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Bolzano Danza e Transart: come i piccoli semi di cultura possono generare un futuro migliore

Fino a fine luglio, al festival di Danza un numero impressionante di appuntamenti e una sfilata di grandi nomi. Annunciato il programma anche dell’altra rassegna teatrale bolzanina
Bolzano Danza e Transart: come i piccoli semi di cultura possono generare un futuro migliore
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Iperturismo, riscaldamento globale e crisi culturale sono il combinato disposto che da Bolzano potrebbero presto far pensare a un nuovo assetto di ‘Alto Adige, alto fragile’. Così scriveva un poeta locale tanto alternativo da pretendere che il suo nome fosse scritto solo in minuscolo, norbert.c.kaser, in anni alquanto tormentati del passato recente, riferendosi così alla caratteristica complessità del piccolo territorio che sarebbe il lembo estremo nord dell’Italia ed è orgogliosamente anche Sudtirolo germanofono, custodendo inoltre una preziosa minoranza ‘ladina’. Lo sviluppo economico e la ricchezza hanno poi piallato anche le montagne, confinando in secondo piano un ‘heimat’ mitologico, rurale e arcaico, grazie all’apertura multi-culturale che lo stesso straordinario successo turistico mostra inequivocabilmente.

Ma non è mai scontato mantenere questo precario equilibrio di convivenze e un contributo decisivo viene dalla cultura. In questi giorni, fino a fine luglio, è in corso la 42ma edizione del festival Bolzano Danza/Tanz Bozen, impressionante non solo per il numero di appuntamenti nelle due settimane di rassegna, 40 con 36 diverse compagnie protagoniste, ma anche per la sfilata di grandi nomi con capolavori storici, dai Peeping Tom con ‘Dyptich’ ad Anne Teresa De Keersmaeker con ‘Rosas’, e ancora Ayelen Parolin, Compagnie Olivier Dubois, laGeste/Stereo48, Louise Lecavalier, Compagnia Abbondanza/Bertoni, Michele Di Stefano & Lorenzo Bianchi Hoesch e Chiara Bersani.

Sarà per un caso ma in questi stessi giorni viene annunciato il programma anche dell’altra rassegna teatrale bolzanina contemporanea, Transart, che si terrà a settembre, un gioiello di tendenza che prevede persino performance di ‘Guru’ Romeo Castellucci e di Florentina Holzinger, che con la sua installazione-shock ha appena trasformato il padiglione austriaco alla Biennale di Venezia nel luogo artistico più ‘instagrammato’ dell’estate 2026. Chi ha la fortuna di poter tornare spesso in Sudtirolo, e a Bolzano in particolare, sa bene quale è il particolarissimo contributo anche di questi vari eventi culturali internazionali di alto livello (vanno considerati anche il Bolzano Festival Bozen e il Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, le mostre di Museion e altro ancora), una sorta di supplemento d’anima in un mondo che altrimenti rischia di finire travolto da quei fenomeni che vengono chiamati iperturismo e gentrificazione, di cui l’aspetto da ‘hyper-polis’ che sta assumendo il centro di Bolzano sembra ormai purtroppo la vetrina.

E dato che il governo nazionale con la destra al potere sembra in preda al ‘cupio dissolvi’ di una ‘contro-egemonia culturale’ insensata, spetta agli amministratori locali l’arduo compito di tutelare e mantenere queste presenze: sarà anche bello vedere di fronte alla Stazione un altro Mercato Centrale, ma forse i piccoli semi che possano generare un futuro migliore sono più in una lezione di danza aperta a tutti nella piazza centrale o nel centro commerciale, come nell’affluenza del pubblico a teatro anche per le proposte più sofisticate. E il clima d’aperta socialità che si respira nel bar-dj set nel cortile di fronte al teatro comunale durante Bolzano Danza, dove spettatori e artisti si mescolano piacevolmente, fa da contrappunto alla militarizzazione delle città seguita alla stretta legislativa ‘anti-maranza’.

Certo, per esempio la musica colta, la danza e il teatro artistico sono nicchie alquanto difficili, che richiedono anche la cura di professionisti indipendenti e prestigiosi, che a Bolzano certo non mancano, vedi il caso piuttosto noto di Peter Paul Kainrath (Transart, Busoni, ecc.) come della stessa Fondazione Haydn che organizza Bolzano Danza, un’istituzione d’altissimo livello che ha come manager una donna, Monica Loss, affiancata da un esperto talent-scout come Emanuele Masi, e di recente anche da uno degli uomini di punta delle migliori stagioni della Scala di Milano, André Comploj. Sono piuttosto le risorse economiche che invece si ha la sensazione che comincino a scarseggiare, perlomeno a giudicare da un certo ridimensionamento del calendario e della diffusione nel territorio di Transart. E fa una certa impressione pensare che parliamo di un’isola di benessere – non si ancora quanto felice – tra le prime in Europa, dove pure è ancora viva la memoria della miseria e della ‘fragilità’ di appena settant’anni fa.

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