Cellule zombie e invecchiamento, scoperto il loro “codice a barre”: così si possono riconoscere senza distruggerle
Con l’avanzare dell’età, nei tessuti dell’organismo tendono ad accumularsi le cosiddette “cellule zombie”, cellule senescenti che hanno smesso di dividersi ma continuano a rimanere attive. Ora un gruppo di ricercatori coordinato da MIT, Massachusetts General Hospital e Harvard Medical School ha individuato una sorta di “codice a barre” chimico che permette di riconoscerle senza doverle distruggere. La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature Aging, è stata ottenuta studiando cellule di topo e potrebbe aprire una nuova strada per l’identificazione delle cellule senescenti nei tessuti. L’obiettivo dei ricercatori è infatti adattare la tecnica ai campioni umani, con possibili applicazioni nello studio delle patologie associate all’invecchiamento e nella ricerca di nuovi trattamenti.
Le cellule senescenti sono cellule che hanno perso la capacità di proliferare. In condizioni normali possono essere eliminate dal sistema immunitario, ma questo meccanismo diventa progressivamente meno efficiente con l’età. La conseguente accumulazione di cellule senescenti è stata associata a diversi fenomeni dell’invecchiamento e a patologie croniche, tra cui artrosi e diabete di tipo 2. Individuare con precisione queste cellule non è però semplice. Le ricerche precedenti avevano già identificato alcuni marcatori della senescenza, ma molte delle tecniche utilizzate richiedono procedure che finiscono per alterare o distruggere le cellule analizzate.
Per superare questo limite, i ricercatori hanno utilizzato la microscopia Raman, una tecnica di analisi non distruttiva che consente di ottenere informazioni sulla composizione chimica di cellule e tessuti attraverso l’interazione con un fascio laser. Lo studio ha coinvolto campioni di pelle e polmoni prelevati da topi di due e 26 mesi, permettendo di confrontare tessuti appartenenti ad animali giovani e anziani. L’analisi ha evidenziato nei tessuti più vecchi una serie di caratteristiche chimiche associate alla senescenza. Tra i cambiamenti più evidenti c’è l’aumento della produzione e dell’accumulo di lipidi all’interno delle cellule.
Non si tratta dell’unica alterazione osservata. Nelle cellule della pelle sono risultati modificati anche i processi legati alla contrazione muscolare e al rimodellamento del collagene, mentre nel tessuto polmonare è stata rilevata una maggiore attività di geni coinvolti nei processi infiammatori. È proprio l’insieme di questi segnali a costituire il particolare “codice a barre” individuato dai ricercatori: non un singolo marcatore, quindi, ma una combinazione di caratteristiche chimiche associate alla presenza di specifici lipidi, proteine e altre molecole.
La possibilità di riconoscere le cellule senescenti attraverso un metodo non distruttivo potrebbe consentire di studiarne più direttamente la distribuzione e le caratteristiche nei tessuti. Per ora, però, la tecnica è stata sperimentata sui topi. Il passaggio ai tessuti umani richiederà ulteriori studi per verificarne affidabilità e applicabilità. La ricerca non rappresenta dunque ancora uno strumento diagnostico disponibile per i pazienti, ma individua un possibile metodo per osservare le cellule senescenti in modo più dettagliato. Se la tecnica si dimostrasse efficace anche nell’uomo, potrebbe contribuire a comprendere meglio i meccanismi cellulari dell’invecchiamento e, in prospettiva, a individuare nuovi bersagli per le terapie contro le patologie a esso associate.