativo di favorire un loro ritorno al tavolo dei negoziati, ma potrebbe già essere troppo tardi per un’azione diplomatica. Lo ha riferito una fonte diplomatica della regione alla Cnn. “Attualmente si parla di negoziati. Il ritmo dei colloqui è lento e, a questa velocità, si rischia che sia troppo tardi”, ha aggiunto la fonte.

  • 15:33

    “Famiglie dei manifestanti uccisi costrette a pagare per riavere i corpi”

    Le autorità iraniane starebbero chiedendo ad alcune famiglie di pagare per poter recuperare i corpi dei propri cari uccisi durante le proteste di massa e la successiva repressione. È quanto riferito alla Cnn da due cittadini iraniani, che parlano di pressioni, minacce e pratiche già viste in passato. Il caso di Robina Aminian, studentessa di moda di 23 anni, uccisa da colpi d’arma da fuoco durante una manifestazione, è emblematico. La famiglia si è recata a Teheran per cercare di recuperare il corpo, ha raccontato alla Cnn lo zio della giovane, Nezar Minouei. “Sua madre, urlando, piangendo, gridando, e con enorme difficoltà, è riuscita ad accedere all’area dove erano conservati i corpi per iniziare a cercare quello di sua figlia – ha spiegato – Quando lo ha trovato, ha dovuto praticamente rubarlo”. Rientrata nella città natale di Kermanshah, la famiglia avrebbe poi scoperto che le autorità si erano presentate a casa per chiedere un pagamento in cambio del corpo. Per timore che il cadavere potesse essere nuovamente sequestrato, Aminian è stata sepolta in una tomba senza nome e senza alcuna cerimonia funebre. Una testimonianza simile è arrivata da un altro iraniano, che si è recato in un cimitero a Teheran e ha chiesto di restare anonimo per motivi di sicurezza. Secondo il suo racconto, le autorità “stanno costringendo le persone a pagare per recuperare i corpi dagli ospedali e dagli obitori”. In alcuni casi, ha aggiunto, alle famiglie non sarebbe stato nemmeno consentito di riavere i resti dei propri cari. Secondo la Cnn, questa pratica non rappresenta una novità. Accuse analoghe erano emerse già durante la precedente ondata di proteste del 2019.

  • 15:26

    Medico iraniano: “Mai visto una tragedia simile”

    “Ho lavorato come medico in diversi ospedali fin dal Movimento Verde del 2009. Non avevo mai visto una tragedia di questo livello, nemmeno durante i devastanti terremoti di Bam o Kermanshah. C’erano rumori di spari, raffiche rapide e persino mitragliatrici pesanti. Avevamo visto cose del genere solo nei film, mai nella vita reale”. Il racconto di un medico iraniano, sotto anonimato, raccolto da IranWire, riesce a bucare la censura e riporta il dramma che da 18 giorni vivono gli iraniani. L’uomo si è precipitato a prestare soccorso in diversi ospedali pubblici e privati di Teheran e Isfahan nelle notti tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio. “Giovedì alle 18 il mio telefono ha iniziato a squillare incessantemente: ‘Questo è stato colpito da pallottole’, ‘Quello da un proiettile’. Alle 20, la connessione internet è saltata. Alle 20:20, sono stato chiamato in ospedale. Tutte le sale operatorie erano piene”, comincia il dottore che descrive la scena al pronto soccorso: “Era affollato. Ho dovuto fare scelte impossibili. Ho guardato una persona e ho detto: ‘Sta esalando gli ultimi respiri; non ce la farà ad arrivare in sala operatoria, non perdete tempo con lui’. Al successivo, il cui proiettile gli era uscito dalla schiena: ‘Preparatelo per l’intervento; potremmo salvarlo’. Al terzo: ‘Può resistere tre o quattro ore; aspettate fino ad allora’. Ce n’erano così tanti… così tanti”. Cinque sale operatorie erano operative contemporaneamente. “Sono rimasto lì fino al mattino. Non so nemmeno quanti interventi ho eseguito. Ero vicino a un paziente e qualcuno urlava: ‘Correte, aiutatemi!'”. Il dottore ha visto nei pazienti in arrivo il cambiamento nella natura della violenza. “Giovedì a mezzanotte, le ferite sono cambiate. Erano proiettili veri. Era come se avessero ricevuto l’ordine di sparare a tutti. Alle 2 di notte di venerdì, mentre ero in sala operatoria, mi hanno chiamato dicendo che un’altra vittima era arrivata con una ferita da proiettile di tipo militare. Da quel momento in poi, sono stati solo proiettili veri”, racconta l’uomo a IranWire.

  • 14:29

    Arabia Saudita, Emirati e Oman in campo per evitare attacco Usa

    L’Arabia Saudita, l’Oman e gli Emirati Arabi Uniti stanno lavorando dietro le quinte a livello diplomatico per cercare di evitare che le minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro l’Iran si traducano in un attacco militare. Lo ha dichiarato alla Cnn un funzionario della regione ben informato, spiegando che le tre nazioni arabe del Golfo alleate degli Stati Uniti temono che un’azione militare contro l’Iran possa avere conseguenze di vasta portata per il Medio Oriente. “Qualsiasi escalation militare avrà conseguenze per l’intera regione, compresa la sua sicurezza e la sua economia”, ha affermato il funzionario citato dalla Cnn a condizione di anonimato. Alcuni governi arabi hanno anche avvertito che un attacco militare americano contro l’Iran “potrebbe avere l’effetto opposto” rispetto alle proteste in corso e “unire gli iraniani di entrambe le parti dietro il regime”, ha affermato il funzionario.

  • 14:15

    Magistratura iraniana: “Falso dato del 12mila morti”

    La magistratura iraniana ha smentito le notizie diffuse dall’emittente Iran International, legata all’opposizione, che aveva parlato di circa 12mila morti in Iran legati alla recente ondata di disordini. Secondo le autorità di Teheran, stando a quanto riferito dal Teheran Times, si tratta di informazioni false e manipolate. In una nota diffusa dal centro per i media del potere giudiziario iraniano, l’organo di comunicazione ufficiale della magistratura, si afferma che le notizie rilanciate da quelli che vengono definiti “media legati ai servizi israeliani” sono “una menzogna assoluta”. La magistratura sostiene in particolare che il numero indicato sui corpi delle vittime, citato da Iran International come prova del bilancio dei morti, non rappresenti il totale delle persone uccise. Si tratterebbe invece del numero del permesso di sepoltura rilasciato dalle autorità competenti, un codice amministrativo che non ha alcun legame con il numero complessivo dei decessi. 

  • 13:46

    Starmer: “Lavoriamo a nuove sanzioni all’Iran”

    Il primo ministro britannico Keir Starmer ha detto che Londra “sta lavorando con gli alleati per imporre nuove sanzioni” al regime iraniano. “Condanno nei termini più forti possibili la repressione disgustosa e l’uccisione di manifestanti in Iran”, ha detto Starmer. “Il contrasto tra il coraggio del popolo iraniano e la brutalità del suo regime disperato -ha aggiunto- non è mai stato così evidente. Stiamo facendo tutto il possibile per proteggere i cittadini del Regno Unito” in Iran.

  • 13:46

    Pasdaran: “Siamo al picco della prontezza operativa”

    I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno dichiarato di trovarsi “al picco della prontezza operativa” mentre cresce l’attesa per un possibile passo degli Stati Uniti, all’indomani del messaggio con cui il presidente Donald Trump ha promesso sostegno ai dimostranti antigovernativi. Il comandante delle Forze aerospaziali dei Pasdaran, Majid Mousavi, ha inoltre confermato ai media statali che sono state aumentate le scorte di missili dopo la cosiddetta Guerra dei 12 giorni con Israele dell’anno scorso, aggiungendo che i danni subiti durante il conflitto sono stati riparati e che la produzione di alcuni armamenti oggi è superiore ai livelli precedenti a giugno 2025.

  • 13:31

    Media dell’opposizione: “Irruzione dei Pasdaran nelle case delle vittime”

    Iran International, la tv dei dissidenti iraniani con sede a Londra, riporta che le forze di sicurezza in borghese e i membri delle Guardie rivoluzionarie iraniane hanno preso di mira le case delle famiglie delle persone uccise durante le proteste nella parte orientale di Teheran. Le forze hanno effettuato incursioni intimidatorie, sparando, lanciando insulti e saccheggiando le case. Secondo la tv, i pasdaran hanno ordinato alle famiglie di raccogliere i corpi delle vittime prima dell’alba e di effettuare le sepolture in modo rapido e privato, aggiungendo che saranno addebitate le spese per l’uso di munizioni.

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