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Tutti gli errori dietro ai danni del ciclone Harry, a partire dai fondi Pnrr sottratti al Sud

Un fiume di denaro pubblico che doveva essere destinato ad opere strategiche, come la messa in sicurezza contro i pericoli del dissesto idrogeologico. Una grave occasione persa
Tutti gli errori dietro ai danni del ciclone Harry, a partire dai fondi Pnrr sottratti al Sud
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Il ciclone Harry che ha devastato, in particolare, la Sicilia orientale, la Calabria ionica centro meridionale e la Sardegna impone delle riflessioni. La prima riguarda la innegabile potenza inusuale della tempesta che dimostra ancora una volta, per chi si ostina ancora a negarla, la drammatica attualità dei cambiamenti climatici. I danni del ciclone sono stati tremendi: porti distrutti, infrastrutture ferroviarie pesantemente danneggiate, strade devastate, spiagge cancellate, case e lidi distrutti, centinaia di imbarcazioni e autovetture colpite, servizi resi inagibili.

I negazionisti dei cambiamenti climatici e coloro i quali si oppongono sistematicamente alle adozioni serie e concrete di misure tese ad affrontare le cause di questa tragedia ambientale sono da ritenere corresponsabili di questi eventi. Un’altra considerazione da fare è il cattivo utilizzo che istituzioni centrali e locali hanno fatto delle eccezionali risorse destinate al nostro Paese con i fondi Pnrr del dopo Covid. Un fiume di denaro pubblico che doveva essere destinato soprattutto ad opere strategiche, come la messa in sicurezza per scongiurare i pericoli incombenti del dissesto idrogeologico. Una grave occasione persa con evidenti responsabilità politiche.

Inoltre non può negarsi la differenza inaccettabile e discriminatoria di risorse economiche destinate maggiormente al nord del Paese invece che al Sud. Deplorevole, poi, deve considerarsi la condotta del governo Meloni e della sua maggioranza che hanno deciso, anche in violazione della Costituzione, di aumentare spaventosamente la spesa militare, non per ragioni difensive ma offensive, a discapito di fondi da destinare per garantire i diritti fondamentali delle persone costituzionalmente protetti, tra cui il diritto alla sicurezza, alla salute e all’ambiente. Sono da considerare traditori della Costituzione sul piano etico, politico e giuridico.

Non possono sottacersi, però, le gravi e stratificate responsabilità ai diversi livelli regionali e territoriali. Difatti, governi regionali e locali, di colori politici apparentemente diversi, che hanno adottato negli anni norme e provvedimenti che hanno danneggiato sul piano urbanistico, territoriale, ambientale e paesaggistico aree che andavano invece salvaguardate. E come, invece, amministratori pubblici che hanno operato coraggiosamente in difesa dei propri territori sono stati pesantemente ostacolati da poteri forti politici, economici e non di rado mafiosi, che agiscono con obiettivi speculativi e di profitti illeciti.

Così come la cancellazione del reato di abuso d’ufficio rende molto spuntata ed inoffensiva la possibilità della magistratura di intervenire quando vi siano condotte che mettono in pericolo la sicurezza delle persone e dei territori. Ovviamente in questo quadro da scena di crimini ambientali non si possono negare anche le responsabilità di soggetti privati che non hanno esitato a realizzare opere e condotte incoscienti, talvolta scellerate e non di rado illegali.

Da ultimo, il silenziatore che si sta mettendo per coprire quanto accaduto è davvero nauseante unitamente alle inadeguate risorse economiche che sinora il governo ha stanziato. Di notte trovano soldi per armi e guerre, si rendono anche complici di genocidi, per il resto gli italiani possono aspettare, soffrire, soccombere, se poi sono meridionali ancora di più. E si definiscono pure sovranisti e patrioti, ma sarebbe meglio qualificarli traditori.

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