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“Elsa ha aperto gli occhi e ci ha riconosciuti”: parla Lorenzo Rubino, il papà della 15enne sopravvissuta al rogo di Crans Montana e ricoverata a Zurigo

La 15enne di Biella ricoverata a Zurigo apre gli occhi dopo 22 giorni. Il padre Lorenzo: “È stata un’emozione inimmaginabile, ma la situazione resta delicata”
“Elsa ha aperto gli occhi e ci ha riconosciuti”: parla Lorenzo Rubino, il papà della 15enne sopravvissuta al rogo di Crans Montana e ricoverata a Zurigo
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“Elsa ha aperto gli occhi e ci ha riconosciuti”. È con queste parole che Lorenzo Rubino racconta il primo segnale arrivato dall’ospedale di Zurigo, dove la figlia quindicenne è ricoverata da oltre tre settimane dopo essere rimasta gravemente ferita nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana.

La ragazza, studentessa di Biella, si è svegliata dal coma dopo 22 giorni: “È stata una giornata positiva perché Elsa ci ha riconosciuto”, ha spiegato il padre. “Per me e sua madre è stata una grande emozione, difficile anche solo da immaginare, ma la situazione è ancora delicata”. Il risveglio è avvenuto in un momento in cui la sedazione era stata ridotta ma, nonostante questo passo avanti, le sue condizioni restano critiche e la prognosi è ancora riservata. Elsa si trovava nel locale svizzero per festeggiare l’arrivo del nuovo anno quando è divampato il violentissimo incendio: ha riportato ustioni su circa il 60% del corpo e in Svizzera è già stata sottoposta a due interventi chirurgici. Una terza operazione all’intestino, inizialmente prevista nei giorni scorsi, è stata rinviata perché il quadro clinico era troppo delicato. La giovane resta ricoverata in terapia intensiva.

Mentre a Zurigo si attende l’evoluzione delle condizioni di Elsa, in Italia la situazione di altri feriti mostra segnali di miglioramento. All’ospedale Niguarda di Milano sono ancora ricoverati dieci giovani, per la maggior parte tra i 15 e i 16 anni, rimasti ustionati nella stessa tragedia. Alcuni di loro potrebbero essere dimessi già nei prossimi giorni, “se il quadro clinico continuerà a migliorare”, ha spiegato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso.

“Fin dal primo minuto il nostro impegno è stato quotidiano e costante”, ha sottolineato Bertolaso. “Li stiamo seguendo e curando come se fossero nostri figli o, per quanto mi riguarda, nipoti”. Dei dieci pazienti ancora al Niguarda, quattro si trovano in Terapia intensiva e sei nel Centro ustioni. Il percorso di cura resta complesso e di lunga durata, con fasi di controllo e prevenzione che proseguiranno nelle prossime settimane: “Stiamo ricevendo risposte straordinarie da questi ragazzi”, ha aggiunto Bertolaso, parlando di un sistema ospedaliero che sta dimostrando “qualità, efficacia e grande umanità”. Tra i feriti, migliorano anche le condizioni di Leonardo e Kean, due sedicenni compagni di scuola al liceo Virgilio di Milano, che sono stati risvegliati dalla sedazione profonda e ora comunicano tramite un computer, anche per vedere i videomessaggi di amici e parenti. Al Niguarda sono ricoverate anche Francesca e Sofia, entrambe sedicenni dello stesso liceo. Il gruppo si trovava in vacanza insieme a Capodanno, ospite nella casa dei genitori di Francesca.

Il primo a essere trasferito dalla Svizzera in elicottero, la sera del primo gennaio, era stato il milanese Giuseppe Giola, ricoverato per ustioni soprattutto a una mano: da diversi giorni non è più intubato e le sue condizioni sono in miglioramento. Restano invece necessari nuovi interventi per altri pazienti, come Manfredi, sedicenne romano, che dovrà affrontare un’ulteriore operazione entro la settimana.

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