Il crollo dei bot russi ha affondato la propaganda di Putin? Zelensky: “Sui social si respira, dopo i nostri raid”. Gli esperti: “Correlazione non dimostrabile”
Volodymyr Zelensky esulta rivendicando la mordacchia alla disinformazione online del Cremlino, grazie ai raid di Kiev sul gigante digitale Yandex. Secondo gli esperti, invece, prosegue la campagna di Putin: nessuna prova sostiene la teoria del presidente ucraino. Anzi, gli indizi suggeriscono il contrario. Ecco la catena dei fatti: droni ucraini mettono fuori uso i data center del colosso tecnologico in Russia, il traffico internet generato dai bot crolla del 99 percento, sulla piattaforma X profili gialloblu (e non solo) affrettano la conclusione: svanita come fumo al vento la propaganda del Cremlino sui social network occidemtali. Una tesi rilanciata da Zelensky ieri, 12 ottobre, al Forum sulla sicurezza di Varsavia: “Quando i nostri attacchi hanno raggiunto i data center di Yandex, improvvisamente è diventato un po’ più facile respirare su molte piattaforme di social media”, ha dichiarato il presidente ucraino citato dalle testate Ukrinform ed Euronews. “Davvero molte persone se ne sono accorte, e c’era meno odio, meno divisione e meno provocazioni perché c’erano meno bot: ed è abbastanza chiaro da dove provenissero”, ha aggiunto il leader di Kiev, postando il commento sul suo profilo X. Insomma, silenziate le quinte colonne di Mosca, dopo la caduta dei software automatici. Sulla piattaforma di Elon Musk, alcuni utenti associano il crollo dei bot del Cremlino a un presunto calo di commenti, like e visualizzazione dei sostenitori dell’AfD in Germania e di Donald Trump negli Stati Uniti. Come a dire: il partito tedesco di estrema destra (con venature naziste) e il popolo Maga vanno forte sul web grazie ai troll di Mosca.
La notizia virale su X smentita dagli esperti: “Il crollo dei bot non incide sulla propaganda online”
La certezza è una: secondo un report diffuso dal colosso informatico Cloudflare, con base a San Francisco (Stati Uniti) e filiali in tutto il mondo, il traffico internet dai server di Yandex è crollato del 99,6%. Quasi azzerato, dopo i raid di Kiev. Il 99,8% per cento giunge da bot, solo lo 0,2 per cento da umani connessi in rete. “Profili ucraini su X esultano per la fine della ‘disinformazione’ russa, ma quei bot non c’entrano nulla con la guerra psicologica condotta dal Cremlino”, dice a ilfattoquotidiano.it Ernesto Damiani, direttore del laboratorio di architetture software sicure (Sesar Lab) dell’Università di Milano. “I software automatizzati sui data center di Yandex sono i crawler per indicizzare e monitorare i siti internet”, prosegue l’esperto. “Mentre i bot russi per la propaganda, come è noto, sono su server mobili localizzati in regioni diverse da quelle colpite da Kiev”. Dunque, “i raid hanno danneggiato l’economia”, conclude Damiani, “ma la disinformazione russa prosegue”.
Intanto, su X si diffondono speculazioni sul crollo della propaganda russa, insieme ai bot di Yandex. Un racconto alimentato anche profili ucraini. La testata polacca Defence24 ha lanciato l’avviso: “Non bisogna scambiare la riduzione dei bot per la fine della propaganda filo-Cremlino sui social media”. David Troy, giornalista investigativo esperto di social media, invita alla cautela: “Riteniamo che le affermazioni virali, secondo cui gli attacchi con droni ai data center di Yandex in Russia avrebbero inciso su attività coordinate e non autentiche sui social media, siano inesatte e non verificabili. Si consiglia di accogliere tali affermazioni con scetticismo”. All’indirizzo russianbots.america2.news, Troy ha pubblicato una pagina per monitorare prove e indizi a supporto dell’ipotesi rilanciata da Zelensky. Risultato: “Nessun dato indica un calo dei bot sui social media”. Chi alimenta la teoria? Secondo l’osservatorio, l’europarlamentare ceco Tomáš Zdechovský ha pubblicato il grafico dell’AfD senza fonte, accompagnandolo con la precisazione: “Se confermato, è significativo”. L’analista polacco Jarosław Wolski, su X, ha sottolineato come un “Internet de-russificato (attacchi ucraini ai centri Yandex) stia improvvisamente mostrando miracoli sui social media: il supporto all’AfD online è diminuito del 56%”. Non solo, anche “il supporto online per MAGA è crollato”. Un commentatore ha duramente criticato il post di Wolsky postando in calce il giudizio dell’agenzia polacca Niebezpiecznik: a crollare non sono i bot della propaganda russa, secondo il media di Varsavia, bensì i crawler per monitorare il traffico web. “Non è escluso che nel data center di Yandex fossero ospitati alcuni account per condurre operazioni di influenza sui social media, ma dobbiamo deludervi: sulle “azioni ibride” questi bombardamenti avranno un impatto minimo, se non nullo”, conclude il post dell’agenzia Niebezpiecznik.
Una tesi sostenuta anche dall’account X @antibot4navalny, citato dalla testata specializzata The Verge. L’organizzazione internazionale Radio free Europe ha raccolto il parere di un ricercatore che gestisce quel profilo: il grafico di Cloudflare “ha poco a che fare con i bot di propaganda dannosi sui social media. Misura le richieste automatizzate ai siti web (di qualsiasi tipo, tra i quali la quota dei social media è trascurabile)”. Su X, gli fa eco Florian Roth, responsabile della ricerca presso Nextron Systems: “Il traffico bot proveniente dalla Russia non significa automaticamente bot di propaganda russi. Eppure le persone qui, inclusi i giornalisti, continuano a trattare i due come intercambiabili. Dove sono i dati che mostrano che gli account di propaganda hanno smesso di pubblicare?”. Al momento, nulla certifica il delino della propaganda filorussa sui social network, né riduzione del traffico online a sostegno di AfD e Donald Trump. Di sicuro Yandex (il principale operatore digitale russo) è in panne dopo i raid di Kiev: una notizia confermata dall’agenzia di stampa Tass, che cita il comunicato dell’azienda,
I raid di Kiev e la propaganda
A Mosca è crollato il traffico internet, stop alle app per prenotare taxi e consegne a domicilio. Non solo motore di ricerca: il colosso russo offre logistica e mobilità alla stregua di Uber e Glovo o Justeat, localizzazione in stile Google Maps, posta elettronica, cloud, pagamenti elettronici, intelligenza artificiale con l’assistente vocale Alisa. Molti servizi sono fermi, dopo il raid ucraino nella notte tra venerdì e sabato, a est di Mosca sul data center di Yandex nella regione di Vladimir. E’ il terzo impianto del gigante russo colpito in tre giorni. Giovedì 8 ottobre il primo attacco di Kiev contro le infrastrutture a Sasovo, nella regione di Ryazan, la base dei modelli di intelligenza artificiale. Venerdì il secondo atto a Kaluga, circa 150 chilometri a sud di Mosca. Ora a Yandex restano due data center su 5: è il bilancio della rappresaglia ucraina dopo i colpi russi sulle infrastrutture digitali ucraine, a fine settembre. Con l’effetto collaterale, secondo il documento firmato Cloudflare, di mandare a picco il traffico internet generato dai bot. Tecnicamente, software in grado di automatizzare post e commenti social per alimentare la propaganda putiniana in Occidente. Ma il report non dice nulla sulla disinformazione, né sull’attività dei bot.
Davvero nutrivano il racconto online del Cremlino? “Possibile che una parte dei bot alimentasse la propaganda – dice a ilfattoquotidiano.it Pierguido Iezzi, direttore Cyber di Zenita Groupa – ma poiché parliamo di un gigante, è altrettanto plausibile che servissero per la gestione di ruotine delle aziende russe”. La propaganda di Mosca, prosegue l’esperto, “razionalmente parlando è sostenuta da più aziende e data center”. “Sarei stupito se la disinformazione del Cremlino dipendesse solo da Yandex, con data center identificabili sulla mappa e dunque facili bersagli”, avvisa Michele Colajanni, docente di ingegneria informatica all’Università di Bologna. In ogni caso, “i suoi servizi dell’azienda, fortemente nfluenzata dal Cremlino, sono sostituibili da qualunque fornitore di servizi cloud, anche con base in Occidente”.
David Troy su X: “Disinformazione? Altro che bot, lavoratori a basso costo”
Intanto, si rincorrono analisi sulle conseguenze politiche del presunto declino della disinformazione di Mosca, come fosse una certezza: il voto di midterm negli Usa con il rischio di sconfitta per Trump, oppure il sostegno alla AfD in caduta libera sui social network. Ad esempio Jamie Dupree, corrispondente al Congresso degli Stati Uniti con 32 anni di esperienza, azzarda: “L’Ucraina colpisce un altro data center di Yandex in Russia e i dati di Cloudflare mostrano un drastico calo del traffico bot russo. Potrebbe avere un impatto proprio prima delle elezioni di novembre”. Un post da oltre 735 mila visualizzazioni. Sul tema è intervenuto l’ex consulente di Trump ed esperto di sondaggi Frank Luntz, senza annotare effetti politici. David Troy, come Ernesto Damiani, sulla piattaforma X ha sottolineato la distinzione tra “web crawler” e “disinformazione”. I primi sono i bot utilizzati da ogni motore di ricerca per esplorare il web, identificare nuovi link e analizzare i contenuti delle pagine web. La propaganda social, invece, predilige le persone ai software automatici. Come mai? Secondo Troy, “è difficile e costoso mantenere account automatizzati sui social media che aggirino i meccanismi di rilevamento utilizzati dalle piattaforme per frenare” la disinformazione. Mani sulla tastiera sono “più economiche, varie nella loro risposta” e i profili “non verranno chiusi per violazioni dei termini di servizio”. Gli uomini della propaganda russa sono fuori dai confini, sostiene l’esperto su X, in “Paesi con bassi costi del lavoro (India, Filippine, Indonesia, ad esempio)”. Dunque non è detto, come dice Zelensky senza addurre prove, che i colpi ai data center picconino la propaganda russa.