“TikTok ormai dice ai ragazzi anche cosa mangiare, li spinge verso i cibi ultra-processati o diete estreme che rischiano di causare disturbi alimentari”: l’allarme nel nuovo studio
Per una parte crescente di adolescenti e giovani adulti, Tiktok, oltre a essere un social di intrattenimento, è anche una bussola informale che orienta cosa mettere nel piatto. A documentarlo è la ricerca From “For You” to the Fork: Tiktok’s Influence on Young Consumers’ Food Behaviours, pubblicata sull’International Journal of Consumer Studies e condotta da Oliwia Mizielska e Artur Strzelecki dell’University of Economics di Katowice, in Polonia. Lo studio si basa su un questionario online somministrato nel 2025 a 406 utenti attivi di Tiktok e mostra come i contenuti alimentari della piattaforma – video virali, trend, consigli nutrizionali semplificati o improvvisati – incidano concretamente sulle scelte quotidiane, spesso favorendo cibi ultra-processati e mode alimentari più che indicazioni fondate su evidenze scientifiche. Un’influenza tutt’altro che neutra, soprattutto in una fase della vita in cui il rapporto con il cibo e con il corpo è ancora fragile e in costruzione.
“Questi contenuti possono influenzare gli adolescenti perché arrivano in una fase in cui il rapporto con cibo e corpo è ancora in formazione – spiega al FattoQuotidiano.it la dottoressa Francesca Dominici, medico specialista in Scienze della Nutrizione -. Il rischio non è il singolo video, ma l’esposizione continua a modelli rigidi o irrealistici presentati come normali. I primi segnali di allarme possono includere restrizioni alimentari immotivate, un’eccessiva attenzione alle calorie, disagio nel mangiare in compagnia o variazioni rapide di peso e umore. Indicatori da non sottovalutare, anche quando non si parla ancora di disturbi alimentari conclamati”.
L’esperta: “Il problema è che i cibi ultra-processati sono onnipresenti”
Molti video virali promuovono alimenti ultra-processati o abitudini non equilibrate senza alcuna contestualizzazione nutrizionale. Con quali effetti concreti sulle scelte quotidiane di ragazze e ragazzi?
“L’esposizione a contenuti che mostrano cibi ultra-processati o bevande zuccherate non è di per sé il problema. Parliamo di ragazzi e giovani adulti, ed è normale che questi alimenti facciano parte della loro esperienza quotidiana. Il nodo critico è piuttosto lo squilibrio informativo, sui social questi cibi sono onnipresenti, mentre mancano contenuti altrettanto visibili che aiutino a inserirli in un’alimentazione varia ed equilibrata. Se un adolescente è esposto quasi solo a messaggi che associano certi alimenti a divertimento e successo, senza una solida educazione nutrizionale fornita da famiglia e scuola, finisce per costruire le proprie scelte su un’unica narrazione. I social non creano il problema, ma lo amplificano. Nel tempo questo può tradursi in abitudini ripetitive, non perché quei cibi siano ‘vietati’, ma perché diventano l’opzione più familiare, rendendo i ragazzi meno capaci di distinguere tra consumo occasionale e alimentazione quotidiana”.
I social alterano la percezione del corpo
L’uso massiccio di social media può avere effetti anche sulla percezione del corpo e sulle relazioni con il cibo. Quali strategie possono adottare genitori e scuola per contrastare le informazioni fuorvianti?
“Il tema si intreccia strettamente con la percezione corporea. I social amplificano il confronto sociale e propongono ideali estetici spesso irraggiungibili, collegandoli implicitamente a specifici comportamenti alimentari. Il cibo rischia così di diventare uno strumento di controllo del corpo più che di nutrimento. Per contrastare queste dinamiche, i genitori e la scuola dovrebbero puntare su educazione alimentare e digitale insieme, aiutando i ragazzi a riconoscere contenuti fuorvianti e pubblicità mascherata, senza ricorrere a divieti ma favorendo dialogo e spirito critico”.
Quanto Tiktok può essere un valido strumento
Esistono casi in cui i social network – incluso Tiktok – possono essere strumenti utili per promuovere abitudini alimentari sane? Se sì, quali caratteristiche deve avere un messaggio nutritivo per essere affidabile e benefico per un pubblico giovane?
“Sì, i social possono essere validi strumenti, soprattutto per intercettare un pubblico giovane che difficilmente si informa attraverso canali tradizionali. Tuttavia, perché un messaggio sia davvero benefico deve essere coerente con le evidenze scientifiche, senza promesse miracolistiche, comunicare complessità in modo semplice, ma non semplicistico, ed evitare estremismi, restrizioni inutili e modelli estetici come obiettivo implicito.
I contenuti più efficaci sono quelli che promuovono flessibilità, varietà e sostenibilità, aiutando i ragazzi a costruire competenze, non regole rigide. In questo senso, la presenza attiva e responsabile di professionisti della salute sui social può fare una reale differenza”.