Elezioni Csm, exploit delle “toghe rosse”: nel primo giorno di scrutini i progressisti portano a casa cinque seggi su sette
Si conclude con un trionfo delle “toghe rosse” il primo giorno di scrutini alle elezioni dei venti membri togati del nuovo Consiglio superiore della magistratura. Il “correntone” progressista di Area e gli indipendenti sostenuti da Magistratura democratica (Md), storico gruppo “di sinistra”, portano a casa cinque seggi sui sette assegnati finora: i due riservati alla Cassazione e i cinque dei pubblici ministeri. La sorpresa più grossa arriva proprio dalla Suprema Corte, dove il candidato indipendente Giovanni Nardecchia, sostituto procuratore generale, ottiene il consenso più ampio con 1.759 voti, scalzando uno dei favoriti della vigilia, il giudice ed ex segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati Salvatore Casciaro, candidato per i “conservatori” di Magistratura indipendente (Mi). Casciaro si è piazzato terzo con 1.704 voti, appena sei in meno della giudice Egle Pilla di Area, la maggiore corrente progressista, che si è aggiudicata il secondo seggio a quota 1.710. Anche Nardecchia è un magistrato di orientamento progressista, a lungo aderente al Movimento per la giustizia fondato da Armando Spataro e Giovanni Falcone: la sua candidatura è una di quelle lanciata dalla rete “Autogoverno diffuso”, che si rifà all’esperienza del consigliere uscente Roberto Fontana, e sostenute anche da Md.
Il risultato è stato traumatico per Magistratura indipendente, che negli ultimi Csm ha sempre occupato uno dei due seggi di Cassazione. Casciaro, che era uno dei candidati di punta dei conservatori, è stato azzoppato dal “fuoco amico” di Luisa De Renzis, sostituta pg vicina alla corrente ma candidata in solitaria con l’appoggio dell’ex segretario Claudio Galoppi (già consigliere giuridico della ministra Elisabetta Casellati ai tempi in cui era presidente del Senato). De Renzis, arrivata quinta su sei candidati, ha ottenuto ben 992 voti sottratti in buona parte a Mi: la sua corsa – sostenuta anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – era d’altra parte considerata un cavallo di Troia per picconare il gruppo dall’interno, favorendo un ritorno in sella di Galoppi contro l’attuale dirigenza “rinnovatrice” (il cui volto simbolo è il presidente dell’Anm Giuseppe Tango). La prima dei non eletti è Elisabetta Ceniccola, sostituta pg candidata per i “centristi” di UniCost, quarta con 1.308 voti; ultimo con 202 voti invece è arrivato il giudice Luca Lorenzetti, della lista “anti-correnti” AltraProposta, che ha sorteggiato i propri candidati di fronte a un notaio.
Più prevedibili i risultati dei due collegi riservati ai pm, che al Csm hanno cinque seggi. Nel collegio 1 (Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana) al primo posto si è piazzato Stefano Buccini di Magistratura indipendente, sostituto procuratore a Venezia, con 941 voti; insieme a lui, secondo con 926 voti, passa Eugenio Albamonte di Area, pm alla Direzione nazionale antimafia e in passato presidente dell’Anm. Eletta come migliore terza, in base al sistema elettorale, anche la pm di Milano Roberta Amadeo di Autogoverno diffuso, con 902 voti. Più staccata Rosalia Affinito, pm di Roma in corsa per UniCost, ferma a 755 voti; seguono Giacomo Pestelli (Firenze) di AltraProposta, con 219 voti, e Maria Cardellicchio (Milano), indipendente, con 57. Nel collegio 2 (Marche, Abruzzo, Lazio, Emilia-Romagna, Umbria, Campania, Molise, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna) il più votato è stato il pm di Napoli Giuliano Caputo, di UniCost, con 972 voti; eletto con 900 voti anche Gianluca De Leo di Area, sostituto procuratore a Palermo (ha indagato sui fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro). Non passano invece Gaetano Bono di Mi, sostituto pg a Caltanissetta (867 voti), Fabio Regolo di Autogoverno diffuso (665 voti) e gli indipendenti Giorgia Spiri (168 voti), Raffaele Barela (150), Lucia Anna Campo (28) e Monica Campese (21). Dei sette seggi assegnati nella prima giornata di scrutinio, dunque, tre sono andati ad Area, due ad Autogoverno diffuso/Md e uno a testa a Magistratura indipendente e UniCost.
In Parlamento, nel frattempo, è andato a vuoto come previsto (337 schede bianche e 34 nulle) il primo voto per l’elezione dei dieci componenti “laici”, avvocati e professori scelti dalle Camere in seduta comune. La maggioranza richiesta era di tre quinti dell’assemblea, che si abbasserà a tre quinti dei votanti a partire dal terzo scrutinio: in ogni caso servirà necessariamente un accordo bipartisan, finora lontano. Mercoledì mattina è scaduto il termine per la presentazione delle candidature, tra le quali andranno necessariamente eletti i nuovi consiglieri: l’unico a contare già sul sostegno esplicito di un partito, Forza Italia, è il senatore Pierantonio Zanettin, che è già stato al Csm tra il 2014 e il 2018 ed è considerato un nome forte per la vicepresidenza. Per raggiungerla però avrà bisogno di appoggi tra i togati, che in Consiglio sono la maggioranza. Un altro potenziale vicepresidente è il costituzionalista torinese Enrico Grosso, già volto del comitato dell’Anm per il No al referendum sulla riforma Nordio: sul suo nome potrebbero convergere le opposizioni.