Calciomercato, cosa c’è dietro i due ribaltoni del weekend: En-Nesyri non va alla Juve e Romagnoli resta alla Lazio
Cambi di rotta improvvisi, colpi di scena. Delusioni. Juventus e Lazio vivono momenti a fasi alterne sul mercato. C’è chi di base sorride di più, perché al netto di operazioni che non sono state fatte, ha trovato la sua quadratura del cerchio: Spalletti e l’avventura in bianconero sta procedendo nel migliore dei modi, anche senza quella punta (e con Vlahovic infortunato) che con il suo solito modo di fare un po’ scanzonato, ma molto schietto, l’allenatore ha ribadito essere necessaria dopo la vittoria rotondissima contro il Napoli. “McKennie può giocare in quel ruolo e ve lo dimostrerò”, ha detto. “Certo che avere uno con le caratteristiche di Hojlund a volte potrebbe farci comodo”. Hojlund che vagamente somiglia a Vlahovic – la cui avventura in bianconero è ai titoli di coda, al netto di tutto – e che per struttura fisica (più che per caratteristiche) poteva assomigliare a En-Nesyri del Fenerbahçe. Sorride invece molto di meno Sarri, perché si vede la squadra smantellata e non le manda a dire al suo presidente Lotito. A questo, si è aggiunto anche il caso Romagnoli. Che non sarà per niente facile da gestire.
“Ci pensi? No grazie”
In casa Juventus la delusione è molta per come si è sviluppata l’operazione En-Nesyri. L’attaccante marocchino sembrava in pugno, anche se il ds Ottolini era stato molto prudente: per questo era rimasto in Turchia fino a sabato, perché aveva capito che senza qualcosa di concreto in mano, il giocatore si sarebbe anche potuto perdere. Ma quando è rientrato a Torino, gli era stato fatto capire che davvero fosse tutto a posto. E invece no. En-Nesyri in qualche modo ci ha ripensato, ha chiesto ancora un po’ di tempo perché l’idea di tornare al Siviglia (dove ha vinto anche un’Europa League) a titolo definitivo gli piace di più rispetto al prestito con diritto di riscatto a circa 20 milioni di euro che ha messo sul tavolo la Juve. “Un’operazione ad acquisto è esclusa” ha detto Chiellini nel pre della partita contro il Napoli. “Per noi, la trattativa è chiusa”. Dove la parola ‘trattativa’ si può quasi sostituire a ‘porta’, nel senso che ai bianconeri questo comportamento proprio non è piaciuto: il giocatore deve essere convinto della destinazione, sentirsi parte di un progetto di rifondazione che con Spalletti, dopo anni un po’ turbolenti, sembra davvero ricominciato. Cosa succederà ora? Difficile pensare a un riavvicinamento tra le parti. Anzi, sembra proprio impossibile. I bianconeri valutano altre strategie: da Chiesa come vice Yildiz e tanti saluti alla punta, all’ipotesi Zirkzee, che il Manchester United però lascerebbe partire di fronte a molti più soldi. Ma il tempo comincia a stringere.
Patata bollente
E stringe per tutte, Lazio compresa. I biancocelesti si sono regalati l’arrivo di Maldini (prestito a 1 milione più 500mila di bonus e 14 milioni di euro di diritto di riscatto), ma a Sarri questo non basta. Non perché l’allenatore sia capriccioso, anzi, ma perché sempre di più gli sembra che il “ridimensionamento” di cui lui stesso ha parlato sia una realtà concreta di questo calciomercato. Che si è sbloccato, ma che pare molto più orientato alla monetizzazione, che all’investimento. Via Castellanos, via Guendouzi e via Romagnoli. Anzi, no. Il giocatore aveva accettato l’Al-Sadd di Roberto Mancini, aveva detto che quella con il Lecce sarebbe stata la sua ultima partita. Aveva salutato tutti, nonostante la preoccupazione dell’allenatore che candidamente aveva fatto capire questa cosa: “Senza di lui, prenderemo più gol. Perché chiunque lo sostituirà, pur bravo che sia, avrà bisogno di tempo per capire le mie richieste”. Ieri, un comunicato della Lazio ha detto che il giocatore non è mai stato sul mercato, scaricando di fatto la patata bollente proprio sull’allenatore, che ora dovrà far trovare a Romagnoli le giuste motivazioni. Non è tanto una questione di feeling con la piazza, che c’è sempre stato, ma proprio di opportunità di carriera: Romagnoli è in scadenza nel 2027, la Lazio non gli ha mai proposto prolungamenti o adeguamenti e non sembra intenzionata a farlo, e i qatarioti offrivano una cifra veramente molto significativa. Il difensore resta, sì, ma è come se ripartisse da zero. E Sarri a Lotito l’ha detto chiaramente: “Non si dica che i giocatori vanno via perché non hanno un buon rapporto con me”. È la puntata, ennesima, di una telenovela che ha la finestra delle operazioni di gennaio come pretesto, ma che molto più in profondità sembra raccontare di un rapporto logoro. Dimissioni? Non se ne parla. Almeno fino al prossimo mercato…