Tutelare la traduzione: il manifesto di Strade per la Poesia che chiede fondi e investimenti
Questa settimana, in luogo di un contributo poetico, riteniamo importante pubblicare il manifesto con cui ‘Strade per la poesia’ invita a sostenere la traduzione e diffusione della poesia attraverso fondi pubblici, politiche culturali e spazi stabiliti, riconoscendo il ruolo strategico dei traduttori.
A fronte di condizioni lavorative precarie, assenza di tutela e importanza politica e sociale della poesia, si chiedono la collaborazione tra istituzioni, comunità e operatori culturali per difendere e valorizzare l’attività traduttiva.
La poesia, bene comune. Mette in comunicazione e moltiplica forme, sensi, piani. Piani che si muovono e si incontrano nella costruzione di equilibri, convivenze, velocità, vibrazioni altre. Nella lingua di poesia, un corpo, la complessità dei corpi. Significati e significanti – suono, ritmo, sintassi, lessico – in interazioni libere. La poesia, antidoto alla manipolazione: le sue parole, non strumenti ma mondi, da conoscere e abitare. Punto in cui la lingua si fa più densa nella sua precarietà; svela schemi, mette in circolo fratture e lampi.
Tradurre poesia moltiplica la poesia, terreni vivi e produttivi di conoscenza, piacere, dibattito e scambio. Nell’attingere alla pluralità di linguaggi e contenuti da ogni parte del mondo, chi traduce poesia produce allargamento degli orizzonti culturali con azioni plurime: si apre, si mette in ascolto, crea, fa accadere altra poesia, innesto di una lingua in un’altra con un corpo terzo; ci ricorda che le lingue non sono confini, ma vasi comunicanti. E nel corpo della traduzione il confine della parola è liquido e aperto. Libero dall’univocità del senso, rende possibile la coralità anche quando il significante diverge. Tradurre poesia, un lavoro politico, antropologico, sociale.
Tradurre poesia richiede orecchio, studio, precisione chirurgica, cesello di giorni anche su una manciata di versi, apertura a più azioni talvolta simultanee, talvolta ciascuna con i propri tempi, nello sviluppo di equilibri in divenire fra limiti e possibilità di più lingue.
Tradurre poesia è frutto di competenze autoriali specifiche: competenze di ascolto, confronto e negoziazione della stessa natura delle competenze di convivenza non violenta e di responsabilità reciproca, proprie di un orizzonte di cittadinanza democratica.
Tradurre poesia, lo stato delle cose
Il lavoro di chi traduce non è mai stato tutelato e oggi lo è meno di sempre: i compensi sono inadeguati, la pluricommittenza non garantisce continuità, si vive di redditi patchwork, non si ha accesso alla previdenza. La traduzione di poesia è ancora più penalizzata: spesso si traduce gratis o per forfait ridicoli, senza nemmeno un contratto. Il mancato riconoscimento genera pratiche di sfruttamento, in aggiunta a comportamenti editoriali non del tutto corretti.
La poesia è considerata dal sistema editoriale un prodotto marginale, “non commerciale”, non strategico. Se ieri era letta da un’élite che trainava il mercato (i cosiddetti lettori forti, pochi ma voraci), oggi è appannaggio di lettori troppo attenti alla qualità per rappresentare una fascia di consumatori interessante agli occhi di un’industria che alla qualità antepone il profitto. In tale contesto, la traduzione di poesia è vista il più delle volte come un esercizio di rimessa.
In realtà la questione dell’assenza di investimento non sembra riguardare esclusivamente il mondo della produzione. È possibile che la scarsa considerazione della traduzione di poesia derivi anzitutto dall’assenza di un investimento strutturale a sostegno del libro in genere, dai fondi esigui predisposti per la traduzione dalle istituzioni governative del nostro paese, e, più a monte, dalla mancanza di visione e di spazi per un progetto culturale più ampio e organico.
Inoltre, le comunità di lettura di poesia sono ancora esperienze isolate che basano le proprie attività sull’autosostentamento, senza riuscirci.
Per tradurre poesia, cosa chiediamo
Un cambio di paradigma, politiche culturali, fondi pubblici a sostegno di chi scrive, traduce, pubblica, legge poesia. Fondi nazionali per la traduzione a cadenza regolare (perlomeno annuale), sul modello di quanto avviene da tempo in altri paesi europei, il riconoscimento del ruolo autoriale di chi traduce, attraverso contributi specifici e trasparenti, così da incoraggiare contratti e
compensi dignitosi ed equi.
Interventi istituzionali che riconoscano la traduzione di poesia come attività strategica per la crescita culturale e interculturale della cittadinanza, pertanto come attività non sottoponibile all’esclusiva logica di mercato. Azioni mirate e ricorrenti in luoghi di mediazione stabili come: biblioteche, Università, scuole, istituti di cultura, fondazioni e centri di studio, circoli, librerie, fiere, rassegne e tutti
gli ambiti che potrebbero dare un contributo importante alla diffusione della poesia.
In conclusione, supporto concreto alla promozione, creazione e mantenimento di spazi stabili di azione, riflessione e formazione capaci di generare consapevolezza pubblica sul valore della poesia anche in traduzione come risorsa per una vita culturale aperta, dinamica, democratica.
Queste azioni, fra loro complementari, si inseriscono in un quadro più ampio di interventi necessari a migliorare le condizioni di lavoro nella traduzione editoriale, quadro che comprende anche la contrattazione collettiva, l’applicazione della legge sul diritto d’autore e l’introduzione di tutele adeguate, già al centro dell’impegno di Strade.
Il Manifesto rappresenta la prima tappa di un percorso avviato da Strade per la Poesia, gruppo di lavoro interno a StradeLab, l’associazione culturale che affianca Strade, sezione traduttori editoriali di SLC-CGIL. Nell’arco di due anni abbiamo realizzato una serie di appuntamenti aperti al pubblico, mirati a fare rete, confrontarci e individuare modalità volte a far riconoscere la professione di chi traduce poesia, facendo emergere criticità e possibili soluzioni. Intorno a questo tema abbiamo riunito diverse figure che contribuiscono alla produzione e alla diffusione della poesia, in un dialogo aperto tra chi la scrive, la traduce, la pubblica, la insegna o la legge.