“Mi farò quarant’anni ma la verità deve emergere”, resta in carcere la madre della bambina di 2 anni morta a Bordighera
L’arresto non è stato convalidato, ma per il gip del Tribunale di Imperia c’è il rischio di inquinamento delle prove. Per questo Manuela Aiello, la 43enne accusata di aver ucciso la figlia di soli due anni, resta nella Casa Circondariale di Genova-Pontedecimo. Il giudice Massimiliano Botti ha emesso la misura cautelare ravvisando i gravi indizi di colpevolezza e l’inquinamento probatorio come esigenza cautelare. Era stata proprio lei a chiamare i soccorsi riferendo di aver trovato la bimba priva di sensi nella villetta a Bordighera, in provincia di Imperia. Gli accertamenti sul cadavere della piccola Beatrice avevano riscontrato dei lividi e la donna era stata arrestata per omicidio preterintenzionale. Nel frattempo, le altre due figlie di 9 e 10 anni sono state trasferite in un istituto.
La decisione è arrivata nel primo pomeriggio del 12 febbraio: in mattinata si era tenuto l’interrogatorio di convalida nel carcere di Imperia. La donna, assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Manuela Corbetta, si è collegata da remoto e ha risposto alle domande del giudice. In sua difesa, Aiello ha dichiarato di non aver mai usato violenza nei confronti delle figlie, descrivendole come le sue stesse ragioni di vita: “Mi farò quarant’anni, ma la verità deve emergere per forza”.
L’ipotesi più accreditata è che la madre abbia colpito la piccola con un corpo contundente. La donna invece sostiene che la bambina sia caduta dalle scale di casa, giovedì 5 febbraio. Sabato 7 febbraio la madre si sarebbe recata da un amico, nell’entroterra di Vallecrosia, portando con sé le tre figlie, dove si sarebbe fermata la notte. Domenica mattina sarebbe tornata a casa da sola, spiegando il fatto che le telecamere pubbliche l’hanno ripresa senza le bambine in auto. Poi avrebbe fatto la spesa e sarebbe tornata dall’amico, dove le figlie erano rimaste.
Lunedì mattina, prima di portare le bambine più grandi a scuola, si sarebbe avvicinata al lettino di Beatrice per prenderla e portarla dai nonni ma si sarebbe accorta che aveva difficoltà a respirare e avrebbe allertato i soccorsi. Anche secondo gli avvocati, “fino alla sera prima stava bene” e “aveva solo notato alcune difficoltà respiratorie e per quel motivo l’aveva sottoposta più volte all’aerosol”.
Per l’autopsia che sarà eseguita nei prossimi giorni, la difesa ha già incaricato un consulente e sta preparando il ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione dell’assistita: “Bisognerà capire quali sono le cause della morte, qual è il significato delle lesioni e se vi sia un nesso tra le lesioni e la morte” ha spiegato l’avvocato Di Giovanni. Al momento viene sostenuta anche l’ipotesi secondo cui la donna non sia stata in grado di compiere in modo corretto le manovre che il 118 le suggeriva al telefono. Il legale ha poi sollevando la possibilità che si potrebbe configurare lo scenario di abbandono di incapaci seguito dalla morte – come aveva chiesto il Pubblico ministero in via subordinata. Tuttavia, è necessario che non vi siano lesioni o percosse. “Potrebbe essere anche un atteggiamento colposo di negligenza nell’assistenza alle figlie”, ha concluso il legale.