Veleni e denunce alla Guardia di Finanza a Marsala, l’esposto del luogotenente Lubrano: “I magistrati di Caltanissetta valutino se a Trapani ci sono stati comportamenti omissivi”
“Lo scorso luglio ho presentato un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica di Caltanissetta affinché i magistrati nisseni valutino la condotta tenuta da quelli di Trapani”. Così esordisce Antonio Lubrano, luogotenente della guardia di finanza. Lubrano per circa vent’anni, dal 1998 al 2017, ha guidato la sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Marsala. Siamo nella provincia di Matteo Messina Denaro, a metà strada tra Trapani e Castelvetrano (la città dell’ex primula rossa), non lontani da quella Campobello di Mazara, dove l’ex boss della mafia trapanese ha vissuto negli ultimi anni della sua latitanza. In questa provincia Lubrano lavora e indaga. Ma tutto si ferma. All’improvviso, dopo avere guidato la sezione per vent’anni, parte una serie di esposti anonimi. Poco dopo, scatta il suo allontanamento e poi il totale smantellamento del reparto. Da questi esposti erano scaturiti dei processi a suo carico dai quali però è stato assolto o archiviato. Cadute le accuse, è stato lo stesso Lubrano a depositare una denuncia per calunnia, falso e maltrattamenti. Vicende che sono state messe nero su bianco dal luogotenente e che hanno dato il via a un lungo calvario giudiziario: le sue denunce, infatti, hanno intrapreso un percorso tortuoso. Da Trapani, sono state, infatti, subito trasmesse alla Procura di Napoli. Qui i magistrati hanno deciso di chiedere l’archiviazione, rigettata dal gip che ha rinviato tutto di nuovo alla procura siciliana, individuando anche i presunti responsabili delle condotte. Ma è proprio a Trapani che le indagini si sono di nuovo arenate: “Prima l’iscrizione contro ignoti, dopo 7 mesi, finalmente il fascicolo con i tre nomi da me fatti, ma poi le indagini sono andate a rilento, e infine è stata chiesta l’archiviazione”.
Per questo adesso si è rivolto alla Procura di Caltanissetta?
“Ho presentato un esposto indirizzato al procuratore, Salvatore De Luca, perché i magistrati nisseni valutino la condotta tenuta dall’Ufficio del pm e dal gip di Trapani nella gestione di un fascicolo nato dalla denuncia da me depositata nell’ottobre del 2020, dove chiedo che si accerti se vi siano stati comportamenti omissivi, penalmente rilevanti da parte di chi ha condotto le indagini senza svolgere alcuna vera attività investigativa, lasciando prescrivere reati gravi come il falso ideologico e la calunnia”.
Riavvolgiamo il nastro e partiamo dall’inizio: cos’è successo a Trapani, perché si è arrivati fin qui?
“Il 4 gennaio 2017, dopo vent’anni, sono stato portato formalmente a conoscenza di essere indagato a Marsala e presso la Procura militare di Napoli. Poco dopo venivo trasferito, insieme agli altri militari dipendenti, al gruppo GdF di Trapani, lì inizia il calvario di procedimenti disciplinari ed amministrativi finalizzati addirittura alla sospensione dal servizio. Nel 2019 sono stato messo a riposo medico dal dipartimento militare di medicina legale di Messina e dal servizio sanitario della GdF, fino al 17 giugno 2020 quando sono stato congedato per malattia divenuta cronica”.
Le accuse a lei rivolte che fine hanno fatto?
“Il processo che mi vedeva imputato per falso si è concluso con sentenza ‘perché il fatto non sussiste’ del Tribunale di Marsala. Il procedimento che mi vedeva imputato per truffa aggravata si è concluso innanzi al gup del Tribunale militare di Napoli con sentenza di non luogo a procedere ‘perché il fatto non sussiste’. Quello che mi vedeva imputato per peculato è stato archiviato dal gip del Tribunale di Marsala su richiesta del pm. Il procedimento che mi vedeva imputato per rivelazione di segreto di ufficio è stato archiviato dal gip del Tribunale di Marsala su richiesta del pm. Mentre l’accusa di traffico di influenze illecite è stata archiviata prima facie dalla Procura di Marsala”.
Così arriva il suo esposto, lei cosa denunciava?
“Segnalavo gravi delitti commessi da alti ufficiali della Guardia di finanza nella redazione e sottoscrizione di comunicazioni di notizia di reato, parlo di false rappresentazioni della realtà, di conversazioni intercettate manipolate, contraffatte, alterate e persino omesse per nascondere verità che avrebbero scagionato me e i miei colleghi. Inoltre avevo denunciato le vessazioni che hanno causato patologie gravissime divenute poi croniche, che sono state certificate”.
Accuse molto pesanti. Perché pensa che ci possano essere state condotte omissive? Forse, molto più semplicemente, i magistrati non hanno trovato nulla che potesse reggere in dibattimento, non crede?
“Intanto perché in prima istanza i magistrati di Trapani si spogliarono del fascicolo inviandolo a Napoli, dove fu chiesta subito l’archiviazione. Ma il gip di Napoli — quello che amo definire un vero ‘giudice a Berlino’ — accolse la nostra opposizione, e individuò nell’ordinanza i possibili autori dei falsi e delle calunnie tra gli ufficiali e rimandò gli atti a Trapani per competenza. A quel punto Trapani ha tenuto il fascicolo dormiente – e contro ignoti, nonostante quel che aveva indicato il gip partenopeo – per oltre un anno e mezzo. Alla fine l’unica attività svolta è stata ascoltare un solo militare in servizio. Dopodiché il pm ha chiesto l’archiviazione sostenendo che la prescrizione era ormai prossima”.
Cosa c’entra la procura di Napoli?
“Le accuse da me mosse configuravano varie ipotesi di reato, da Trapani è stata giudicata come più grave quella di calunnia, e sulla calunnia la competenza era di Napoli. Da Napoli, invece, hanno giudicato il reato di maltrattamenti come più grave e hanno rinviato tutto a Trapani, che ora ha chiesto l’archiviazione”.
Archiviazione alla quale vi siete opposti. Il gip, però, ha dato ragione alla procura.
“Il gip ha parzialmente smentito il pm sul calcolo della prescrizione, ma ha confermato l’archiviazione con motivazioni paradossali, addebitando per esempio a me la colpa di non aver ‘puntato l’indice’ con precisione contro chi avesse eseguito le trascrizioni false o redatto le informative. Eppure la mia denuncia conteneva circa 3.000 pagine di riscontri oggettivi, perizie di ctu, verbali e sentenze. Peraltro le stesse sentenze dei Tribunali di Marsala e del Tribunale Militare di Napoli avevano già certificato la bontà del nostro operato e le falsità dell’impianto d’accusa”.
Adesso l’indice però è puntato.
“I magistrati di Trapani, con questa gestione, hanno di fatto avallato orientamenti processuali gravissimi. Il primo è che chi denuncia deve fare il lavoro della magistratura e individuare da solo i colpevoli. Il secondo è che un ufficiale di pg può firmare atti falsi preparati dai sottoposti senza doverne rispondere. Il terzo, devastante, è che sarebbe lecito per la pg manipolare le intercettazioni o attestare il falso in atto pubblico, come quando fu dichiarato che un militare si trovava a Mascali pur sapendo benissimo, tramite il tracciamento gps, che era a Marsala”.
Che scopo avrebbero avuto i tre ufficiali, perché volevano che la pg fosse smantellata?
“Certamente, quella Sezione di pg ha dato tanto ‘fastidio’. Nel corso degli anni di servizio prestati presso la sezione di pg sono stato delegato dal procuratore di Marsala a fare le più delicate ed insidiose indagini come la perquisizione delle caserme GdF di Castelvetrano e Pantelleria, dei commissariati di polizia di Mazara del Vallo e Marsala, della caserma dei carabinieri di Pantelleria, in cui sono stati coinvolti numerosi appartenenti a forze dell’ordine di ogni ordine e grado. Indagini di questo genere sono di solito conosciute ai più alti livelli, anche se questo, non posso dirlo con certezza”.
Che fine hanno fatto ora i tre ufficiali?
“Sono stati promossi e hanno avuto incarichi molto prestigiosi”.
Gli altri della pg, invece, hanno avuto lo stesso suo trattamento?
“Non credo. Valuti lei. Ad un ispettore è stato assegnato il comando di un’importante articolazione di Trapani e sono stati conferiti diversi encomi. Un sovrintendente, originario di Trapani, è stato trasferito ad un reparto di Trapani. Un assistente di Palermo, dopo pochi anni di servizio a Trapani, è stato trasferito nel capoluogo. Se questa non è diversità di trattamento…”.
Le vessazioni da lei subite sono state riconosciute da strutture pubbliche?
“Esatto. Il dipartimento di Medicina legale di Messina, il Centro di salute mentale di Marsala e il Centro Antimobbing dell’Asp di Palermo hanno riconosciuto e certificato lo stato di malattia derivante da questa condizione vessatoria e persecutoria. Per la Procura di Trapani, invece, le lesioni non erano penalmente rilevanti perché non figlie di condotte mobbizzanti, cancellando con un colpo di spugna il lavoro di quattro strutture sanitarie pubbliche. Io sono stato congedato e riformato a soli 54 anni, mentre chi ha orchestrato tutto questo è tuttora in servizio e ricopre incarichi prestigiosi”.