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Corona, “tu vuò fa” il trumpiano? Sta qui il paradosso di Falsissimo

C'è una cosa clamorosa secondo me che molti non hanno sottolineato a dovere. Il suo obiettivo è diventare un influencer "full accredited" alla Casa Bianca?
Corona, “tu vuò fa” il trumpiano? Sta qui il paradosso di Falsissimo
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Oggi la definizione di giornalismo è diventata necessariamente ampia, o forse è sempre stata ampia: non è più solo un mestiere regolato da un albo (una peculiarità quasi tutta italiana), ma un’attività legata all’indagine della realtà e alla divulgazione di fatti: dalle corse dei cavalli fino alla politica, economia e tutti i colori della cronaca, etc… Secondo questa visione, “il giornalista è chi il giornalista fa”, indipendentemente dal fatto che lo faccia in un programma televisivo o in una storia su Instagram. In questo contesto a mio avviso si inserisce “Falsissimo”, il canale YouTube di Fabrizio Corona, che si pone come il rovescio speculare della trasmissione di Canale 5 “Verissimo”.

Corona ha esplicitamente paragonato la sua situazione al famoso Editto Bulgaro del 2002, quando Silvio Berlusconi allontanò Biagi, Santoro e Luttazzi dalla Rai.

Se allora la censura era politica e a reti unificate, oggi si manifesta attraverso inibitorie preventive. Un tribunale di Milano ha ordinato a Corona di rimuovere i contenuti su Alfonso Signorini e gli ha vietato di diffonderne di nuovi, non per un reato già commesso, ma per quelli che “potrebbe” commettere in futuro. Mi ricorda la pre-crimine di un romanzo di Philip K. Dick (Minority report). Come sottolineato dall’editoriale di Marco Travaglio, è curioso che Corona sia stato punito in passato perché usava gli scoop per ricattare (non pubblicando) e ora venga punito perché invece sceglie di pubblicarli.

Sebbene Corona utilizzi uno stile che lui stesso definisce “trash”, rivendica di portare fatti, atti e documenti e prove. Il metodo: mentre accusa l’informazione Mediaset di essere diventata una “telenovela anni ’80” che trasforma la cronaca in show senza scoprire nulla di nuovo, le sue rivelazioni hanno portato a un’indagine reale su Signorini.

Per molti osservatori, se un’attività produce fatti, reazioni e indagini vere, è nei suoi aspetti anche “disturbante” è giornalismo, tutto il resto sono pubbliche relazioni (non ricordo chi l’ha detta questa frase ma è molto attuale e vera in quest’era dei social media). Poi però Fabrizio Corona non è un giornalista, questo è vero, e i suoi inciampi non sono pochi.

La cosa più clamorosa secondo me che molti non hanno sottolineato a dovere è che lui ha fatto intendere di cercare uno “scudo” internazionale. Riferisce durante un interrogatorio in Procura, di esser stato contattato da un inviato speciale di Trump (un suo amico!) che tra l’altro si dice sia quello che presentò Melania all’attuale presidente Usa.

L’obiettivo è diventare un influencer “full accredited” alla Casa Bianca? Una nuova categoria di accreditamento presidenziale che permette ai creatori di contenuti digitali di essere messo alla pari con i media tradizionali (che definiscono legacy) e parlare direttamente alle loro community.
Lascia intendere che potrebbe cercare di avere un lasciapassare digitale molto potente.

Qui il giornalismo non c’entra niente, qui rischia di trasformarsi in qualcos’altro. Barattare lo status di ribelle con una divisa nell’esercito digitale di un leader globale quasi ottantenne — che sta portando gli Usa verso una “guerra incivile” — non è un atto di libertà, ma solo un cambio di padrone. Un passaggio sull’Air Force One (l’aereo di stato presidenziale Usa) non è gratis per nessuno.

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