“Attenzione, spesso in casa respiriamo un nemico silenzioso. Se sentite odore di umido, c’è un rischio per la salute”: l’allarme dei medici e i sintomi da non sottovalutare dei
Freddo, piogge incessanti, termosifoni accesi e tanto tempo trascorso in cucina: come sempre in questa stagione, la casa si riempie di vapori e condense. Se a tutto questo non segue un corretto ricambio d’aria, il rischio è di favorire la muffa, problema tutt’altro che secondario perché incide sulla salubrità degli ambienti e sul benessere di tutta la famiglia, animali domestici compresi. Quell’odore stantio e umido che si avverte entrando nella propria abitazione non è solo una sensazione sgradevole, ma il primo segnale che l’equilibrio dell’ambiente domestico si è alterato. Le muffe, microrganismi appartenenti al regno dei funghi, agiscono come nemici silenziosi: si insinuano facilmente negli spazi domestici, soprattutto sui muri delle stanze meno ventilate e più soggette a umidità, e possono avere gravi ripercussioni sulla salute.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso delle linee guida su umidità e muffe negli ambienti interni, collegando chiaramente la loro presenza a un aumento di sintomi respiratori, irritazioni delle vie aeree, infezioni ricorrenti e peggioramento dell’asma. Nei bambini, l’esposizione prolungata è associata a un rischio maggiore di sviluppare questi disturbi. Per questo le autorità sanitarie invitano a non sottovalutare né le macchie visibili, né il persistente odore di umido.
Il Dott. Nicola D’Acunzio, medico di base, spiega: “Non tutti reagiscono allo stesso modo: alcune persone non avvertono alcun disturbo, altre sviluppano fastidi alle vie aeree e mucose infiammate, come occhi che lacrimano, starnuti, naso che cola, tosse secca, bruciore agli occhi o mal di testa. Chi soffre di allergie, patologie croniche e asma può invece andare incontro a problemi più gravi e frequenti. Se dopo l’esposizione compaiono difficoltà respiratorie persistenti o affanno, è importante consultare il medico, che potrà valutare eventuali accertamenti allergologici e respiratori. Il principio resta chiaro: ridurre o eliminare l’esposizione è la strategia più efficace per contenere i rischi”.
Ma si può intervenire concretamente senza trasformare lo stabile in un cantiere o affrontare spese esorbitanti? La risposta è sì, ma solo quando le muffe compaiono in modo limitato e superficiale dietro un mobile, negli angoli dei muri o intorno alle finestre. In questo caso è possibile anche fa da sé un antimuffa naturale, evitando prodotti costosi e inutili carichi chimici negli ambienti domestici. L’aceto di alcool, ad esempio, crea un ambiente sfavorevole alla proliferazione delle muffe superficiali. A questo si possono affiancare alcuni oli essenziali come il tea tree (Melaleuca alternifolia), noto per la sua attività antifungina e antibatterica contro diverse specie di muffe domestiche, quello di eucalipto, in particolare Eucalyptus globulus, e quello di lavanda vera (Lavandula angustifolia) che hanno un’azione inibitoria sulla crescita e contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria negli ambienti chiusi. Per preparare il rimedio si utilizza una soluzione semplice: un bicchiere di aceto di alcool, a cui si aggiungono 15 gocce di tea tree oil e 15 gocce di olio essenziale di lavanda vera o eucalipto. La miscela va agitata prima dell’uso e applicata con uno spruzzino direttamente sulla zona interessata, senza saturare la superficie e garantendo una buona aerazione. Il prodotto va lasciato agire per almeno un’ora, così che i composti possano svolgere pienamente la loro funzione. Solo dopo si procede con una rimozione delicata, utilizzando un panno o una spugna morbida, evitando di strofinare con forza per non disperdere le spore nell’aria né danneggiare la tinteggiatura. L’asciugatura finale rappresenta un passaggio fondamentale per completare correttamente l’intervento. Si può ripetere il procedimento una volta a settimana finché non si sia tutto risolto.
È però fondamentale ribadirlo: questo tipo di intervento è indicato solo quando il problema è circoscritto e non legato a infiltrazioni o umidità strutturale. In quei casi, il fai da te non basta e serve l’intervento di un tecnico specializzato. Anche se l’infestazione è estesa o si sospettano muffe in arrivo dopo un allagamento, è opportuno rivolgersi a professionisti.
Le linee guida tecniche per la bonifica e la pulizia della muffa pubblicate dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) offrono protocolli chiari e consolidati per intervenire in modo efficace e sicuro. Quando la muffa compare sui muri, oltre al fastidio estetico, è importante adottare alcune precauzioni fondamentali: proteggersi con guanti, mascherina e occhiali. La rimozione deve essere concreta e non solo apparente: le muffe vanno eliminate strofinando le superfici con un detergente specifico, senza limitarsi a coprirle con pitture o stucco. Infine, uno dei punti chiave è il tempo: asciugare completamente ambienti e materiali entro 24–48 ore è una delle strategie più efficaci per impedirne la ricomparsa. Il CDC sottolinea anche di non mescolare mai prodotti per la pulizia, in particolare candeggina e ammoniaca, per evitare la formazione di vapori tossici.
La prevenzione resta comunque l’arma più efficace. Dove c’è acqua stagnante, condensa persistente o infiltrazioni, le spore fungine naturalmente presenti nell’aria, trovano il terreno ideale per germinare e colonizzare intonaci, pitture, carta da parati, legno e tessuti. L’umidità è dunque la madre delle muffe: ridurla con una ventilazione quotidiana adeguata, utilizzare sistemi di estrazione dei vapori in bagno e in cucina, evitare di lasciare sui termosifoni grandi quantità di bucato appena uscito dalla lavatrice e intervenire tempestivamente su perdite e infiltrazioni sono azioni semplici ma molto efficaci. Anche nelle stagioni fredde è fondamentale arieggiare più volte al giorno, creando correnti d’aria, ad esempio aprendo due finestre poste in punti opposti della casa.
Quando l’umidità relativa supera stabilmente il 60%, un deumidificatore può essere d’aiuto, purché usato con criterio e sottoposto a regolare manutenzione. Anche la cura degli impianti di riscaldamento e condizionamento contribuisce a rendere gli ambienti meno ospitali per la proliferazione fungina. Le pitture ecologiche traspiranti, spesso a base di calce, silicati o argille, sono un altro mezzo efficace. Questi materiali aiutano a regolare l’umidità e rendono le pareti meno favorevoli alla crescita delle muffe. Sono soluzioni che fanno la differenza, soprattutto se integrate in una strategia più ampia. Un suggerimento pratico è poi quello di fare una piccola ispezione stagionale, osservando con attenzione i punti più a rischio: angoli poco riscaldati nelle stanze esposte a nord, muri della cucina, zone intorno a docce e vasche da bagno, cantine, aree vicino a davanzali o porte. Se compaiono macchie scure, vernice che si sgretola o muri freddi e umidi al tatto, è bene agire subito e scattare al contempo qualche foto per monitorare nel tempo gli interventi. Le muffe sui muri non sono solo una questione estetica. Ci ricordano che le abitazioni sono un organismo fatto di materiali, aria e persone, e che cura, manutenzione e conoscenza fanno davvero la differenza. Con alcuni accorgimenti concreti si possono avere le pareti pulite, una casa salubre e gli inquilini al sicuro.