Mediobanca, accelera la fuga dei gestori dei grandi patrimoni: pesano i dubbi sulla fusione con Mps
La fuga da Mediobanca dei gestori patrimoniali dei grandi clienti è arrivata persino alle orecchie dell’ufficio di Francoforte del Financial Times. Dopo il cambiamento dell’assetto di controllo dell’istituto di Piazzetta Cuccia, con il successo della scalata della cordata Mps Caltagirone Delfin, i cambi di casacca nel settore del private banking italiano – un fenomeno normale – sono accelerati: una dozzina di banchieri senior della banca fondata da Enrico Cuccia avrebbe lasciato per trasferirsi in Deutsche Bank. Altri ancora però nei mesi scorsi se ne erano andati verso lidi diversi, ad esempio Banca Sella ed Ersel. Tutti, o quasi, portandosi dietro la quota più alta possibile dei rispettivi clienti e ovviamente i loro patrimoni, tra i quali spiccano famiglie imprenditoriali e clientela con sostanziose ricchezze. A incentivare il fenomeno sono i timori di fusione tra Mps e Mediobanca e, in subordine, il rischio di vedere ridotte le proprie commissioni in caso di confluenza della rete di Siena sotto il cappello di Milano.
A ottobre ha lasciato Piazzetta Cuccia l’amministratore delegato Alberto Nagel e, nelle settimane successive, una parte significativa del team di private banking – inclusi quattro managing director – ha scelto di cambiare banca. Nonostante il fenomeno, Mediobanca (che non commenta) resta uno dei principali operatori italiani del settore. Nel frattempo il nuovo amministratore delegato di Mediobanca Alessandro Melzi d’Eril ha avviato la sua riorganizzazione manageriale dell’area private banking. Francesco Grosoli, amministratore delegato della controllata Cmb Monaco, prenderà anche il ruolo di responsabile dell’area di Mediobanca Private Banking, mentre Angelo Viganó, visto il suo passato di senior banker, si concentrerà sui clienti strategici della banca. Gian Luca Sichel, amministratore delegato delle due controllate Mediobanca Premier e Compass, assorbirà il ruolo di direttore generale di Mediobanca Premier. Marco Carreri, presidente di Mediobanca Premier, sarà senior advisor per la divisione Wealth Management, in cui si è concentrata la crescita dell’istituto negli ultimi 10 anni e che vale adesso il 26% dei ricavi.
Ma tra Mediobanca e Mps resta da sciogliere il nodo strategico: arrivare all’integrazione completa, con possibile delisting di Mediobanca, o mantenere le due realtà come entità separate. Una scelta che ha fatto scontrare le posizioni di chi tra i soci vorrebbe mantenere le situazioni separate, per poter incassare come dividendi i due miliardi che costerebbe a Mps un’Opa per la fusione, e dell’ad di Siena Luigi Lovaglio che vorrebbe invece la fusione per portare al massimo i benefici industriali dell’integrazione, promessi dal piano presentato ai mercati in occasione dell’Opa su Mediobanca. Intanto lunedì prossimo, 9 febbraio, il cda di Piazzetta Cuccia esaminerà i risultati della semestrale al 31 dicembre 2025, di raccordo tra l’esercizio annuale 1 luglio 2024 – 30 giugno 2025 e il prossimo esercizio annuale 2026, e delibererà sulla destinazione dell’utile di esercizio. Utile sul quale invece da Siena Lovaglio fa sapere che intende destinarlo tutto agli azionisti. Con scorno dei sindacati dei dipendenti di Mps, compresi i private banker, che rischiano di restare probabilmente senza bonus e premi di produzione.
Proprio in questo piano si inserisce in un quadro complesso. Già il 6 dicembre il Fatto aveva raccontato che dalle reti di Mediobanca se ne stavano andando numerosi professionisti attivi nelle Regioni più ricche del Nord, Lombardia Veneto e Piemonte, ma anche nell’area di Napoli, traslocati in aziende concorrenti come Sella ed Ersel. All’epoca fonti vicine alla banca sostenevano che in realtà il saldo dei professionisti della raccolta del risparmio, tra nuovi ingressi e uscite, nei 12 mesi da ottobre 2024 era ancora positivo e che si trattava di normali dinamiche di tutte le realtà nel settore del risparmio gestito. Ma a fine novembre, una volta incassati consistenti premi di produzione annuali (i bonus di fine anno possono arrivare anche a somme importanti, in funzione delle masse raccolte e degli obiettivi di budget), era scattata la grande fuga da Piazzetta Cuccia.
A ingenerare ulteriore confusione erano stati due incontri tenuti a fine anno dai manager di Mediobanca Premier, prima con i vertici delle reti e poi in una call online con tutti i 1.500 dipendenti, nei quali era stato annunciato l’arrivo da Siena di nuovi portafogli clienti, con il trasferimento al gruppo di Milano di tutte le gestioni patrimoniali di Siena sopra i 250 mila euro. La notizia aveva lasciato sconcertati i sindacati, usciti con una nota congiunta nella quale chiedevano come mai di questo piano non si fosse parlato nelle sedi deputate. Poi la banca con i sindacati aveva smentito l’operazione. Tra le reti di Rocca Salimbeni la notizia aveva sollevato molta preoccupazione e altrettanta aveva creato in Mediobanca Premier: l’ingresso di nuovi colleghi meno pagati potrebbe aver contribuito alle fughe, nel timore di rischi di un futuro allineamento verso il basso di compensi bonus e commissioni per i più remunerati professionisti milanesi.
A tenere banco c’era poi un’altra vicenda di carattere giudiziario. Secondo alcune fonti Alessandro Vagnucci, ex vicecapo del private banking di Mediobanca passato da pochi mesi a Intesa Sanpaolo come nuovo responsabile dei clienti chiave del private banking, è stato denunciato da Piazzetta Cuccia per i reati di rivelazione di segreti commerciali e accesso abusivo a sistema informatico. Secondo le stesse fonti Mediobanca ritiene che il suo ex dirigente sarebbe stato in sede di notte in modo anomalo nei due mesi prima delle dimissioni, mentre sarebbero avvenuti accessi al sistema informatico per stampare report relativi alla posizione di alcuni clienti con il trafugamento di documenti riservati. Né Intesa né Mediobanca avevano commentato, ma alcune fonti riferivano che sulla vicenda risultavano in corso indagini dalla Procura di Milano. Vagnucci aveva dichiarato: “Sono venuto a conoscenza di una presunta denuncia a mio carico solo attraverso gli articoli pubblicati nella giornata odierna (ieri, ndr) e non ho avuto alcuna comunicazione al riguardo. Ho sempre operato con la massima correttezza nello svolgimento della mia attività e, nel caso, sono certo di poterlo dimostrare”.