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Alessandro Gassmann: “Io, convertito all’Islam in una commedia senza volgarità”

Non c’è più religione‘ è una commedia che vi farà schiantare dalle risate”, parola di Alessandro Gassmann. Quarantadue film all’attivo da attore, alfiere di una commedia all’italiana che cerca di riprendere nuovamente il passo di incassi e scrittura, come ai tempi d’oro della nostra industria cinematografica, Gassmann torna in sala sotto il traffico distributivo delle commedie per le feste natalizie. “Il film di Luca Miniero cerca di farvi ridere molto in modo intelligente e in controtendenza rispetto ai classici film di Natale, contrassegnati da una ripetitività che si protrae da 30 anni riproponendo quell’Italia semplice, grottesca, spesso volgare, che però continua a piacere. ‘Non c’è più religione’ esce a Natale ma poteva uscire in sala in qualsiasi altro momento dell’anno”.


Dalla sinossi del film scopriamo che lei interpreta Bilal, un italiano convertito all’Islam…
“Sì, ma non per fede religiosa profonda: semplicemente per amore. Bilal si è innamorato di una bella araba musulmana e pur di averla si è convertito, anche se non capisce nulla di Islam, non parla una parola di arabo. Però, basandosi sui luoghi comuni e sulla poca conoscenza che si ha degli islamici, prende in giro gli italiani. È un simpatico fesso che si mette la barba lunga solo in occasioni importanti, di rappresentanza”.

Lei cerca sempre di interpretare commedie che non scadano in luoghi comuni e che abbiano un minimo di impegno ed elaborazione concettuale…
“Scelgo quelle meno volgari, banali, ripetitive. Posso dire che in trentadue anni di mestiere i film che ho interpretato difficilmente si somigliano l’uno l’altro, vuoi per tematiche o per personaggi rappresentati. Questo anche se i miei personaggi spesso sono superficiali e ignoranti. Quest’ultimo film l’ho fatto con un regista con cui non ho mai lavorato e con compagni di lavoro che adoro come Claudio Bisio e Angela Finocchiaro”.

Parliamo di “estremismo religioso”: oggi in Italia sembrano tutti esperti di Corano…
“In realtà non è così, solo poche persone hanno studiato la materia. A me da ambasciatore dell’Unhcr è capitato di doverlo imparare per sapere un minimo di che cosa stavo parlando e vi assicuro che bisogna perderci del tempo. In un momento così drammatico come quello che vive il Medio Oriente, ricordiamo che in Siria si continua a bombardare. Abbiamo superato 500mila morti in questa guerra, e più di 6 milioni di persone non hanno più una casa. Parliamo di un dramma epocale paragonabile solo alla seconda guerra mondiale. La popolazione siriana viene annientata da tre, quattro guerre contemporaneamente e a sparare ci sono i rivoltosi, il governo, i russi, gli americani, gli arabi, i curdi, gli israeliani. Io questa guerra la chiamo ‘massacro‘. Tornando alla questione di partenza, penso sia importante che un regista intelligente e sottile come Miniero sappia farci ridere su un tema come quello dell’estremismo religioso, credo sia un buon modo per avvicinarci ad esso. Siamo molto più simili con chi riteniamo ‘diversi‘ di quanto ci facciano credere”.


Secondo lei com’è nata questa paura per l’Islam?
“Gli estremismi, dico in generale, anche se qui parliamo di matrice islamica, hanno fatto danni profondi, è innegabile. Ma credo che questa posizione estrema sia nata perché la situazione creatasi in quei paesi in cui i dittatori che governavano sono stati improvvisamente abbattuti dalle guerre occidentali, ha fatto emergere in alcuni casi un bassissimo livello di scolarizzazione che ha aiutato a far crescere la pancia affamata e ignorante delle masse, a scapito della parte più educata. Il fenomeno estremista si presenta anche in Occidente, dove sembra meno drastico ma è altrettanto spaventoso. Penso all’Ungheria, all’Austria, a Trump, alla Francia della LePen. Anche in Italia c’è un rianimarsi vivace degli estremismi di destra. E’ tutto concatenato. Sono paure che hanno a che fare con poca conoscenza del prossimo e del mondo”.

Dopo l’exploit dell’ultimo film di Zalone l’anno scorso, le fa paura affrontare un inverno in sala con una commedia?
“Faccio l’attore e mi occupo semplicemente di far bene mio lavoro. Chiaro che poi mi auguro che i film in cui lavoro incassino. Zalone è una mosca bianca, un caso straordinario, direi irripetibile. Ha fatto i numeri che una volta facevano Benigni, Sordi, Manfredi, mio padre Vittorio, poi Pozzetto, Celentano e Montesano. Dati alla mano, però, Zalone non ha cambiato la tendenza media degli italiani a entrare in sala per vedere un film: rimaniamo su una fascia medio-bassa di incassi. Un fenomeno che credo sia dovuto alla ripetitività delle storie raccontate. La comicità italiana si basa più su battute e purtroppo molto meno su soggetti originali. ‘Non c’è più religione’ ha invece un soggetto forte: due piccole comunità a confronto in una piccola isola del Mediterraneo, dove vengono ricreati i contrasti che viviamo globalmente in chiave di commedia. Non è un film buonista, ma un tentativo coraggioso e intelligente di fare una commedia equilibrata, dove prevale il senso di amicizia che in alcuni casi può essere salvifico”.


C’è un film che le è piaciuto in modo particolare negli ultimi tempi?
“Direi Nebraska di Alexander Payne. Una piccola commedia indipendente, categoria produttiva sempre meno presente anche nell’industria Usa. È un film che riesce a farti sorridere e commuovere, con momenti di malinconia e poesia. Sono attratto dai road-movie, il mio secondo film da regista sarà un film di viaggio dove ci sarà anche Rocco Papaleo. Vorrei aggiungere però che il problema principale del cinema italiano di oggi è che le operazioni cinematografiche non vengono costruite a monte sulla qualità della scrittura o del progetto, ma le sceneggiature vengono scritte in base a quale attore garantirà al film la miglior via produttiva. Questo meccanismo abbassa la possibilità per i nostri autori, secondo me con grandi qualità, di potersi esprimere in libertà”.

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