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“Datemi fiducia, pensate che io sia innocente. Ho perso moglie e figlia”, lo sfogo di Gianni Di Vita

A dieci mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara, il marito e padre delle vittime si sfoga davanti alle telecamere. Intanto si moltiplicano in Molise le segnalazioni di piante di ricino
“Datemi fiducia, pensate che io sia innocente. Ho perso moglie e figlia”, lo sfogo di Gianni Di Vita
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“Sono passati dieci mesi, sono esasperato. Non ce la faccio più, rendetevi conto che ho perso una moglie e una figlia”. È lo sfogo di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara, la quindicenne morta insieme alla madre a seguito di un avvelenamento da ricina a Pietracatella, in Molise. Davanti alle telecamere della trasmissione di Rai Uno La vita in diretta, l’uomo esprime tutta la fatica di convivere con un dolore che, dice, non può essere raccontato davanti a un microfono. “Il dolore è una cosa intima, privata. Io ne parlo con mia figlia, con i miei cari, con i miei amici. Non ne posso parlare davanti a un microfono”. Poi l’appello: “Datemi fiducia un attimo, per un secondo pensate che io sia innocente”.

Mentre le parole di Di Vita riaccendono l’attenzione sul caso, proseguono le indagini sulla morte delle due donne, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre 2025. Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda l’origine della ricina che ha provocato l’intossicazione mortale e le modalità con cui il veleno sarebbe stato procurato. Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le segnalazioni di piante di ricino alle forze dell’ordine. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, riguarda Casacalenda, in provincia di Campobasso, dove gli investigatori della Squadra Mobile sono intervenuti su indicazione di un cittadino. Le piante sono state fotografate e ne è stata verbalizzata la presenza; secondo una delle ricostruzioni diffuse, sono stati inoltre prelevati campioni di vegetazione nei pressi del liceo delle Scienze Umane del paese.

La zona non è estranea all’inchiesta: proprio venerdì scorso, nello stesso istituto, si era conclusa una delle quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino e condotte dalla Squadra Mobile e dallo Sco. Gli investigatori stanno cercando eventuali tracce di ricerche online sulla ricina e su sostanze e procedimenti collegati. Nell’ambito degli accertamenti non sono stati sequestrati computer, ma sono stati acquisiti i dati della rete centralizzata ed è stata effettuata la copia forense di un notebook.

Al momento, tuttavia, non è stato accertato alcun collegamento tra le piante individuate nei pressi della scuola, il computer sottoposto a copia forense e la morte di Antonella e Sara. Le verifiche sulla presenza del ricino sul territorio vengono definite dagli ambienti investigativi come attività ordinarie, senza che siano emersi elementi in grado di collegare gli esemplari segnalati agli omicidi. Le segnalazioni, del resto, non riguardano soltanto Casacalenda. Nei giorni precedenti piante della stessa specie erano state individuate a Riccia, nelle campagne di Sant’Elia a Pianisi, nella zona del lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia, e nelle campagne di Campodipietra. In alcuni casi, gli esemplari presentavano numerosi semi, la parte della pianta dalla quale è possibile estrarre la ricina. Anche a Castelpagano, in Campania, erano state segnalate piante analoghe.

Gli accertamenti mirano a chiarire uno degli interrogativi centrali dell’inchiesta: se il veleno possa essere stato ricavato dai semi del ricino oppure se sia stata utilizzata una sostanza già preparata e procurata attraverso altri canali. Per ora nessuna delle due ipotesi risulta accertata. Le analisi condotte dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia sui campioni biologici delle vittime avevano individuato lectine e frammenti proteici riconducibili al Ricinus communis, risultati compatibili con un’intossicazione acuta da ricino confermata dall’autopsia. Resta però da stabilire in quale forma la sostanza sia stata assunta.

Sul fronte investigativo, non sono esclusi nuovi interrogatori nei prossimi giorni. La pista seguita resta quella passionale e, negli ultimi giorni, sono emersi dettagli relativi ad alcune deposizioni di Gianni Di Vita, durante le quali l’ex sindaco avrebbe ammesso di aver avuto una relazione extraconiugale con un’insegnante sua amica da molto tempo.

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