“Corpi politici”, il podcast che “vuole portare la disabilità fuori dalla narrazione pietistica e dentro il dibattito pubblico”
Un inedito podcast che parla di disabilità con persone con disabilità attraverso una serie di focus su alcune tematiche fondamentali per una dignitosa qualità di vita da garantire a tutti senza esclusioni e discriminazioni. È online “Corpi Politici”, il programma con contenuti audio-video dell’Associazione Luca Coscioni, ideato e condotto dalla giornalista Valentina Tomirotti, attivista con disabilità motoria, insieme al co-autore Michele Michelazzo. Si tratta di un viaggio narrativo che intreccia in particolare le esperienze delle persone con disabilità e le battaglie portate avanti dalla Coscioni. “L’idea di Corpi Politici nasce da un’esigenza di portare la disabilità fuori dalla narrazione pietistica e dentro il dibattito pubblico”, dice a ilfattoquotidiano.it Tomirotti. “Parliamo di corpi, diritti e scelte che incidono concretamente sulla qualità della vita delle persone. È un podcast che nasce dall’incontro tra giornalismo e attivismo, con l’obiettivo di raccontare la disabilità come questione politica, culturale e sociale, non come fatto individuale”. La prima stagione della trasmissione digitale – composta da quattro episodi – affronta altrettanti temi centrali per la quotidianità e i diritti delle persone con disabilità: accessibilità, ausili, vita indipendente e mobilità. Il podcast è disponibile da dicembre sulle principali piattaforme audio come Spotify e in versione video anche su YouTube.
Per i promotori risulta “fondamentale” parlare di argomenti essenziali per le persone con disabilità con “competenza e senza pietismo, perché non stiamo parlando di temi tecnici ma di diritti umani”, spiega la co-conduttrice. Accessibilità, vita indipendente e mobilità ad esempio determinano se una persona può studiare, lavorare, amare, partecipare alla vita sociale. “Finché questi diritti non saranno garantiti”, aggiunge Tomirotti, “continueremo ad avere cittadini di serie A e di serie B”. Tomirotti e Michelazzo hanno ragionato su un nome, “Corpi politici”, che rappresentasse la realtà, “perché i corpi delle persone con disabilità sono da sempre regolati, controllati e spesso esclusi dalle decisioni. Chiamarli ‘politici’ – continua Tomirotti – significa rivendicare il loro diritto a esistere, scegliere e partecipare. Il corpo diventa così luogo di conflitto, ma anche di autodeterminazione”.
Come giornalista conduttrice del podcast insieme alla Coscioni la “complessità maggiore vissuta”, spiega a ilfattoquotidiano.it Tomirotti, “è stata trovare un equilibrio tra racconto personale e rigore giornalistico, evitando semplificazioni e retorica. Alcuni temi trattati sono profondamente sensibili e richiedono responsabilità, ascolto e precisione. L’obiettivo condiviso con l’Associazione Coscioni è stato quello di informare, aprire domande e generare consapevolezza, portando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra corpo, diritti e libertà”. Negli anni, l’approccio della Coscioni ha contribuito a ottenere risultati significativi. Tra questi, il caso di Christian Durso, giovane con disabilità motoria grave, che grazie a un ricorso ha potuto diventare il primo studente universitario de La Sapienza a frequentare il corso di Giurisprudenza ed effettuare esami da remoto. Un altro tema assai significativo è quello dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), su cui l’avvocato Alessandro Gerardi ha ottenuto importanti pronunce dei tribunali di Santa Marinella e Catania, confermando l’obbligo per i Comuni di dotarsi di piani di accessibilità completi e vincolanti. Un podcast che non è rivolto esclusivamente alle persone con disabilità ma un più vasto pubblico, uscendo dai confini degli esperti in materia e degli addetti ai lavori. “Corpi politici”, afferma Tomirotti, “non parla di ‘altri’ ma di tutti noi. Racconta un sistema che funziona solo per alcuni e lascia indietro molti. Rappresenta un invito a cambiare sguardo”, conclude l’attivista, “a riconoscere privilegi da cancellare e mancanze, e a capire che i diritti delle persone con disabilità migliorano la qualità della vita dell’intera società”.