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Licenziato dopo cassa integrazione vince in Cassazione, ma dopo 15 anni non ha ancora ottenuto il risarcimento

Licenziato nel 2011, il lavoratore prima si è visto riconoscere l'illegittimità del provvedimento poi il diritto a ottenere il risarcimento anche se l'azienda per cui lavorava è finita in amministrazione controllata
Licenziato dopo cassa integrazione vince in Cassazione, ma dopo 15 anni non ha ancora ottenuto il risarcimento
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Non si arrende l’ex dipendente licenziato quindici anni fa e continua la sua battaglia legale per ottenere il risarcimento che gli spetta. Una battaglia che si è articolata in due distinti ricorsi in Cassazione: il primo, relativo all’illegittimità del licenziamento, si è concluso a suo favore. Il risarcimento riconosciuto dai giudici, però, non era stato inizialmente inserito nello stato passivo della società Stefanel, finita in amministrazione straordinaria dopo l’acquisizione da parte di Ovs. Il secondo, riguardante l’ammissione del credito nella procedura concorsuale, ha avuto un nuovo esito positivo. Resta ancora da capire quanto riuscirà effettivamente a recuperare.

La vicenda, riportata dal Corriere della Sera Treviso, comincia l’8 novembre 2011, quando il dipendente viene licenziato dopo un lungo periodo di cassa integrazione. Il lavoratore era stato collocato in ammortizzatore sociale il 15 giugno 2009, quando ricopriva il ruolo di addetto al caricamento degli ordini dei fornitori dell’azienda di abbigliamento. Nel tentativo di trovare una soluzione e rientrare al lavoro, il 4 marzo 2010 aveva proposto all’azienda di essere impiegato in mansioni di livello inferiore, dichiarandosi disponibile ad accettare anche una riduzione dello stipendio. Una disponibilità che, però, non era stata accolta dall’azienda, che al termine del periodo di cassa integrazione aveva proceduto con il licenziamento.

Il dipendente, oggi in pensione, aveva così deciso di impugnare il provvedimento e avvia una lunga battaglia giudiziaria. In un primo momento, però, sia il Tribunale di Treviso sia la Corte d’appello di Venezia, con una sentenza del 26 giugno 2018, avevano respinto le sue richieste.

La svolta era arrivata con la Cassazione che, con una pronuncia del 16 gennaio 2021, aveva accolto il ricorso del lavoratore, annulla la decisione dei giudici veneziani e dispone il rinvio alla Corte d’appello di Trieste. Quest’ultima, il 22 gennaio 2022, aveva riconosciuto nuovamente l’illegittimità del licenziamento e condanna Stefanel al pagamento delle retribuzioni maturate dal giorno dell’estromissione, l’8 novembre 2011, fino alla pronuncia della sentenza. Il risarcimento deciso era pari a 242mila euro. I giudici avevano anche disposto il reintegro del dipendente, che tuttavia sceglie di non tornare in azienda e opta per l’indennità sostitutiva prevista dalla legge, pari ad altre quindici mensilità. Una somma che porta il credito complessivo riconosciuto al lavoratore a circa 300mila euro.

La vicenda, però, non si conclude con la sentenza definitiva. Nel frattempo, infatti, Stefanel Spa è entrata in amministrazione straordinaria, una procedura concorsuale destinata alle imprese in crisi che punta a salvaguardarne il patrimonio e i livelli occupazionali. Per il lavoratore si è aperto un nuovo fronte: ottenere l’inserimento del proprio credito nello stato passivo della società, passaggio indispensabile per poter concorrere al recupero delle somme riconosciute. Dopo il rigetto della richiesta da parte del Tribunale di Venezia, il dipendente, assistito dal proprio legale, ha deciso di rivolgersi alla Cassazione che gli ha dato ragione. Ora è il momento di attendere i soldi.

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