La Bce contro il candidato forte di Caltagirone per Mps: “A Siena ceo indipendente e con forti esperienze bancarie”
Non solo una “rilevante esperienza bancaria”, ma anche una “chiara autonomia di giudizio”. È il minimo sindacale che la Banca Centrale Europea vorrebbe leggere nel curriculum del futuro amministratore delegato del Monte del Paschi di Siena. La richiesta è precisata in una lettera inviata dalla vigilanza al consiglio di amministrazione di Mps che, il 4 marzo scorso, si apprestava a scegliere 20 dei 26 candidati selezionati dai consulenti di Korn Ferry già sottoposti al vaglio (informale) di Francoforte.
Nella lettera si parla di “una approfondita valutazione dell’autonomia di giudizio” di tutti i componenti del futuro consiglio, della necessità di inserire nei comitati amministratori “formalmente indipendenti” e di un amministratore delegato che disponga di una “chiara” autonomia di giudizio e di una “rilevante esperienza bancaria, riflesso delle sfide del ruolo e della complessità dell’istituzione”. La quale, va ricordato, non solo si candida a terzo polo bancario del Paese, ma è anche il primo azionista dell’unico conglomerato finanziario italiano, Generali, che in quanto tale è sottoposto a vigilanza rafforzata.
Richieste che, anche senza nominarlo, mettono in difficoltà il candidato favorito dall’azionista Francesco Gaetano Caltagirone, Fabrizio Palermo, nel cui curriculum non c’è una “rilevante esperienza bancaria”, a meno di non considerare tale la guida della Cassa Depositi e Prestiti quando il manager, già interno, venne scelto a sorpresa dal governo gialloverde per fare fuori il candidato di Giovanni Tria, Dario Scannapieco, che era ritenuto troppo vicino a Mario Draghi. Quanto all’indipendenza, non lo aiuta il fatto di essere il rappresentante di Caltagirone proprio nel consiglio delle Generali oltre che amministratore delegato della multiutility romana Acea, storica partecipata del costruttore-editore. Indubbiamente bancaria, invece, la trentennale esperienza dell’altro candidato, l’ex Unicredit Carlo Vivaldi, che però non ha mai guidato una banca in prima persona. Grande o piccola che fosse. Quindi resta Corrado Passera. Il quale però ha lasciato il timone di Intesa Sanpaolo ben 15 anni fa e da allora ha all’attivo una disavventura politica e una bancaria. Oltre alla parentesi ministeriale.
Resta il fatto che il consiglio di amministrazione uscente ha ritenuto idonei tutti i candidati che ha selezionato dopo aver ricevuto la lettera di Francoforte. Tanto che la banca lo sottolinea in una nota diramata dopo la diffusione, nella serata di venerdì 6 marzo, del contenuto della lettera della Bce. Nel documento Mps sottolinea che il processo di selezione dei candidati al cda “è stato strutturato considerando le indicazioni pervenute da BCE nel contesto delle varie interlocuzioni e, al fine di assicurarne un adeguato livello di tracciabilità, si è registrato il coinvolgimento della funzione di Revisione Interna e del Collegio Sindacale”. La Banca, quindi, fa sapere che “si riserva ogni azione a tutela della propria immagine a causa della impropria diffusione di informazioni riservate”.
D’altro canto la Bce riconosceva nella sua lettera che “la selezione dell’amministratore delegato è una prerogativa di Mps“. Tuttavia la vigilanza si attende “che il piano industriale approvato dal cda il 26 febbraio 2026”, in particolare “in riferimento all’integrazione con Mediobanca”, “non debba essere impattato da un possibile cambiamento nel ruolo dell’amministratore delegato”, che era trapelato il giorno prima. E così l’istituto di Francoforte ha espresso delle “riserve” sul processo di selezione dei candidati della lista del cda di Mps, condotto in “tempi stretti” e “in parallelo ad altre importanti attività come l’approvazione del piano industriale” e che ha portato a valutare la “maggior parte dei candidati” con “punteggi alti“, anche in presenza di “un livello e una qualità di esperienza molto diversi”. Questo “solleva preoccupazioni” sul fatto che il processo di selezione “sia stato adeguatamente rispettato” e sul rischio che “possa portare a un deterioramento nella composizione del cda”.