Trump: “Se Hamas continuerà a uccidere, dovremo entrare a Gaza e farli fuori”
Se Hamas continua a uccidere persone a Gaza, cosa che non era prevista dall’accordo, non avremo altra scelta che entrare e ucciderli”: lo scrive Donald Trump su Truth.
Se Hamas continua a uccidere persone a Gaza, cosa che non era prevista dall’accordo, non avremo altra scelta che entrare e ucciderli”: lo scrive Donald Trump su Truth.
Momenti chiave
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha affermato che il recupero di tutti i corpi degli ostaggi israeliani sarà una sfida che richiederà tempo a causa delle condizioni compromesse sul terreno a Gaza. “Recuperare i corpi richiederà del tempo perché sono sotto le macerie e ci sono molti materiali esplosivi e ordigni sotto le macerie. Quindi raggiungerli sarà un po’ difficile. Ma stiamo facendo del nostro meglio”, ha detto alla Cnn.
In occasione del secondo anniversario ebraico dell’attacco del 7 ottobre 2023, l’Idf ha pubblicato una nuova immagine che mostra i comandanti israeliani di alto rango accanto al cadavere del leader di Hamas Yahya Sinwar, ucciso in uno scontro fortuito con le truppe a Rafah, nella Gaza meridionale, esattamente un anno fa.
“Due anni fa abbiamo ricevuto una sconvolgente illustrazione dell’espressione ‘genocidio’. Non mi riferisco a un genocidio fittizio, come quello che viene scagliato contro di noi nei complotti antisemiti”: lo afferma il premier israeliano Benyamin Netanyahu alla cerimonia commemorativa di Stato in onore dei soldati caduti nella guerra di Gaza.
Sono 19 i cadaveri degli ostaggi israeliani che si trovano ancora nelle mani di Hamas. Il Times of Israel riferisce che “l’ala militare di Hamas ha affermato di aver rispettato i propri obblighi previsti dall’accordo di cessate il fuoco del 9 ottobre 2025, sostenuto dagli Stati Uniti, restituendo a Israele tutti gli ostaggi ancora in vita e i corpi di tutti i prigionieri morti “che era riuscita a raggiungere”. Tantissimi cadaveri si trovano infatti sotto le macerie e il loro rinvenimento richiede “grandi sforzi e attrezzature speciali”. Per quanto Netanyahu insista sul ritorno di tutti gli ostaggi israeliani, e il Forum delle famiglie chieda al governo di bloccare l’accordo in caso di mancata restituzione dei corpi, i mediatori – sin dal 9 ottobre – avevano avvertito che potevano essere necessarie settimane per recuperarli tutti. Un’osservazione peraltro condivisa anche da alti vertici dell’amministrazione Trump. Times of Israel sottolinea che finora Hamas ha rispettato l’accordo. “L’accordo del 9 ottobre – si legge – impone ad Hamas di rilasciare “tutti gli ostaggi israeliani, vivi e deceduti” entro 72 ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, termine scaduto il 13 ottobre. Tuttavia, alcune sottoclausole dello stesso accordo stabiliscono anche: “Entro le 72 ore, Hamas rilascerà i resti degli ostaggi deceduti in suo possesso e quelli in possesso delle fazioni palestinesi a Gaza”. E “Hamas condividerà, entro le 72 ore, tutte le informazioni ottenute relative agli ostaggi deceduti rimanenti” attraverso un “meccanismo di condivisione delle informazioni”.
Il premier Benyamin Netanyahu si dice “determinato” a far rientrare i cadaveri degli ostaggi ancora a Gaza. “Siamo determinati a completare la vittoria che influenzerà le nostre vite per molti anni. Israele è in prima linea nello scontro tra barbarie e illuminismo, tra un’apocalisse senza fine e l’umanità”, ha detto citato dai media di Tel Aviv. Netanyahu ha aggiunto che “questa lotta è globale e ruota attorno a una domanda: torneremo al fanatismo oscuro del Medioevo o faremo un passo avanti verso un futuro di stabilità, prosperità e pace”.
“Gli scenari dei conflitti attuali hanno fatto riemergere l’uso del cibo come arma da guerra”. Lo afferma il Papa nel discorso alla Fao sottolineando che “sembra allontanarsi sempre più quel consenso espresso dagli Stati che considera un crimine di guerra la fame deliberata, come pure l’impedire intenzionalmente l’accesso al cibo a comunità o interi popoli. Il diritto internazionale umanitario vieta senza eccezioni di attaccare civili e beni essenziali per la sopravvivenza delle popolazioni”. “Con dolore, siamo testimoni dell’uso continuo di questa crudele strategia che condanna uomini, donne e bambini alla fame”, “non possiamo continuare così”, occorre “porre rimedio a questo scandalo”.
Il Forum delle famiglie degli ostaggi chiede al governo israeliano di interrompere l’attuazione dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza fino alla restituzione dei corpi degli altri 19 ostaggi. “In un momento in cui Hamas viola gli accordi e detiene ancora 19 ostaggi, non c’è spazio per Israele per adottare misure unilaterali”, afferma il gruppo in una dichiarazione. “Qualsiasi azione diplomatica o militare che non garantisca il loro ritorno è un abbandono dei civili israeliani”, aggiunge. “Non ci sarà vittoria né ripresa – rimarca – finché non saranno tutti qui”. Alcuni membri del Forum hanno rivolto un appello simile ieri al capo delle Idf, le Forze di sicurezza israeliane, Eyal Zamir. Lo riporta il Times of Israel.
I 600 camion di aiuti, con cibo e carburante, allestiti dall’Egitto si stanno muovendo dal valico di Rafah a quello di Kerem Shalom, sotto controllo israeliano, dove si prevede sia concesso l’ingresso nella Striscia di Gaza dopo le ispezioni. Lo riferiscono i media egiziani, secondo i quali la riapertura del valico di Rafah non avverrà oggi.
L’ospedale Nasser di Khan Younis ha comunicato che un palestinese è stato ucciso questa mattina in un attacco con un drone nella parte meridionale della città di Gaza. Non ci sono commenti da parte dell’esercito israeliano in merito al presunto attacco. Lo riporta il Times of Israel. L’ospedale ha inoltre comunicato che un palestinese colpito dall’Idf martedì nel vicino villaggio di Kizan al-Najjar è morto a causa delle ferite riportate.
L’accordo tra Israele e Hamas siglato a Sharm el Sheikh “è l’unico piano sul tavolo” e ha bisogno di sostegno e incoraggiamento, “dobbiamo intraprendere i prossimi passi per una soluzione sostenibile e duratura al conflitto”. Lo ha detto il ministro di Stato del Qatar, Mohammed bin Abdulaziz Al-Khulaifi, intervenendo ai Dialoghi Mediterranei in corso a Napoli. “Il nostro impegno non è cominciato il 7 ottobre” e ora “restiamo impegnati”, ha assicurato il ministro di uno dei Paesi mediatori, in particolare per la cosiddetta fase 2 che riguarda “la Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) “che dovrà essere dispiegata a Gaza, “la sua formazione e la futura governance, che è la parola chiave”. Ma, ha avvertito, “non dobbiamo dimenticare la Cisgiordania, un elemento molto importante” per raggiungere la pace. “Ci sono ancora molte sfide e passi importanti da fare”.