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Referendum, 150 sindaci firmano un appello per il No: “La riforma non incide sulle vere emergenze della giustizia”

Autonomie Locali Italiane: "Intervenire sui nodi strutturali irrisolti". Tra i primi firmatari Roberto Gualtieri (Roma), Gaetano Manfredi (Napoli), Stefano Lo Russo (Torino), Vito Leccese (Bari), Matteo Lepore (Bologna), Massimo Zedda (Cagliari), Sara Funaro (Firenze), Silvia Salis (Genova)
Referendum, 150 sindaci firmano un appello per il No: “La riforma non incide sulle vere emergenze della giustizia”
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Oltre 150 sindache e sindaci hanno firmato un appello promosso da Autonomie Locali Italiane (Ali) e dal Comitato della società civile per il No alla riforma costituzionale sulla giustizia. Fra loro Roberto Gualtieri (Roma), Gaetano Manfredi (Napoli), Stefano Lo Russo (Torino), Valentina Cuppi (Marzabotto), Vito Leccese (Bari), Matteo Lepore (Bologna), Massimo Zedda (Cagliari), Sara Funaro (Firenze), Silvia Salis (Genova) e Vittoria Ferdinandi (Perugia). “Continuano ad arrivare in queste ore nuove sottoscrizioni da amministratrici e amministratori locali di tutta Italia”, fa sapere Ali, “a conferma di una forte e diffusa preoccupazione nel mondo dei Comuni rispetto a una riforma che non affronta i problemi reali del sistema giudiziario”.

Nel documento, i primi cittadini ricordano di aver giurato sulla Costituzione e di sentire quindi “il dovere di esprimere pubblicamente la propria contrarietà a una riforma che, pur non incidendo sulle vere emergenze della giustizia, interviene sull’assetto costituzionale della magistratura“. L’appello evidenzia come la riforma ponga al centro una ‘non questione’, quella della separazione delle carriere, già oggi fortemente limitata e riguardante una percentuale minima di magistrati, mentre rischia di indebolire il principio della magistratura come corpo unico fondato su una comune cultura della giurisdizione e sulla ricerca della verità, anche nell’interesse dell’indagato. Forte contrarietà viene inoltre espressa nei confronti del meccanismo del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno, ritenuto “lesivo del principio di responsabilità delle scelte e potenzialmente in grado di aumentare la dipendenza della magistratura dalla politica”.

“Le amministratrici e gli amministratori locali chiedono invece al Governo e al Parlamento di intervenire sui nodi strutturali irrisolti: dal sottodimensionamento degli organici alla carenza di personale amministrativo, dalla modernizzazione delle infrastrutture informatiche alla riduzione dell’arretrato, fino alla necessità di una normativa più chiara e coerente, che oggi spesso mette in difficoltà cittadini ed enti locali”.

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