Il mio amico poeta Gabriele Contini, rifiutato in tv perché è meglio tenere il cervello spento
Sono reduce dall’ennesimo video ritratto al mio amico poeta Gabriele Contini. Un artista, pittore e performer, un cavallo di razza della disperazione e del disagio psichico, uomo di cultura, dalla memoria straordinaria, sempre in bilico tra delirio e realtà. Anche Gabriele sogna la gloria, come tutti gli artisti del resto. Gloria nel suo caso e in molti altri casi significherebbe semplicemente un minimo di considerazione da parte dei mass media, invece niente, l’indifferenza radicale, ci sono sempre gli stessi in tv e in radio, e se non ci fossi io a dargli retta non ci sarebbe nessuno a bussare alla porte della sua psiche fantasmagorica.
Recentemente ha sostenuto un provino per la famosa trasmissione Tù sì que va vales, mi ha detto che dopo tre ore di attesa gli hanno concesso tre minuti per recitare alcune sue poesie, dopo la prima gli hanno subito chiesto “Non avrebbe qualcosa di più allegro?”. Per carità, ognuno fa il proprio mestiere e il pubblico del sabato sera probabilmente non ha voglia di sentire declamare versi di dolore e follia, c’è già tanta sofferenza nel mondo e a fine settimana si ha solo voglia di spegnere il cervello, ma io mi faccio una semplice e ingenua domanda: quel cervello che si vuole spegnere è mai stato acceso? Gabriele ha tutto il diritto di esistere, un diritto costituzionale (articolo 4: ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società).
I poeti come Gabriele concorrono al progresso spirituale, detta in altri termini, sono proprio i poeti che donano alla società un orizzonte nuovo dove veleggiare, i poeti tengono accesa la nostra immaginazione, ci fanno intravedere modi originali di stare al mondo e di sentire la vita, e se i mass media offrissero quelli come Gabriele al pubblico, anche al pubblico del sabato sera, magari non ci sarebbe tutta questa voglia di spegnere il cervello ma semmai di tenerlo acceso.
Invece ci sono sempre i soliti noti, fino ad esaurimento nervoso, fino al collasso psichico. C’è proprio un bieco conformismo dilagante, una sorta di congiura contro tutte le diversità, si tende all'”omogeneizzato”, all’omologazione castrante. Oggi sono tornato dalla Versilia in macchina, ho acceso la radio e ho sentito parlare di ciliegie della ferrovia, di sali Epsom da sciogliere nella vasca, di Jovanotti, Belen, Corona, di studi scientifici strampalati, di astrologia, di proverbi, di fine del mondo, di Vasco Rossi, e mi sono detto, ma è possibile che ci siano sempre i soliti? Che fine hanno fatto le radio libere degli anni Settanta? Che fine ha fatto la cultura, la ricerca di qualcosa di nuovo, di nuovi tipi umani? Si divorano sempre tra di loro, si tengono stretta la propria fetta di mercato, si alzano la palla tra di loro ma Gabriele? E quelli come Gabriele?
Che fine hanno fatto? Dove sono? Perché nessuno parla di loro? Perché non hanno voce? La risposta è semplice: perché nessuno li conosce e quindi sono fuori dal mercato, ma è un cane che si morde la coda, nessuno li conosce proprio perché nessuno parla di loro. Forse è un bene per Gabriele restare fuori da tutto questo, ma lui ha il diritto di sognare la gloria, e noi abbiamo il diritto di sentire la sua voce, per quelli come me che non hanno voglia di spegnere il cervello. Per questo continuerò a filmare Gabriele, nel mio piccolo voglio rimediare a questa ingiustizia, a questa forma di ottusità prevaricante, perché non si vive di solo Fiorello o Belen, e voi che dite?
State bene col cervello spento il sabato sera? Almeno qualche anno fa c’era la febbre del sabato sera, ora al sabato sera nemmeno la febbre, solo un pallore cadaverico. Amen.