Tre morti sul lavoro in poche ore a Livorno, Avezzano e Palermo. La Cgil: “È un operaicidio”, la Cisl: “Emergenza nazionale”
Non si ferma mai la conta dei morti sul lavoro in Italia. Tre gli incidenti costati la vita a operai impegnati nelle mansioni quotidiane. Un ‘operaicidio’, per utilizzare le parole della Cgil, che segna l’ennesima giornata di sangue nei cantieri italiani, questa volta in Abruzzo, Toscana e Sicilia. Una “emergenza nazionale” per la Cisl – che mette spalle al muro “chi ha responsabilità” affinché “agisca subito” sui fronti della prevenzione e del controllo. L’ennesima ferita, come ha detto il sindaco di Livorno, “non degna di un Paese civile”.
Venerdì mattina, a Livorno, un operaio di 50 anni è rimasto schiacciato da una gru. L’incidente è avvenuto alle 9, in via Piombanti. L’uomo, ucciso dal peso del macchinario nel momento dello scarico, lavorava in un’azienda nella città toscana. Vani i tentativi dei soccorsi da parte della Svs e delle due ambulanze presenti insieme a un medico e a un infermiere. Sul posto in aiuto anche l’automedica dell’Asl. La vittima stava lavorando per un’impresa privata – di cui è ignoto il nome – nel quartiere Shangai.Presente sul luogo dell’accaduto anche la polizia, che ora lavorerà nelle indagini per stabilire dinamica e possibili responsabilità nella tragedia. “La tragedia accaduta questa mattina è un fatto inaccettabile e ci impone di proseguire con il massimo impegno a tutela della dignità e della sicurezza di chi lavora” hanno dichiarato il presidente della regione Toscana Eugenio Giani e l’assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi.
Nella notte tra giovedì e venerdì, invece, è morto ad Avezzano (L’Aquila) l’operaio di 58 anni arrivato in ospedale in gravissime condizioni ieri sera a seguito di un incidente in un cantiere di Petrella Liri Di Cappadocia, sempre nell’Aquilano, aperto per la realizzazione di una centrale idroelettrica. L’uomo era di origine romena e lavorava per la costruzione di un vaso idrico adibito alla raccolta dell’acqua piovana. Le emorragie e i molteplici traumi – dovuti, anche qui, a seguito del ribaltamento di un mezzo meccanico (un Bobcat) – erano troppo gravi, e nonostante un intervento chirurgico lungo e complesso l’uomo è morto.
Aveva 40 anni, invece, l’operaio che nel pomeriggio è morto dopo la caduta da un’impalcatura dentro il capannone di una ditta nel quartiere Brancaccio di Palermo mentre eseguiva delle riparazioni. A dare l’allarme sono stati i colleghi di lavoro, ma quando i soccorsi sono arrivati sul posto per Alessio La Targia non c’era più nulla da fare. Sono in corso gli accertamenti degli investigatori per capire se l’uomo indossasse o meno i dispositivi di protezione per lavorare in quota. Per questo è stata anche disposta l’autopsia. “L’ennesima sconfitta per tutto il mondo del lavoro. Piangiamo un’altra vittima a Palermo, siamo stanchi delle sole parole di solidarietà, chi ha le responsabilità deve agire subito, vogliamo i fatti sul fronte della prevenzione e dei controlli”, sono le parole dei vertici della Cisl locale.
Solo giovedì, nel Torinese, è morto un operaio 25enne, rimasto incastrato nel macchinario adibito al taglio del fieno. Tre giorni fa, a Dovera (Cremona), un autista è stato seppellito dal carico di mais che doveva consegnare a un’azienda del posto. Sono solo alcuni dei casi avvenuti da inizio del nuovo anno.
Immagine d’archivio