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Le festa del teatro Giuli-vo a Milano: alla presentazione auto-elogi e poche risposte

Dal 15 al 18 ottobre, si svolgerà la prima edizione di Milano Teatro City. Sono bastate le prime tre semplici domande di una giornalista competente a dare il la a un caotico giro di risposte
Le festa del teatro Giuli-vo a Milano: alla presentazione auto-elogi e poche risposte
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Dovendo rilanciare vent’anni dopo la vecchia e ormai quasi dimenticata Festa del Teatro a Milano, il Comune poteva ispirarsi al recente successo nazionale di Cinema in Festa, con il prezzo del biglietto tagliato a un ‘tot politico’ per pochi giorni (magari non proprio a 3 euro e 50, ma a 5 o a 7). Oppure si poteva addirittura sperimentare l’opzione alla Mamdani, di una bella lotteria di biglietti gratuiti aperta in primo luogo ai cittadini meno fortunati delle cosiddette Aree di Disagio Urbano, dei quartieri o delle zone (23!) mappate come fragili, rivolgendosi insomma a chi i consumi culturali non se li può proprio permettere. Ma ai vertici della città delle Week e del salotto regalato alla Fashion, Mamdani è solo l’inizio dell’espressione con relativa parolaccia.

Così, dal 15 al 18 ottobre, per la prima edizione di Milano Teatro City, il nuovo lungo week-end del teatro promosso dal Comune in collaborazione con Fondazione Milano e AGIS Lombarda, con il sostegno del Ministero della Cultura, 49 teatri andranno un po’ in ordine sparso a presentare un complesso di 174 spettacoli, più vari incontri, laboratori e attività ludiche e 9 performance itineranti. Alla presentazione auto-elogio istituzionale che si è svolta martedì in Sala Conferenze di Palazzo Reale sono bastate le prime tre semplici domande di una giornalista competente (Sara Chiappori de la Repubblica), a dare il la a un caotico giro di risposte prima della tempestiva chiusura anticipata dell’incontro con la stampa.

Quanti spettacoli, al di là di un lavoro itinerante dei giovani della scuola Paolo Grassi, sono stati fatti apposta per la manifestazione? Quale differenza di prezzo faranno valere promozionalmente i teatri in queste occasioni? E, dato che Milano Teatro City si aprirà con una bella regolare tavola rotonda sullo stato del ‘sistema Milano’, a parte i maggiorenti delle varie sale chi sarà chiamato a dare un contributo?

E’ stato addirittura liquidato nel silenzio più assordante l’ultimo punto, ovvero all’incontro ad hoc parleranno i soliti noti e non ci sarà tempo per dare voce al pubblico, che pure del teatro sarebbe il vero padrone. Del resto, non è che il dibattito sia stato affidato a un Paolo Grassi di turno, no, non il Grande Redivivo ma l’antropologo urbano omonimo che ha condotto le ricerche sul campo nel vivo delle contraddizioni socio-economiche della Milano di oggi (ovvero la città ‘fantasma’ sempre ignorata, a cui si rivolgerebbero appunto le iniziative Mandami-style).

Sui lavori fatti apposta, con i cinquemila euro stanziati ad hoc dal Comune per i teatri dal Municipio 2 al 9, qualcuno ha tentato di dire che sì, ci sarebbero stati, ma alcuni sono risultati così indovinati che sono finiti pure nella programmazione di routine; sui prezzi degli appuntamenti non gratuiti (tantissimi, vedi le pagine di Yes Milano) si sono esposti a rispondere 10 euro per un tot di biglietti il Menotti, e idem per la replica del 17 ottobre del ‘Coro degli amanti’ il Piccolo. Per fortuna poi ci sono tante altre belle proposte delle più piccole realtà…

In compenso si è potuto assistere alla saga dell’auto-elogio istituzionale, per la varietà e l’eccellenza di teatri di Milano, in primis da un compiaciuto assessore alla Cultura Tommaso Sacchi fresco di nomina ministeriale nel Consiglio Superiore dello Spettacolo e quindi ‘Giuli-vo’ non solo metaforicamente.

Incredibile poi la perorazione del rappresentante dell’Agis allo Stato, genericamente citato, per invocare la necessità di un più congruo sostegno al modello teatrale Milano: come se fra Scala, Piccolo, 3 Teatri di Rilevante Interesse Culturale, Festival e quant’altro, non fosse già destinata una fortuna economica di denaro pubblico per via diretta e/o indiretta, ché persino a Roma si lamentano.

I teatri milanesi più importanti sono quasi tutti nelle mani di protagonisti consumati, troppi in plateale conflitto d’interesse in quanto registi e autori, perlopiù maschi e diversamente giovani (l’ultimo che ha avuto la fortuna di ricevere una sala pubblica in dono è il più giovane, classe 1967).

Le eccellenze e i modelli tanto vantati, sul piano del risultato squisitamente estetico e culturale, delle nuove produzioni soprattutto – fatte pochissime e ben note eccezioni -, non sono nemmeno paragonabili a un qualunque teatro artistico di una provincia media, belga o francese, o anche solo del Friuli, fate voi. Perciò è sempre più vivace e mista la tribù degli appassionati da ‘Milano Teatro Intercity’, ovvero perennemente tarantolati per rincorrere in treno o in auto, o addirittura con il Westfalia, gli appuntamenti da non perdere in giro per l’Italia o nella vicina Europa.

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