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Suzuki festeggia il primo mezzo secolo in Italia. Una storia di pazienza e continuità

Dalle prime moto importate negli anni Settanta a Jimny, Swift e Vitara, passando per i Mondiali e l’ibrido. L'epopea del marchio nipponico nel nostro Paese
Suzuki festeggia il primo mezzo secolo in Italia. Una storia di pazienza e continuità
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Tutto comincia da un telaio, ma al contrario di quanto si possa pensare non era quello di un’automobile. Nel 1909 Michio Suzuki fonda a Hamamatsu un’azienda specializzata in macchine tessili e per incontrare il primo motore bisogna aspettare più di quarant’anni. Nel 1952 nasce la Power Free, bicicletta con un piccolo propulsore ausiliario; tre anni dopo arriva la Suzulight, prima automobile del costruttore nipponico. È già riconoscibile un’idea destinata a durare nel tempo: costruire mezzi piccoli, leggeri, semplici da utilizzare.

In Italia, però, la storia di Suzuki comincia dalle moto. Nel 1970 SAIAD, acronimo di Suzuki Articles Import And Distribution, avvia l’importazione e sulle nostre strade compaiono Titan 500, GT500 e GT750. Sono loro ad aprire la strada alla nascita, il 23 giugno 1976, di Suzuki Italia (nella foto la prima sede), che assume la distribuzione dei prodotti del marchio jap. Nello stesso periodo entra in scena anche il terzo ramo dell’attività, quello Marine, con i motori fuoribordo DT a due tempi.

A dare una spinta alla notorietà ci pensano anche le corse, se è vero che nel 1981 Marco Lucchinelli conquista con Suzuki il Mondiale della classe 500, seguito nel 1982 da Franco Uncini. Sono gli stessi anni della GSX1100 Katana e, poco dopo, della GSX-R750, che dal 1985 diventa uno dei nomi simbolo delle supersportive. Sul versante opposto c’è la DR 600 Big, figlia della stagione delle grandi enduro e del richiamo esercitato dalla Parigi-Dakar.

Le automobili arrivano nel 1982, inizialmente attraverso Autexpò. E arrivano con una specializzazione precisa: il 4×4. LJ80, SJ410 e SJ413 preparano il terreno al Samurai, che in Italia guadagna persino un soprannome, “Suzukino”. Accanto ai fuoristrada crescono però anche le piccole Swift, Alto e Maruti 800, mentre nel 1988 la Vitara porta Suzuki verso una formula meno spartana, capace di mettere insieme dimensioni contenute, trazione integrale e uso quotidiano.

Nel 1995 la distribuzione delle auto passa direttamente a Suzuki Italia, e il decennio successivo tiene insieme mondi molto diversi. Kevin Schwantz conquista il titolo della 500 nel 1993; il Burgman 400, arrivato nel 1998, contribuisce alla diffusione dei maxi scooter e nel 1999 la Hayabusa porta le moto di serie oltre la soglia dei 300 km/h. Proprio nel 1999 approda in Italia anche il Jimny, piccolo fuoristrada che raccoglie l’eredità della tradizione Suzuki e finirà per attraversare generazioni senza praticamente cambiare filosofia.

Nel frattempo il marchio giaponese si allontana dall’immagine di marchio legato soltanto ai piccoli 4×4. Con Ignis, la nuova Swift, SX4 e poi S-Cross la gamma si allarga, mentre dal 2009 l’Italia ospita il primo Centro Stile Europeo Suzuki, a Torino. Anche sulle due ruote il catalogo cambia pelle tra GSX-R1000, V-Strom e Burgman, fino al ritorno in MotoGP nel 2015 e al titolo mondiale conquistato da Joan Mir nel 2020.

È proprio negli ultimi dieci anni che entra in scena un’altra trasformazione. La Baleno Hybrid inaugura nel 2016 il percorso di elettrificazione, seguito da Swift, Vitara e S-Cross, mentre nel 2025 debutta eVITARA, prima automobile 100% elettrica del marchio. In parallelo continuano moto e motori marini, tre anime che Suzuki Italia porta con sé da mezzo secolo.

Dal telaio tessile di Michio Suzuki alla batteria di eVITARA sono passati più di cento anni, cinquanta dei quali vissuti in Italia. Che è diventato il primo mercato in Europa per il brand giapponese. In mezzo ci sono mondiali motociclistici, piccoli fuoristrada diventati oggetti di culto, utilitarie, scooter e qualche rivoluzione tecnica. Ma soprattutto una certa ostinazione nel fare le cose a modo proprio: contenere ingombri e peso invece di inseguire la crescita a ogni costo. Una filosofia che, cambiati i tempi e i motori, continua a tenere insieme pezzi molto diversi della stessa storia. Una storia di pazienza e continuità.

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