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Tatuaggi, in arrivo regole più stringenti per equipararli a trattamenti estetici invasivi. Ecco cosa cambierà

la professoressa Pucci Romano ha fatto chiarezza sui rischi dei tatuaggi e l'iter di ingresso del tema nella sanità pubblica
Tatuaggi, in arrivo regole più stringenti per equipararli a trattamenti estetici invasivi. Ecco cosa cambierà
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Il tema dei tatuaggi entra ufficialmente nel campo della sanità pubblica. È infatti allo studio un decreto che, all’interno delle misure per la prevenzione del melanoma e dei tumori della pelle, introduce regole più stringenti per il mondo dei tatuaggi, fino a equipararli, sotto il profilo sanitario, a veri e propri trattamenti estetici invasivi. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la tutela della salute, aumentare la consapevolezza dei cittadini e ridurre i rischi legati sia ai pigmenti utilizzati sia alla possibile difficoltà di individuare precocemente lesioni sospette sulla pelle tatuata.

Tra le novità più discusse c’è l’ipotesi di rendere obbligatorio il consenso informato prima dell’esecuzione di un tatuaggio, con informazioni chiare sui potenziali rischi dermatologici, sulle controindicazioni e sulla necessità di controlli nel tempo. Una scelta che solleva interrogativi non banali: quanto questa stretta normativa potrà incidere davvero sulla prevenzione del melanoma? E quanto il dibattito sui tatuaggi riflette una crescente attenzione – ma anche una certa confusione – nel rapporto tra pratiche estetiche, salute della pelle e diagnosi precoce dei tumori cutanei? Ne abbiamo parlato con la professoressa Pucci Romano, Dermatologa e Presidente di Skineco, Associazione scientifica internazionale di ecodermocompatibili, per capire cosa c’è di scientificamente fondato e cosa invece rischia di restare solo sulla carta.

La Dermatologa: “C’è anche una responsabilità dell’operatore”

Professoressa Romano, il decreto introduce l’obbligo del consenso informato per i tatuaggi. Dal punto di vista dermatologico è una misura davvero utile o c’è il rischio che resti solo un passaggio burocratico?
“Il rischio che il consenso informato sia soltanto un adempimento burocratico esiste, inutile negarlo. Molto dipende però da chi lo somministra. Se l’operatore spiega davvero, in modo dettagliato e comprensibile, a chi vuole tatuarsi quali sono i possibili rischi e gli eventuali effetti collaterali, allora il consenso informato può avere un valore reale. In questo senso diventa anche un compito e una responsabilità dell’operatore, che dovrebbe essere adeguatamente qualificato”.

Uno dei punti centrali del decreto è il legame tra tatuaggi e melanoma. Esistono evidenze scientifiche che dimostrino un aumento del rischio di melanoma nei tatuati?
“Ad oggi non esistono dati che dimostrino una relazione di causalità tra tatuaggio e insorgenza di melanoma. Il problema vero non è tanto che il tatuaggio provochi il melanoma, quanto il fatto che possa coprire un neo a rischio. Un neo displastico, o addirittura una lesione già in evoluzione verso un melanoma, può essere mascherato dal tatuaggio e quindi non essere notato”.

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