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Non sono alimenti, ma sostanze create per dare soldi all’industria alimentare. Ecco quali sono i cibi ultraprocessati insospettabili da cui stare alla larga

Sugli scaffali dei supermercati si moltiplicano gli alimenti ultraprocessati. Come si possono evitare? Le parole di Stefania Ruggeri, prima ricercatrice e nutrizionista del Crea
Non sono alimenti, ma sostanze create per dare soldi all’industria alimentare. Ecco quali sono i cibi ultraprocessati insospettabili da cui stare alla larga
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In una recente intervista rilasciata al Il Corriere della Sera, il medico inglese Chris van Tulleken, volto noto della Bbc e autore di un libro sugli alimenti ultraprocessati, spiega come sia facile incappare in questi prodotti, grazie a un marketing astuto. Ma ci sono anche semplici accortezze per evitarli, come spiega al Fatto Quotidiano Stefania Ruggeri, Prima ricercatrice e nutrizionista del Crea.
“Non alimenti, ma sostanze create per prendere soldi e trasferirli all’industria alimentare”: così li definisce Chris van Tulleken, autore di “Cibi ultraprocessati”. Come riconoscere ed evitare gli insospettabili nemici della nostra salute (Vallardi 2024). E per ribadire il rischio di cascare nella trappola degli ultratrasformati, in copertina campeggia l’immagine di un presunto innocente: il pane confezionato.

Rischi per la salute

Che i cibi ultraprocessati facciano male è ormai evidente, e gli studi lo ribadiscono di continuo. Tra gli altri, spiccano un’ampia review uscita nel 2024 sul British Medical Journal e che ha evidenziato 32 problemi di salute legati al consumo regolare, mentre lo scorso dicembre l’allarme è toccato alla prestigiosa rivista scientifica The Lancet. “ In questa raccolta, gli scienziati hanno condotto rigorosissima analisi sulla qualità degli studi sul consumo di alimenti ultraprocessati”, spiega Ruggeri del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, coautrice di “Cibi Falsi” (Newton 2025). Il consumo regolare causa un aumento del rischio di malattie cardiovascolari e diabete 2, ma anche obesità, tumori, ansia, demenza, declino cognitivo, depressione ecc. “Con più di 4 porzioni al giorno aumenta del 62% il rischio di mortalità per tutte le cause e anche più del 55% quello di obesità”, prosegue l’esperta.

I colpevoli, oltre a grassi saturi, zuccheri e sale e i tanti additivi aggiunti– coloranti, conservanti, emulsionanti, addensanti, insaporitori, aromi, che vengono aggiunti per rendere i cibi supermanipolati gustosi e irresistibili, economici e ben conservabili. Molecole chimiche che il nostro organismo “non riconosce. “Nell’insieme vengono considerati sicuri, ma il mix può essere pericoloso . Il rischio è di alterare il microbiota, il cui danno è legato all’insorgenza di moltissime malattie ”, prosegue Ruggeri, attirando poi l’attenzione sugli emulsionanti, “che danneggiano fortemente l’intestino ‘bucandone’ la parete: è il così detto leaky gut, che favorisce gli stati infiammatori”. Quanto ai conservanti, secondo una ricerca di inizio 2026, alcuni (come i diffusi sorbiti, nitrito di sodio e di potassio, solfiti), possono essere cancerogeni. A questi si aggiunge la fatidica triade tipica dei cibi ultratrasformati: grassi modificati industrialmente, zuccheri aggiunti, sale in abbondanza. Un mix che mette a rischio la salute ma che conquista i palati: è il così detto bliss point, che rende i cibi irresistibili.

Per il consumatore non è facile orientarsi in questo labirinto di cibi sfornati da una potente industria alimentare: da qui la necessità di interventi governativi. Per esempio in Messico, Argentina e Cile gli ingredienti “sgraditi” vanno indicati in confezione, mentre il Regno Unito ha deciso di vietare la pubblicità televisiva dei cibi ultraprocessati fino alle 21, per proteggere i bambini. L’Oms spinge per tassare i cibi insani (che sono un costo sanitario, ambientale e sociale), ma spesso i provvedimenti tardano ad arrivare. Intanto, gli ultratrasformati si diffondono sempre di più: “Negli Usa rappresentano il 60-70% del consumo calorico, in Italia per ora meno del 20%”.

Occhio a etichette e consumo

“Attenzione alla lista degli ingredienti e al consumo quotidiano”, avverte la ricercatrice. “Ci sono barrette che contengono fino a 70 ingredienti, yogurt high protein che arrivano a 40. Gli ingredienti devono essere pochi con materie prime che conosciamo, e gli additivi non più di 3-4. Il consumo deve essere saltuario e non regolare: la preferenza va ad alimenti più semplici possibile, preparati da sé”. Nel complesso, i cibi ultraprocessati si distinguono per l’uso di materie prime di scarsa qualità, “condite” con additivi e magari “nobilitati” da nutrienti sintetici per mostrare che in realtà sono sani. Perché che le patatine, i burger, gli snack e i dolciumi possano far male lo possiamo sospettare anche noi. Ma su altri restano i dubbi.

Gli insospettabili

“Già nel 2018 la classificazione Nova ha riunito gli alimenti in 4 gruppi, allargando il concetto di junk food ad alimenti di cui pensiamo di poterci fidare. Due tipici esempi sono i prodotti vegani e quelli ad alto contenuto proteico”. Vale per esempio per i burger o gli affettati vegani, che sono spesso un concentrato di additivi e i cui grassi non sono sempre validi, o per lo yogurt high protein citato sopra. “ Alcuni yogurt alla frutta non sono davvero cibi ultratrasformati, ma comunque contengono molti zuccheri e aromi. Molti cibi ingannano per la presenza di vitamine o altri nutrienti, ma hanno anche additivi che danneggiano il microbiota”. Ingannevole pure dl dicitura “Senza zuccheri aggiunti” – ma con sciroppi ed edulcoranti. Insomma, bisogna fare attenzione anche a tutti quei prodotti, come lo yogurt, la barretta o il pane confezionato, che non sono proprio ultraprocessati e che anzi appaiono sani, e il cui consumo regolare non è senza conseguenze. “Meglio piuttosto uno yogurt bianco intero cui si aggiunge a casa un po’ di frutta: così si mangiano probiotici, fibre, minerali e vitamine”. Quelli veri, non quelli sintetici che rifanno il look a un prodotto impoverito. “Dedicare il tempo a se stessi per fare acquisti e cucinare pasti equilibrati è un atto di consapevolezza che può allungarci la vita e farci arrivare sani in vecchiaia”, conclude la dott. Ruggeri.

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