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Dormire meno di 6 ore cambia il metabolismo: aumenta la fame, rallenta il dimagrimento e accelera l’invecchiamento. I consigli degli esperti per la Giornata mondiale del sonno

Il 13 marzo 2026 si celebra la Giornata mondiale del sonno, per promuovere maggiore consapevolezza e attenzione a come (e quanto) dormiamo
Dormire meno di 6 ore cambia il metabolismo: aumenta la fame, rallenta il dimagrimento e accelera l’invecchiamento. I consigli degli esperti per la Giornata mondiale del sonno
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Chiedete a qualsiasi adulto cosa desidera davvero: tra le risposte più gettonate (oltre al mutuo, alla pensione e a un appartamento a prezzo dignitoso) ci sono sicuramente otto ore di sonno indisturbato a notte. Perché per gestire scadenze di lavoro, bambini e un po’ di meritata vita sociale, la prima cosa che salta è spesso il riposo notturno: si va a letto sempre più tardi, si controlla il telefono prima di dormire e si punta la sveglia sempre prima, ripromettendosi, se va bene, di “recuperare nel weekend”.

Ma la mancanza di sonno non porta semplicemente a sentirsi più stanchi: ha conseguenze ramificate sulla salute fisica e mentale ed è uno dei nemici della longevità. Il 13 marzo 2026 si celebra la Giornata mondiale del sonno, istituita nel 2008 per ricordare l’importanza del riposo notturno e promuovere la prevenzione dei disturbi del sonno. Dormire non è solo un’abitudine, ma una necessità biologica primaria, determinante per la longevità, le prestazioni cognitive e la salute metabolica. “Oggi sappiamo che il sonno è uno dei più potenti modulatori dell’invecchiamento biologico e del metabolismo”, spiega il dottor Massimo Gualerzi, cardiologo, co-founder e direttore scientifico di The Longevity Suite, in una nota stampa.

Il legame diretto tra sonno, energia e metabolismo

Quando dormiamo male ci sentiamo più stanchi e nervosi durante il giorno, ma spesso ci concentriamo solo sugli effetti che vediamo nello specchio: occhi gonfi, occhiaie, viso tirato e segni più accentuati. Le conseguenze, in realtà, sono molto più profonde. Un sonno scarso o agitato altera profondamente l’equilibrio ormonale che regola il nostro metabolismo, interferendo con la produzione di cortisolo, melatonina e ormone della crescita. Le evidenze scientifiche dimostrano come dormire meno di sei ore a notte sia associato a un aumento del rischio cardiometabolico e a un rallentamento del metabolismo, con effetti diretti sulla capacità dell’organismo di gestire l’energia e mantenere un peso corporeo stabile.

“Chi dorme poco tende ad avere una maggiore produzione di grelina, l’ormone della fame, e una riduzione della leptina, l’ormone della sazietà”, prosegue il dottor Massimo Gualerzi. “Il risultato è un aumento dell’appetito e una maggiore difficoltà a perdere grasso. Dimagrire non è solo una questione calorica: è una questione ormonale e circadiana”. Una deprivazione cronica di sonno può aumentare l’accumulo di grasso viscerale, ridurre la massa muscolare, rallentare il metabolismo basale e compromettere i risultati di dieta e allenamento.

Il sonno influisce sulla memoria e sull’umore

Un sonno di qualità è inoltre associato a una maggiore efficienza cognitiva nel lungo periodo e a una riduzione significativa del rischio di patologie croniche, confermando il suo ruolo centrale nelle strategie di prevenzione primaria. Se fate fatica a concentrarvi, dimenticate sempre qualcosa a casa o in ufficio e la pazienza scarseggia, è probabile che non stiate dormendo bene. Numerosi studi confermano che la privazione del sonno indebolisce l’attenzione e la memoria, influenzando anche l’umore e la capacità di prendere decisioni. Il riposo (o meglio: la sua mancanza) compromette anche la memoria: quando dormiamo il cervello seleziona cosa “imprimere” e cosa invece eliminare.

Per questo, durante il mese di marzo, The Longevity Suite ha lanciato lo Sleep Better Program, un percorso integrato che unisce diagnostica avanzata e protocolli mirati con l’obiettivo di migliorare il riposo notturno. “Il sonno è un’infrastruttura biologica”, conclude Gualerzi. “Quando lo ottimizziamo, miglioriamo contemporaneamente metabolismo, cervello, sistema immunitario e salute cardiovascolare. È una delle strategie più potenti di prevenzione primaria”.

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