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Singer e Koenigsegg, la strana storia di chi voleva fare automobili ad ogni costo

Dalla musica e dai cartoni animati alle hypercar, ecco come sono nati due marchi diventati icone
Singer e Koenigsegg, la strana storia di chi voleva fare automobili ad ogni costo
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Non tutte le aziende di auto fuoriserie hanno origine dal mondo delle corse, come successo per Ferrari, o da persone attive sempre e solo in campo automotive, come Horacio Pagani. “Certi amori”, come quelli per l’automobile, “non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano”, confermandosi “amori indivisibili”, come canta Antonello Venditti.

Il cantautore romano ha proprio la musica in comune col britannico Rob Dickinson, fondatore della Singer Vehicle Design, specializzata in restomod di Porsche 911 d’epoca. Dal 2009 le Nove-Undici di Singer sono fra le più apprezzate e costose in circolazione, con prezzi che possono superare di slancio i 2 milioni di euro. E Dickinson, classe 1965, è stato per anni cantautore e chitarrista di fama planetaria (è cugino di Bruce Dickinson degli Iron Maiden), prima nella rock-band dei Catherine Wheel e poi come solista.

Il nome Singer? Omaggia Norbert Singer, ingegnere delle vittorie Porsche alla 24 Ore di Le Mans fra gli anni ’70 e ’90, e la carriera canora dello stesso Dickinson. Che ebbe la folgorazione per la 911 da bambino, nell’agosto del 1970, quando era in vacanza in Francia con la sua famiglia e il padre lo invitò a guardare una Porsche 911 che sfrecciava in autostrada: fu il primo colpo di fulmine con la sportiva tedesca. Passano gli anni, Dickinson diventa un designer formato alla Coventry University e finisce per lavorare alla Lotus.

Azienda che lascia per fare il musicista. Ma l’amore per il pentagramma va via via affievolendosi mentre quello per le quattro ruote riprende corpo, generando Singer Vehicle Design. “Mi sono approcciato a musica e design allo stesso modo, inseguendo incessantemente qualcosa che ritenevo giusto, affinando e rifinendo ossessivamente i particolari fino a quando non ho capito che mi ero avvicinato il più possibile all’obiettivo preposto. Il tempo speso nello studio di registrazione e in quello di disegno è sempre trascorso in nome dell’arte”, spiega Dickinson.

Una storia con diversi punti di contatto con quella di Christian von Koenigsegg, fondatore del celebre marchio di hypercar svedesi. Qui il “trigger” è il mondo di plastilina animata della serie norvegese “Pinchcliffe Grand Prix”, che vede il protagonista Reodor riparare biciclette, inseguendo il sogno di costruire un’auto da corsa vincente. Quello di Reodor è anche il programma televisivo preferito del Christian bambino: nel 1977 Reodor è il suo eroe. Ed è stato papà Jesko a farglielo amare.

E, forse inconsciamente, a far nascere nel figlio Christian il pallino per i motori, la meccanica e le invenzioni: “È nella mia natura essere come Reodor e quando sono cresciuto, ho costantemente smontato gli oggetti per vedere come funzionassero, per capire se avessi potuto farli funzionare meglio. A volte ci sono riuscito, a volte no, ma ho sempre imparato qualcosa lungo la strada. Pinchcliffe Grand Prix ha sicuramente ispirato il sogno che alla fine sarebbe diventato Koenigsegg Automotive”, spiega Christian von Koenigsegg.

A 18 anni Christian intuisce il potenziale della musica memorizzata su chip anziché cd. Ma è troppo avanti sui tempi e non viene compreso. Ci riprova nel 1991, con “Click”, pavimento che si posa senza collanti, ma la fortuna decide di togliersi la benda dagli occhi solo quattro anni dopo, baciando però altre aziende. L’ossessione del giovane svedese è fare abbastanza soldi per lanciare un marchio automobilistico.

“Ho persino venduto polli congelati provenienti dagli Stati Uniti in Estonia. Non era per niente un’impresa di cui ero appassionato, ma ha funzionato e mi ha fatto guadagnare abbastanza per iniziare a costruire automobili, cosa che ho cominciato a fare il 12 agosto 1994”, ricorda von Koenigsegg, ancora una volta con lo zampino di papà Jesko: “Nel 1995, dopo aver venduto la sua attività, mio padre si è unito a me per quello che doveva essere un periodo di affiancamento di sei settimane che, poi, sono diventati cinque anni. Lui e mia madre, Brita, hanno coltivato i miei sogni, incoraggiando il mio interesse per l’ingegneria pratica. Mio padre crede ciecamente in me. È stato lui a portarmi a vedere Pinchcliffe Grand Prix. Quindi si potrebbe dire che il contributo di mio padre alla mia azienda ne precede l’esistenza stessa”.

Vale la pena ricordare che all’epoca Christian von Koenigsegg aveva 23 anni: “Sembrava un’idea imprenditoriale stupida, un piano insensato da perseguire. Ma volevo dimostrare a me stesso e a tutti gli altri che tutto è possibile se ci metti la mente, il cuore e l’anima. Certo, è stato sicuramente un duro lavoro, in cui la determinazione e la convinzione di una visione hanno portato me e la mia azienda dove siamo oggi”. Un “oggi” in cui l’imprenditore scandinavo vende hypercar che costano milioni di euro e battono record su record.

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