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Rimpiangere un erbicida? Il riso ha bisogno di chi lo coltiva, ma anche di chi lo mangia

Il propanile è vietato in Europa ma c'è chi tra gli agricoltori lo rimpiange. Ma dov'è la tutela del consumatore? Il principio di precauzione spiegato facile
Rimpiangere un erbicida? Il riso ha bisogno di chi lo coltiva, ma anche di chi lo mangia
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di Monia Caramma*

Un erbicida respinto dall’Europa perché i dati sugli ormoni non bastano viene raccontato come una perdita. La storia dei veleni “normali” dovrebbe insegnarci a diffidare di questa parola.

Ho letto l’articolo di Franco Sciorati su RisoItaliano con rispetto. Parla di agricoltori soli davanti a malerbe sempre più resistenti, e quella fatica è vera. Poi arriva il finale: l’autore ha l’“amaro in bocca” perché manca il propanile, erbicida “storico”, usato in quasi tutti i Paesi extra-europei produttori di riso. Lì mi sono fermata. In tutto il pezzo non c’è una riga sulla salute di chi quel riso lo mangia.

Vengono utilizzati aggettivi specifici: “storico” e “diffuso” sembrano parole rassicuranti. La storia ci dice il contrario. L’amianto era ovunque, nei tetti e nelle scuole, finché non abbiamo contato i malati: in Italia è vietato dal 1992. Il DDT venne spruzzato per decenni su campi e case, prima che lo scoprissimo persistente e dannoso. Il clorpirifos, insetticida usatissimo, nel 2020 non è stato rinnovato in Europa, dopo i dubbi sollevati sulla salute. E poi c’è il biossido di titanio, E171, il bianco brillante di confetti, gomme e dolci. Per anni lo abbiamo mangiato perché era normale. Nel 2021 l’EFSA ha concluso che non si poteva più escludere un danno al DNA e non si riusciva a fissare una dose sicura. Dal 2022 è vietato nel cibo, in Europa. Per fortuna.

Ogni volta era “ormai diffuso”. Ogni volta il tempo ha dato ragione ai dubbi.

Il propanile è stato esaminato più volte e respinto: nel 2008, nel 2011, e di nuovo nel 2018, quando l’EFSA, con l’Italia come Stato relatore, ha segnalato lacune sul meccanismo ormonale legato ai tumori testicolari osservati nei ratti. Sono precisa: non ha scritto che causa il cancro nell’uomo, ha scritto che non si può escludere. È il principio di precauzione, e davanti a un dubbio sugli ormoni, in un alimento quotidiano, il beneficio del dubbio non spetta alla molecola. C’è poi l’effetto cocktail: il propanile si usa spesso in miscela con altri erbicidi e, degradandosi nel terreno e nella pianta di riso, si spezza in pezzi più piccoli lasciando residui nell’ambiente e nel corpo di chi mangia. Eppure il rischio, secondo EFSA, si valuta una sostanza alla volta, mentre nel piatto e nel corpo arriva tutto insieme.

Sciorati incalza scrivendo che “lo usano altrove”, intendendo le nazioni extra UE; questo però dovrebbe essere un motivo per controllare meglio il riso importato, altrimenti perdiamo l’unico vantaggio del riso italiano, che è la normativa europea.

Le resistenze nascono dall’uso ripetuto di sostanze che agiscono allo stesso modo. Servono principi attivi con meccanismi diversi, rotazioni, ricerca, e un sostegno vero a chi coltiva. Anche le novità del 2027 vanno guardate con occhio critico, ma ripartire da dossier recenti è meglio che tornare indietro.

Difendere chi lavora la terra senza dimenticare chi mangia si può. Siamo quello che ci fanno mangiare.

* Sustainable Food Researcher

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