Minneapolis, testimoni: “Alex Pretti era disarmato quando è stato ucciso dall’Ice”. Nyt: “In mano aveva un cellulare, non una pistola”
Solo una forte ondata di gelo è riuscita a fermare le proteste a Minneapolis, dopo che l’Ice ha ucciso un uomo di 37 anni. Si chiamava Alex Jeffrey Pretti ed era un infermiere di terapia intensiva presso il dipartimento governativo per i veterani. Cittadino statunitense senza precedenti. Le manifestazioni sono andate avanti per ore, poi la temperatura, scesa fino a -23 gradi, ha costretto la folla a disperdersi.
Per gli agenti della Border Patrol, Pretti era un terrorista che voleva “massacrare” le forze dell’ordine, ma le immagini sembrano contraddire apertamente questa versione. Testimoni che hanno assistito all’omicidio e filmati raccontano un’altra verità rispetto a quella fornita dal dipartimento di sicurezza, secondo cui Pretti sarebbe stato armato al momento della colluttazione. Il New York Times scrive che l’uomo aveva in mano un cellulare (come mostra l’immagine a fianco pubblicata dal giornale), non una pistola. Il giornale ha analizzato i video che riprendono la sparatoria: “Non c’è traccia che abbia estratto l’arma, né che gli agenti sapessero che ne avesse una finché non è stato immobilizzato sul marciapiede“.
La ricostruzione del New York Times – Secondo l’analisi dei video fatta dal quotidiano, inizialmente un gruppo di manifestanti parla con un agente, mentre Pretti “sembra filmare la scena con il suo telefono e dirigere il traffico”. Fino a quando gli agenti si avvicinano e lo costringono a terra: a quel punto uno di loro inizia a respingere i manifestanti e spruzza contro di loro spray al peperoncino. Pretti in quel momento ha le mani bene in vista: in una tiene il telefono, mentre l’altra verso l’alto cerca di proteggersi dalla sostanza urticante. Prova ad aiutare una donna a rialzarsi, ma viene strattonato dagli agenti. Poi con manovre decise e rapide alcuni uomini dell’Ice lo mettono in ginocchio e lo colpiscono fino a immobilizzarlo. Otto secondo dopo qualche agente urla che Pretti ha una pistola. Uno di loro estrae una’arma che potrebbe essere quella di Pretti: l’infermiere, nel frattempo, ha le braccia bloccate vicino alla testa. A quel punto “un altro agente punta la sua arma alla schiena di Pretti e sembra sparare un colpo a distanza ravvicinata. Poi sembra continuare a sparare al signor Pretti, che crolla a terra. Un terzo agente estrae un’arma. Entrambi gli agenti sembrano sparare altri colpi a Pretti, che giace immobile. In totale, sembra che siano stati sparati almeno 10 colpi nell’arco di cinque secondi“.
Le incognite sull’arma – Il Minnesota Star Tribune scrive che il tipo di arma che il Dipartimento per la Sicurezza Interna afferma che Pretti portasse con sé quando è stato ucciso è una Sig Sauer P320 calibro 9 mm, una “pistola popolare e frequentemente portata dalle forze armate e dalle forze dell’ordine statunitensi”. Sebbene Pretti avesse il porto d’armi, prosegue il giornale, non è ancora stato dimostrato che l’arma mostrata in un’immagine pubblicata sui social dal Dipartimento fosse effettivamente la sua. Il quotidiano di Minneapolis osserva inoltre: “Anche gli agenti federali, tra cui l’Immigration and Customs Enforcement (Ice), portano P320, così come molti agenti delle forze dell’ordine statali e locali”.
Testimoni: “Stava cercando di aiutare una donna e gli hanno sparato” – Una dei testimoni, una donna che ha filmato la sparatoria da dietro Pretti, ha raccontato di essere arrivata sulla scena mentre si recava al lavoro come animatrice per bambini, spiegando di voler documentare le azioni dell’ICE nella comunità. La donna ha testimoniato di non aver mai visto alcun segno che Pretti impugnasse una pistola: “Gli agenti hanno tirato l’uomo a terra. Non l’ho visto toccare nessuno di loro – non era nemmeno girato verso di loro. Non sembrava che stesse cercando di resistere, solo di aiutare la donna ad alzarsi. Non l’ho visto con una pistola. Lo hanno buttato a terra. Quattro o cinque agenti lo avevano a terra e hanno iniziato a sparargli. Gli hanno sparato così tante volte… non so perché gli abbiano sparato. Stava solo aiutando. Ero a un metro e mezzo da lui e gli hanno sparato…” La donna ha aggiunto: “Ho letto la dichiarazione del DHS su quanto accaduto ed è errata. L’uomo non si è avvicinato agli agenti con una pistola. Si è avvicinato con una macchina fotografica. Stava solo cercando di aiutare una donna ad alzarsi e loro lo hanno buttato a terra. Ho paura. Sono passate solo poche ore da quando hanno sparato a un uomo proprio davanti a me, e non me la sento di tornare a casa perché ho sentito che gli agenti mi stavano cercando. Non so cosa faranno gli agenti quando mi troveranno. So solo che non stanno dicendo la verità su quello che è successo.”
Il medico: “Gli agenti dell’Ice mi hanno impedito di soccorrerlo” – Il secondo testimone, un medico di 29 anni che osservava la scena dalla finestra del suo appartamento vicino al luogo della sparatoria, ha confermato che Pretti urlava contro gli agenti ma non lo hanno visto aggredire gli ufficiali né brandire alcuna arma. Il medico ha aggiunto che, quando ha tentato di prestare soccorso, inizialmente gli è stato impedito di intervenire: “All’inizio gli agenti dell’ICE non mi hanno lasciato passare. Ma nessuno degli agenti vicino alla vittima stava praticando la rianimazione cardiopolmonare, e ho capito che la vittima era in condizioni critiche. Ho insistito perché gli agenti mi lasciassero visitarlo. Quando alla fine mi hanno lasciato passare, sembravano contare le ferite da arma da fuoco invece di prestare soccorso”. Secondo il testimone, la vittima presentava almeno tre ferite da arma da fuoco sulla schiena, oltre a una nella parte superiore sinistra del torace e un’altra possibile al collo. “Ho controllato il polso, ma non l’ho sentito”. La vittima – ha raccontato- presentava “almeno tre ferite da arma da fuoco sulla schiena” oltre a una nella parte superiore sinistra del torace e un’altra possibile ferita da arma da fuoco al collo.
Walz: “Non ci si può fidare del governo federale per le indagini” – Il governatore del Minnesota Tim Walz ha definito la sparatoria “orribile” e ha chiesto alle autorità statali di condurre le indagini. “Non ci si può fidare del governo federale per guidare questa indagine. Se ne occuperà lo Stato, punto e basta”, ha detto Walz in una conferenza stampa. Le autorità federali hanno impedito agli investigatori locali di indagare congiuntamente sulla morte di Good. Ieri un senatore repubblicano ha chiesto un’indagine congiunta sulla sparatoria. “Gli eventi di Minneapolis sono incredibilmente inquietanti. La credibilità dell’ICE e del DHS è in gioco”, ha scritto il senatore repubblicano della Louisiana Bill Cassidy su X. “Ci deve essere un’indagine congiunta completa a livello federale e statale. Possiamo fidarci del popolo americano e della verità.”