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“Indagine può estendersi. Nessuna ragione per un procuratore speciale”, la repliche degli inquirenti di Sion agli avvocati di parte civile

Le richieste di ampliamento dell'inchiesta sulla strage di Crans-Montana arrivano dalle parti civili, con oltre 130 vittime che chiedono giustizia e trasparenza. Intanto, due dei ragazzi feriti sono stati dimessi dall'ospedale Niguard
“Indagine può estendersi. Nessuna ragione per un procuratore speciale”, la repliche degli inquirenti di Sion agli avvocati di parte civile
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Le indagini sull’incendio che ha devastato il Constellation di Crans-Montana nella notte di Capodanno, causando la morte di 40 persone e il ferimento di oltre 100 persone, potrebbero presto allargarsi. L’Ufficio del Ministero Pubblico del Cantone Vallese ha, infatti, dichiarato che non sono da escludere nuove responsabilità penali, seppure al momento solo i proprietari del locale, Jacques e Jessica Moretti, risultano indagati per omicidio, lesioni e incendio colposi. I due coniugi, interrogati, hanno respinto ogni addebito scaricando su comune, camerieri e altri le responsabilità. La procura ha precisato che non vi sono attualmente motivi per nominare un procuratore straordinario, nonostante le richieste da parte degli avvocati delle parti civili, che da settimane sollecitano una gestione più diretta e trasparente dell’inchiesta e hanno addirittura presentato una istanza di ricusazione. I legali hanno segnalato una serie di violazioni “procedurali”, mancate perquisizioni e sequestri in grave ritardo dei dispositivi degli indagati.

Le pressioni delle famiglie delle vittime si sono intensificate, con oltre 130 parti civili che si sono costituite per chiedere giustizia. Secondo quanto riferito dalla procuratrice generale Béatrice Pilloud, l’indagine prosegue regolarmente sotto la supervisione dell’Ufficio Centrale del Ministero Pubblico del Cantone Vallese, e non ci sono al momento motivazioni giuridiche che giustifichino un intervento esterno. Tuttavia, l’insistenza degli avvocati delle parti civili potrebbe spingere per un’ulteriore estensione dell’inchiesta, al fine di includere eventuali altre figure ritenute responsabili.

Le accuse e le difese

Jacques Moretti, il proprietario del Constellation, è al centro delle indagini. Il suo avvocato, Patrick Michod, ha cercato di ribattere alle accuse, sostenendo che la schiuma fonoassorbente, ritenuta la causa del rogo, fosse ben visibile durante i controlli di sicurezza e che non fosse stata considerata pericolosa. “Se il mio cliente avesse saputo della pericolosità della schiuma, avrebbe preso volontariamente un rischio”, ha dichiarato Michod, rispondendo alle accuse di negligenza. L’avvocato ha anche smentito alcune voci diffuse nei media, come quella riguardante una fuga con la cassa e il presunto finanziamento in contanti per l’acquisto di beni immobili. Voci che, secondo la difesa, sono completamente infondate e che rischiano di compromettere la serenità dell’indagine.

Nonostante le parole di difesa, il passato giudiziario di Jacques Moretti rimane una questione controversa. Condannato nel 2008 per sfruttamento della prostituzione e multato nel 2016 per lavoro nero, l’imprenditore ha visto la sua storia passata sollevare dubbi sulla sua condotta anche nel caso attuale. La difesa, tuttavia, ha cercato di minimizzare questi episodi, sostenendo che non abbiano rilevanza per l’inchiesta, concentrandosi piuttosto sugli eventi legati alla strage del Constellation.

La posizione delle parti civili

Gli avvocati delle 130 parti civili coinvolte nel caso non hanno alcuna intenzione di lasciare che l’inchiesta venga ridotta alla sola responsabilità dei proprietari del locale. Pur riconoscendo che i Moretti siano i principali accusati, molti di questi legali stanno facendo pressione affinché l’indagine venga estesa a tutte le figure coinvolte nella sicurezza e nella gestione del locale, compresi eventuali fornitori e responsabili dei controlli. La rabbia e la frustrazione per la perdita delle persone care non si limitano a chiedere risarcimenti, ma mirano anche a fare luce su tutte le responsabilità che potrebbero esserci dietro la tragedia. “La verità deve emergere in ogni sua parte, e se altri sono responsabili, devono essere chiamati a rispondere”, ha affermato uno degli avvocati delle vittime, che ha preferito rimanere anonimo.

Le famiglie delle vittime, rappresentate da circa una cinquantina di legali, stanno seguendo attentamente ogni passo dell’indagine, con l’obiettivo di evitare che la ricerca della verità venga ostacolata da eventuali ombre sul comportamento delle autorità locali o di altri soggetti legati alla gestione del locale. Per questo motivo, non è escluso che, a breve, possano essere richieste nuove perizie tecniche o l’audizione di ulteriori testimoni che possano chiarire le dinamiche dell’incendio.

Le dimissioni dei ragazzi e il recupero fisico

Nel frattempo, due dei ragazzi ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano sono stati dimessi questa mattina. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha confermato che i due giovani, studenti di licei scientifici milanesi, sono riusciti a superare la fase acuta della loro condizione, anche se il percorso di recupero sarà lungo. I medici stimano che i ragazzi possano tornare a scuola tra un paio di settimane, seppur con la necessità di proseguire le cure riabilitative. Uno dei due ragazzi era stato trasferito da Sion il 1° gennaio, mentre l’altro era stato portato a Milano il 2 gennaio. Ieri da Zurigo è arrivata una buona notizia, la 15enne di Biella è stata svegliata e ha parlato con la famiglia. Anche nel suo caso la prognosi è riservata e l’adolescente resta ricoverata in terapia intensiva.

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