Il Senato Usa approva la risoluzione per approvare i poteri di Trump in Venezuela
Il senato a maggioranza repubblicana approva la risoluzione per impedire a Donald Trump di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso avanza in Senato. Con 52 voti a favore e 47 contrari i senatori hanno inflitto un colpo al presidente. Cinque repubblicani hanno votato insieme ai democratici per limitare Trump. Il provvedimento va ora alla Camera, dove le strada appare più in salita.
I cinque repubblicani che hanno votato con i democratici sono Rand Paul, Todd Young, Lisa Murkowski e Josh Hawley. “Il Congresso deve far valere la sua autorità in materia di guerra anche quando un’operazione militare ha successo, altrimenti di rischia che il paese sia governato in stato di emergenza”, ha detto il senatore conservatore Rand Paul, che aveva votato a favore anche di altre risoluzioni per limitare i poteri di guerra di Trump presentate dai democratici negli ultimi mesi in risposta ai raid contro le navi per il trasporto di droga.
L’attacco in Venezuela ha sollevato polemiche in Congresso con i democratici e alcuni repubblicani profondamente contrari. Alla camera il provvedimento ha una strada più in salita con i repubblicani che hanno la maggioranza, anche se risicata.
I cinque repubblicani che hanno votato con i democratici sono Rand Paul, Todd Young, Lisa Murkowski e Josh Hawley. “Il Congresso deve far valere la sua autorità in materia di guerra anche quando un’operazione militare ha successo, altrimenti di rischia che il paese sia governato in stato di emergenza”, ha detto il senatore conservatore Rand Paul, che aveva votato a favore anche di altre risoluzioni per limitare i poteri di guerra di Trump presentate dai democratici negli ultimi mesi in risposta ai raid contro le navi per il trasporto di droga.
L’attacco in Venezuela ha sollevato polemiche in Congresso con i democratici e alcuni repubblicani profondamente contrari. Alla camera il provvedimento ha una strada più in salita con i repubblicani che hanno la maggioranza, anche se risicata.
Trump metterà il veto se verrà approvata la risoluzione che limita i suoi poteri in Venezuela
Se la risoluzione sui poteri di guerra in Venezuela sarà approvata Donald Trump metterà il veto. Lo afferma la Casa Bianca, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg. Il senato americano vota oggi una risoluzione per impedire al presidente di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso. Non è ancora chiaro se la risoluzione, voluta dai democratici, riuscirà a passare.
Trump, “telefonata amichevole con Petro”
Mercoledì Trump ha bruscamente cambiato tono nei confronti del suo omologo colombiano, Gustavo Petro, affermando di aver scambiato una telefonata amichevole e di aver persino invitato il leader del Paese sudamericano alla Casa Bianca. Trump ha pubblicato sui suoi social media che Petro “ha chiamato per spiegare la situazione della droga e altri disaccordi che abbiamo avuto”. Dopo l’operazione statunitense per deporre il presidente venezuelano Nicolás Maduro, Trump aveva affermato che “anche la Colombia è molto malata” e aveva accusato Petro di “produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti”.
Petro, parlando alla folla a Bogotà, i principali argomenti trattati nella conversazione con Donald Trump, spiegando che si è parlato del Venezuela e del traffico di droga. Lo riportano i media locali. Petro ha anche chiesto al leader statunitense di “ristabilire una comunicazione diretta tra i ministeri degli Esteri e i presidenti”. “Gli stessi politici che sono responsabili di avere legami con il narcotraffico e di aver infranto l’accordo di pace, come loro stessi affermano, e di aver condannato la Colombia ai massimi livelli di coltivazione di coca, sono responsabili di questa crisi diplomatica – per ora chiamiamola verbale – scoppiata tra Stati Uniti e Colombia”, ha dichiarato il presidente colombiano. “La mancanza di comunicazione con l’amministrazione Trump esiste da quando è entrato in carica. Ho parlato con Biden quattro volte e non ci sono stati problemi. Questa mancanza di comunicazione genera violenza. Dopo il dibattito sui social, le cose hanno preso una piega diversa e oggi abbiamo parlato per la prima volta da quando è diventato presidente”, ha aggiunto Petro.
Petroliera forse della Flotta fantasma russa naviga nella Manica
Una petroliera sospettata di far parte della cosiddetta Flotta fantasma russa sta navigando in queste ore attraverso il Canale della Manica. La nave, come riporta il sito di Sky News, era finita sotto sanzioni nell’agosto 2024 quando si chiamava ‘Tia’ ed è stata poi ribattezzata ‘Tavian’. Ora ha cambiato di nuovo nome e bandiera: si chiama ‘Arcusat’ e batte bandiera del Camerun. Secondo l’emittente, la petroliera ha salpato da una raffineria vicino Smirne, in Turchia, il 30 dicembre ed è probabilmente diretta in Russia. La notizia arriva all’indomani dei blitz con i quali gli Stati Uniti hanno sequestrato due petroliere collegate al Venezuela nel Mar dei Caraibi e nell’Atlantico del Nord.
Senato vota per impedire a Trump altre operazioni militari senza autorizzazione del Congresso
Il Senato americano oggi vota una risoluzione dei democratici tesa ad impedire a Donald Trump una nuova azione militare in Venezuela senza chiedere l’autorizzazione al Congresso. “Dopo le azioni dell’amministrazione nel weekend, che hanno portato al ferimento di diversi militari americani, il Congresso deve dire all’opinione pubblica americana quale è la sua posizione”, ha dichiarato in aula Tim Kaine, il senatore democratico che ha presentato la misura che costituisce il primo test per vedere se vi sono esponenti repubblicani disposti ad esprimere pubblicamente critiche al raid per catturare Nicolas Maduro, che Trump ha condotto senza avvisare preventivamente il Congresso. “Questa non è stata un’esecuzione chirurgica di un mandato d’arresto, ma è stato molto di più e sarà sempre di più da adesso fino ai prossimi anni, quindi è qualcosa che non può succedere senza il Congresso”, ha detto ancora il democratico. John Barasso, uno dei leader della maggioranza repubblicana al Senato, ha espresso la sua opposizione alla risoluzione definendola “un messaggio sbagliato da inviare ai narcotrafficanti e dittatori”. “Bisogna essere chiari su quello che la risoluzione fa e non fa – ha aggiunto – non riafferma i poteri del Congresso, non rende l’America più forte, la rende più debole e meno sicura. Indebolirebbe la legittima autorità costituzionale del presidente”. E’ la terza volta negli ultimi mesi che Kaine cerca di far approvare una risoluzione per limitare l’azione militare avviata da Trump nei Caraibi con il dispiegamento, dallo scorso settembre, di imponenti forze navali e l’avvio dei raid letali contro le imbarcazioni classificate come appartenenti a narcotrafficanti.
Ong: “Maduro potrebbe avere una fortuna da 3,8 miliardi di dollari”
Dopo la cattura dell’ex presidente de facto del Venezuela, Nicolás Maduro, avvenuta il 3 gennaio da parte delle forze statunitensi è aumentato l’interesse per il patrimonio accumulato negli anni dal leader ‘chavista’. Il dibattito include il valore di jet privati, gioielli e altre proprietà, nonché le misure adottate dalle autorità internazionali per impedirne la fuga o l’uso improprio. I suoi beni sarebbero distribuiti in tutto il mondo anche con l’aiuto di prestanome, secondo le autorità statunitensi.
Organizzazioni internazionali come Transparency Venezuela stimano che Maduro abbia una fortuna che potrebbe raggiungere i 3,8 miliardi di dollari. Questa cifra è una stima provvisoria della ricchezza accumulata durante oltre due decenni di controllo politico del Venezuela da parte del ‘chavismo’. Rapporti di ong e organi di stampa indicano che Maduro possiede diverse residenze a Miami, situate in zone esclusive come Coral Gables e Sunny Isles Beach, oltre a ville nella Repubblica Dominicana. Affermano inoltre che il presidente venezuelano possiede una grande quantità di gioielli ed è collegato all’estrazione illegale di oro e ad altre attività.
Cina: “Arbitrario il sequestro della petroliera russa”
Il sequestro da parte degli Stati Uniti della petroliera Marinera (ex Bella 1) legata al Venezuela e battente bandiera russa è un atto “arbitrario a danno di navi di altri Paesi in alto mare” e “in grave violazione del diritto internazionale”. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, ricordando che Pechino “si è costantemente opposta alle sanzioni unilaterali illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. La Cina è contro “qualsiasi azione che violi scopi e principi della Carta dell’Onu” e che leda “sovranità e sicurezza di altri Paesi”.
Wsj, “piano di Trump per portare il petrolio a 50 dollari al barile”
Il presidente Trump e i suoi consiglieri stanno pianificando un’iniziativa radicale per dominare l’industria petrolifera venezuelana per gli anni a venire e, secondo fonti vicine alla questione, il presidente ha dichiarato ai suoi collaboratori di credere che i suoi sforzi potrebbero contribuire ad abbassare i prezzi del petrolio al livello da lui preferito di 50 dollari al barile. Lo scrive il Wall Street Journal. Secondo le fonti un piano in fase di valutazione prevede che gli Stati Uniti esercitino un certo controllo sulla compagnia petrolifera statale venezuelana Petróleos de Venezuela SA acquisendo e commercializzando la maggior parte della produzione petrolifera della compagnia.
Venezuela, “niente di irregolare nei rapporti commerciali con Usa”
Non c’è niente di “straordinario né di irregolare” che Caracas e Washington abbiano relazioni o negoziati commerciali, nonostante “la macchia” costituita dal raid con cui è stato catturato Nicolas Maduro. Così Delcy Rodriguez, l’ex vice di Maduro diventata la presidente ad interim del Venezuela, ha difeso la decisione di aver avviato i negoziati con gli Stati Uniti per la vendita del petrolio sanzionato, affermando che il suo Paese deve mantenere relazioni “con tutti i Paesi di questo emisfero”.
“Le relazioni economiche del Venezuela sono diversificate in mercati distinti nel mondo, come sono diversificate le nostre relazioni economiche. Così deve essere: il Venezuela deva avere relazioni con tutti i Paesi di questo emisfero, come le deve avere con l’Asia, l’Africa, il Medio Oriente e l’Europa”, ha detto intervenendo alla sessione inaugurale dell’Assemblea Nazionale. In questo contesto quindi per Rodriguez “non è straordinario né irregolare” mantenere accordi commerciali con Washington, anche dopo la cattura di Maduro che costituisce “una macchia nelle nostre relazioni di portata mai registrate nella nostra storia”. La realtà, aggiunge, è che “il 71% delle esportazioni venezuelane sono concentrate con otto Paesi, e il 27% per cento di queste sono dirette negli Stati Uniti”.
“Maduro e la moglie feriti durante l’operazione Usa”
Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores sono rimasti entrambi feriti durante l’operazione per la loro cattura il 3 gennaio scorso da parte dell’esercito americano. Lo ha detto il ministro dell’Interno venezuelano Diosdado Cabello, secondo cui “Cilia è stata ferita alla testa e ha ricevuto un colpo al corpo. Il ‘fratellò (compagno) Nicolas è stato ferito a una gamba. Fortunatamente, si stanno riprendendo dalle ferite”. Durante l’udienza in tribunale a New York lunedì scorso, la moglie del leader venezuelano era infatti apparsa con un cerotto sulla fronte e alcuni lividi vicino all’occhio destro, mentre il suo legale aveva denunciato anche contusioni alle costole.