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La “Teoria dei taxi” di “Sex and the City” e la verità sull’amore, come si supera una relazione finita e quando si è davvero pronti per una nuova storia? I consigli della psicologa

La fine di una relazione spezza il cuore e fa soffrire. Come si affronta il dolore? Quando si è pronti per una nuova relazione? Il parere della psicologa Elisa Caponetti
La “Teoria dei taxi” di “Sex and the City” e la verità sull’amore, come si supera una relazione finita e quando si è davvero pronti per una nuova storia? I consigli della psicologa
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C’è una scena di Sex and the City che, a distanza di anni, continua a tornare come una spiegazione pronta all’uso delle delusioni sentimentali: la cosiddetta “teoria del taxi”. Secondo questa metafora, le persone sarebbero come taxi che girano a vuoto finché, a un certo punto, si accende la “luce”: quando sono pronte a impegnarsi davvero, lo fanno con chi capita in quel momento, non necessariamente con chi hanno amato di più o più a lungo.

Una narrazione semplice, quasi consolatoria, che oggi circola tra social e articoli di lifestyle per spiegare un’esperienza comune e dolorosa: quella di vedere un ex partner, con cui una relazione non è mai “decollata”, costruire rapidamente una nuova storia stabile. Ma se da un lato questa teoria sembra alleviare il senso di rifiuto, dall’altro rischia di diventare una scorciatoia emotiva che semplifica troppo dinamiche psicologiche complesse. Quanto ci aiuta davvero a capire cosa è successo? E soprattutto: come si può trasformare una fine che brucia in un passaggio di crescita personale, invece che in una ferita che continua a sanguinare? “Questa narrazione è un meccanismo di razionalizzazione che sposta il focus dal piano dell’identità (‘non valgo’) a quello degli eventi (‘non era il momento’) placando la nostra centrale d’allarme emotiva, che dopo un rifiuto emette segnali di pericolo costante proteggendoci dal trauma del rifiuto – spiega al FattoQuotidiano.it Elisa Caponetti, psicologa -. È utile come ‘primo soccorso’ per frenare la ruminazione, ma diventa disfunzionale se alimenta l’evitamento e la non consapevolezza: se è solo colpa del tempismo, smetto di interrogarmi sulla mia quota di responsabilità nella scelta di partner indisponibili”.

La psicologa: “Idealizzare il passato è un segnale di allarme”

Nella fase immediatamente successiva alla fine di una relazione, quali segnali indicano che una persona sta evitando l’elaborazione emotiva del distacco? E quali passi concreti possono favorire un attraversamento più sano del lutto relazionale?
“L’evitamento si manifesta con l’iperattività o il ‘chiodo schiaccia chiodo’. Un segnale d’allarme è l’idealizzazione del passato, filtrando solo i ricordi positivi. Per un lutto sano, non serve dimenticare ma accettare che la storia è finita e smettere di sperare in un finale diverso. È utile staccare dai social per interrompere la tendenza a controllare l’altro e lasciare che il dolore faccia il suo corso”.

La domanda che molti si fanno è sempre la stessa: “Perché con me non era pronto e con l’altra sì?”
“Questa domanda nasce da un confronto che ferisce l’autostima. Dobbiamo distinguere tra disponibilità (essere pronti) e compatibilità (essere giusti). Spesso l’ex non è ‘cambiato’, ha solo trovato un incastro che richiede meno sforzo o che si adatta meglio ai suoi limiti. La domanda utile non è cos’ha lei più di me? ma perché ero disposta ad aspettare chi non c’era? O, più semplicemente, accettare che non eravamo realmente adatti l’uno per l’altra”.

Evitate di misurate il vostro valore con le scelte dell’altro

Il confronto con l’ex che “riparte” subito può colpire duramente l’autostima. Come aiutarsi a non misurare il proprio valore attraverso la scelta – o la mancata scelta – dell’altro?
“Bisogna smettere di considerare l’altro come il giudice del nostro valore. Una strategia pratica è la ‘differenziazione del Sé’: investire energie in ambiti (lavoro, passioni, amicizie) dove l’ex non ha potere. È importante separare il fallimento del ‘progetto coppia’ dal valore intrinseco della propria persona”.

Non abbiate fretta di riempire la vostra solitudine

Guardando alla fase successiva alla rottura, quali sono i segnali che indicano una vera crescita post-relazionale?
“La vera maturazione si vede dalla capacità di stare nella solitudine senza l’urgenza di riempirla. Chi cresce cambia i criteri di scelta futuri e riconosce i propri schemi ripetitivi. Chi invece si tuffa subito in una nuova storia sta solo cambiando passeggero: senza un’elaborazione autentica, i nodi irrisolti si ripresenteranno identici al prossimo incrocio. La presenza dell’altro deve rappresentare un valore aggiunto, non una colla per i propri pezzi infranti”.

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