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Virtuoso e felice. Il cittadino repubblicano di C. A. Helvétius

Virtuoso e felice. Il cittadino repubblicano di C. A. Helvétius
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Claude-Adrien Helvétius ricco finanziere e appaltatore generale delle imposte amico degli illuministi e autore di un’opera De l’esprit (1758) che suscitò così vasto scandalo da esser posta all’indice (1759) e quindi condannata al rogo dal parlamento di Parigi espresse una posizione filosofica segnata da un radicale sensismo e da un originale utilitarismo che poco si armonizzavano con la stessa posizione prevalente tra gli enciclopedisti. Dopo la pubblica ritrattazione del libro che tanto clamore aveva suscitato – gesto che tuttavia non gli valse a riabilitarlo a corte – Helvétius si ritirò a vita privata coltivando isolatamente i suoi studi. Nel ritiro compose il trattato De l’homme che pubblicato postumo nel 1773 per stessa volontà dell’autore che temeva il ripetersi delle persecuzioni accentuò la polemica contro la Chiesa e i ministri del culto accusati di favorire l’intolleranza ideologica di svolgere la propria missione solo per interesse personale e in antitesi al bene pubblico e di negare la forza delle passioni rendendo inerte l’impegno civile. Un complesso di temi che affrontavano le grandi questioni dell’Illuminismo e su cui il libro di Marina Sozzi fornisce una dettagliata analisi modulata sullo schema del libro di Helvétius e articolata in un’attenta disamina tutta interna al testo. L’interpretazione tende a sottolineare i punti di convergenza che De l’homme palesa nei confronti del pensiero dei Lumi pur rimarcando le peculiarità di un pensatore dai forti tratti di originalità e scava su un tema centrale quello della proprietà privata mostrando le tensioni morali che animavano la riflessione di Helvétius.
Dino Carpanetto