Delitto di Garlasco, l’attesa per il deposito dei nuovi atti della Procura di Pavia. Ecco cosa può succedere: gli scenari
Escludendo che la Procura di Pavia, dopo mesi di indagini, consulenze, testimonianze raccolte e la chiusura indagini dello scorso maggio, voglia chiedere l’archiviazione di Andrea Sempio, quello che potrebbe accadere nelle prossime ore è un percorso che ha un solo binario. Che sia un deposito atti all’indagine chiusa quattro mesi fa o una nuova chiusura indagini, dal momento della notificala difesa del 38enne avrà 21 giorni per depositare una memoria o scegliere di far interrogare l’indagato che ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007 nella villetta di famiglia.
La chiusura delle indagini o un nuovo deposito serve infatti a rendere conoscibile alla difesa il materiale sul quale la Procura ha svolto i propri accertamenti e a consentire agli indagati di esercitare le proprie prerogative prima che i pm assumano una decisione sull’eventuale esercizio dell’azione penale. I pm hanno chiesto integrazioni o nuove consulenze: genetica, antropometrica, dattiloscopica e medico-legale, psichiatrica. La nuova inchiesta sul delitto di Garlasco quindi si avvia a un passaggio decisivo sul piano procedurale.
Cosa accade con il 415 bis
Con la notifica dell’avviso, Sempio e i suoi difensori potranno prendere visione dell’intero fascicolo relativo agli accertamenti svolti dalla Procura. La difesa potrà quindi presentare memorie, produrre documenti, depositare consulenze e chiedere al pubblico ministero di compiere ulteriori atti di indagine. O appunto chiedere di interrogare l’indagato. La stessa possibilità, secondo le rispettive posizioni processuali, riguarderà gli altri soggetti coinvolti nel procedimento. Anche i legali della famiglia Poggi e i rappresentanti di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni indicato come “terzo interessato”, potranno dunque conoscere il materiale acquisito nella nuova fase investigativa.
Il momento della discovery sarà particolarmente rilevante perché consentirà alle parti di verificare direttamente quali elementi siano stati inseriti nel fascicolo e quale lettura ne dia la Procura, superando almeno in parte le anticipazioni e le ricostruzioni emerse durante gli accertamenti.
Gli ultimi accertamenti
Tra le persone ascoltate negli ultimi giorni figura Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, sentito dagli investigatori il 25 settembre per oltre un’ora e mezza. Al termine dell’audizione Garofano ha confermato l’incontro con i magistrati senza entrare nel merito del contenuto. Secondo le ricostruzioni emerse sulla stampa, tra gli argomenti esaminati ci sarebbero anche alcuni aspetti degli accertamenti scientifici eseguiti nel 2007, compresi i reperti relativi ai pedali della bicicletta di Alberto Stasi e le successive analisi genetiche. I periti del giudice per l’udienza preliminare di Vigevano Stefano Vitelli, che assolse Stasi nel processo abbreviato di primo grado, stabilirono che le tracce sui pedali appartenevano alla vittima.
Il confronto investigativo si sarebbe concentrato anche sull’interpretazione di alcuni reperti e dei dati genetici grezzi. Tra gli elementi discussi figura, nelle ricostruzioni, anche la natura del materiale rinvenuto su un reperto, indicato come sudore anziché sangue. Garofano, che è stato consulente della difesa Sempio, aveva già espresso pubblicamente perplessità sulla consistenza degli elementi scientifici attribuiti a Sempio, definendoli “deboli se non nulli”.
Negli ultimi giorni i pm avrebbero inoltre ascoltato alcuni militari che avevano partecipato alle indagini del 2017. È atteso, inoltre, il deposito dell’ultima consulenza psichiatrica disposta nell’ambito degli accertamenti integrativi.
La Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio
La chiusura delle indagini non determina automaticamente l’inizio di un processo. Dopo la notifica del 415 bis si apre infatti una fase nella quale la difesa può intervenire sul contenuto dell’accusa e sugli elementi raccolti. Una volta ricevute ed esaminate le eventuali memorie, documentazioni, consulenze e richieste della difesa, la Procura dovrà decidere come procedere. Potrà chiedere il rinvio a giudizio di Sempio, se riterrà che gli elementi raccolti siano sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio, oppure adottare una diversa determinazione prevista dalla procedura.
Nel caso in cui venga formulata una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato, sarà poi l’autorità giudiziaria competente a pronunciarsi sull’eventuale prosecuzione del procedimento nelle forme previste dalla legge. La richiesta della Procura, dunque, non equivale a una condanna né stabilisce in via definitiva la responsabilità dell’indagato. In caso di rinvio a giudizio – ma il gup potrebbe ovviamente prosciogliere Sempio in sede di udienza preliminare – sarà la Corte d’assise a decidere.
Con l’enorme differenza rispetto al passato che a Sempio sono contestate aggravanti come la crudeltà (i 12 colpi) e i motivi abbietti (ovvero il presunto rifiuto di un approccio di natura sessuale da parte di Chiara Poggi). Stasi è stato condannato per omicidio a 24 anni, pena diminuita di un terzo per il rito. Nel processo d’appello bis la procuratrice generale che aveva sostenuto l’accusa, Laura Barabini, aveva chiesto 30 anni sostenendo che l’allora studente avesse agitò con crudeltà.
L’inevitabile intreccio con la posizione di Stasi
Un’eventuale prosecuzione dell’inchiesta nei confronti di Sempio potrebbe avere riflessi anche sul procedimento relativo a Stasi. Il possibile collegamento tra i due piani giudiziari dipenderà però dagli sviluppi concreti del procedimento e dalle iniziative che potranno essere assunte sul fronte della revisione della condanna di Stasi. Anche in questo caso, si tratta di scenari successivi e subordinati alle decisioni della Procura e, successivamente, dell’autorità giudiziaria.
Il primo passaggio, dunque, sarà la chiusura delle indagini e la discovery del fascicolo. Solo dopo che le parti avranno potuto esaminare gli atti e presentare le proprie osservazioni sarà possibile capire quale direzione prenderà la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Nessuna novità, al momento, sul fronte della procura generale di Milano per una eventuale istanza di revisione. I magistrati milanesi hanno ricevuto gli atti della procura di Pavia, consegnati personalmente dagli inquirenti, ma non sembrano intenzionati a procedere. In passato una istanza di revisione era stata già bocciata dalla Corte d’appello di Brescia, decisione confermata dalla Cassazione nel 2021. Ma secondo chi indaga l’assassino non era Alberto Stasi.