Il Garante si sveglia, dopo un esposto alla Procura di Roma, e multa Ita e Alitalia per 1,25 milioni di euro
Ci sono voluti più di due anni e mezzo di attesa, un’inchiesta giornalistica e, soprattutto, una denuncia depositata in Procura. Ma alla fine, il “miracolo” si è compiuto. Il Garante per la Privacy si è improvvisamente risvegliato dal suo torpore e ha calato una scure da 1,25 milioni di euro complessivi sulle teste di ITA Airways e Alitalia in Amministrazione Straordinaria. Il motivo? Un travaso illecito e massivo di dati personali dei dipendenti, avvenuto di nascosto e senza consenso, nei frenetici giorni del passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova compagnia di bandiera.
Dall’inerzia al risveglio improvviso
La tempistica di questa decisione è quantomeno singolare e racconta molto dei palazzi romani. Tutto inizia il 18 luglio 2023, quando Antonio Amoroso, segretario nazionale della Cub Trasporti ed ex dipendente Alitalia, invia una segnalazione al Garante. Amoroso denunciava un fatto gravissimo: Alitalia aveva “consegnato” a ITA i fascicoli personali di tutti i dipendenti del comparto Aviation, completi di stipendi, carichi familiari e persino dettagli su vecchi contenziosi e reintegre giudiziarie. Per 853 giorni il reclamo è rimasto a prendere polvere nei cassetti dell’Authority guidata da Pasquale Stanzione. Un’inerzia palese, documentata dal Fatto Quotidiano nel novembre 2025, che faceva notare come il Garante fosse stato capace di sanzionare trasmissioni tv come Report in tempi record, ignorando invece il destino di migliaia di lavoratori. Davanti a questo muro di gomma, il 17 novembre 2025 il sindacato ha deciso di varcare la soglia della Procura della Repubblica di Roma, depositando un esposto contro le omissioni e i ritardi dell’Authority. Ebbene, a pochi mesi di distanza dall’articolo e dall’esposto, ecco il provvedimento numero 152 datato 4 marzo 2026: 1 milione di euro di multa a Ita e 250mila euro ad Alitalia.
Il travaso illecito: continuità mascherata da discontinuità
Leggendo le 38 pagine dell’ordinanza ingiunzione, emerge chiaramente il cortocircuito legale in cui si sono infilate le due compagnie. Per assecondare i diktat della Commissione Europea e aggirare l’articolo 2112 del Codice Civile (che avrebbe imposto il passaggio automatico di tutti i lavoratori con il mantenimento dei diritti acquisiti), ITA e Alitalia hanno formalmente sostenuto la tesi della totale “discontinuità” aziendale. Ma se le due aziende erano davvero due entità estranee e distinte, a che titolo Alitalia ha aperto i propri archivi informatici (tramite una cartella SharePoint condivisa) fornendo a ITA l’accesso ai dati di tutti i suoi dipendenti dell’Aviation, ben prima che questi si candidassero per un posto? Il Garante ha smontato le difese delle società, certificando che quel trattamento è avvenuto in totale “assenza di una base giuridica” e senza aver informato i diretti interessati. Non essendoci (formalmente) una cessione di ramo d’azienda in continuità, Alitalia non aveva alcun obbligo di legge per consegnare quei dati, e ITA non aveva alcun diritto di spulciarli.
La beffa del tempo perso e la nuova battaglia per i risarcimenti
La sanzione milionaria inflitta dal Garante è una vittoria per il sindacato, ma ha un sapore amaro. L’inerzia durata oltre 1000 giorni non è stata neutra. Mentre il fascicolo giaceva negli uffici dell’Authority, il tempo è scaduto: la cassa integrazione è finita e sono partite le lettere di licenziamento per i dipendenti rimasti in Alitalia. Se il Garante fosse intervenuto tempestivamente, dichiarando subito l’illiceità di quel passaggio di dati, i lavoratori avrebbero avuto da subito in mano una “pistola fumante”: la prova provata che tra Alitalia e ITA c’era un travaso diretto e occulto di informazioni gestionali, ovvero una vera e propria continuità aziendale nei fatti, nonostante la discontinuità sbandierata sulla carta. Questa prova avrebbe potuto cambiare fin dall’inizio l’esito delle cause di lavoro, evitando il licenziamento di massa e sarebbero tornati al loro lavoro.
Ora lo scenario cambia di nuovo. Con l’ordinanza del Garante nero su bianco, che certifica l’illecito passaggio di dati che ha condizionato le assunzioni, si valuta un’azione legale mastodontica. Almeno 2.000 ex lavoratori, privati per oltre due anni di una carta fondamentale per salvare il proprio posto di lavoro a causa dei ritardi del Garante, ora – in attesa che si pronunci la Cassazione dove pendono già i loro ricorsi – preparano le cause per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Il “miracolo” romano potrebbe costare molto caro.
La Cub Trasporti ritiene importante questo pronunciamento che è al vaglio dei legali che patrocinano, per conto della stessa O.S., le cause contro il mancato trasferimento di tutti i dipendenti del ramo aviation di Alitalia Sai in A.S. in ITA. Tali contenziosi presto saranno valutati dalla Corte di Cassazione. “Importante sarà anche il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea a cui è approdato, grazie alla decisione di un Giudice del Tribunale di Roma, il tema dei mancati trasferimenti. “È altresì evidente che si valuteranno gli estremi per richiedere un risarcimento del danno prodotto da tale illegittimo passaggio dei dati del personale AZ e che ha anche condizionato le selezioni effettuate dalla newCo, all’epoca interamente in mano al MEF”.