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Lavoro: per la prima volta da febbraio 2022, in Italia i contratti a termine crescono più degli indeterminati

I dati sugli occupati, pubblicati mensilmente dall'Istat, evidenziano che il calo dei dipendenti a tempo indeterminato è compensato dalla crescita dei dipendenti con contratto a termine
Lavoro: per la prima volta da febbraio 2022, in Italia i contratti a termine crescono più degli indeterminati
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Il numero di occupati in Italia a settembre 2026, pari a 24 milioni 328mila, è stabile rispetto al mese precedente. Ma i dati di occupati e disoccupati, pubblicati mensilmente dall’Istat, evidenziano che il calo dei dipendenti a tempo indeterminato (16 milioni 490mila) è compensato dalla crescita dei dipendenti con contratto a termine (2 milioni 567mila). La crescita dell’occupazione rispetto a settembre 2025 (+198mila occupati in un anno) interessa i dipendenti permanenti (+71mila), quelli a termine (+89mila) e gli autonomi (+38mila). Mentre nel confronto mensile i tassi di occupazione, disoccupazione e inattività rimangono invariati (rispettivamente 63,0%, 6,3% e 32,7%).

Secondo questi dati, pertanto, per la prima volta da febbraio 2022, “la crescita annuale dei dipendenti a termine supera quella dei dipendenti permanenti”. Lo sottolinea in un post su X Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT, l’Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali.

“Rispetto a settembre 2025, gli occupati a termine sono aumentati di 89mila unità (+3,6%), quelli permanenti di 71mila (+0,4%). L’ultima volta che era accaduto, nel 2022, eravamo ancora nella fase di recupero occupazionale successiva alla pandemia. Oggi il quadro è diverso. Da aprile il numero complessivo degli occupati ha sostanzialmente smesso di crescere, mentre la disoccupazione è tornata ad aumentare. E nel solo mese di settembre si registrano 108mila dipendenti permanenti in meno e 101mila a termine in più”, sottolinea Seghezzi.

Viene comunque sottolineato che, al momento, sarebbe prematura parlare di inversione strutturale, anche perché i dati sul singolo mese possono risentire di diverse variabili e oscillazioni statistiche. Il presidente di ADAPT, comunque, pone un quesito: “Le imprese, di fronte a prospettive economiche meno favorevoli, stanno tornando a privilegiare rapporti di lavoro temporanei, riducendo la propensione ad assumere stabilmente?”. La risposta a questa e ad altre domande potrà arrivare nei prossimi mesi. “Intanto il segnale c’è. E suggerisce che, oltre a contare quanti posti di lavoro si creano, dobbiamo tornare a guardare con attenzione anche a quali rapporti di lavoro stanno crescendo”, conclude Seghezzi.

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