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Germania, tiene la produzione industriale, sale l’export ma scendono le vendite verso la Cina (- 4,2%)

In novembre la produzione industriale è cresciuta dell'1,5% rispetto ad ottobre, meglio delle attese degli economisti. Su base annuale la produzione industriale registra invece una flessione del 2,8%
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Sospiri di sollievo a Berlinodopo i pessimi dati sugli ordini all’industria diffusi mercoledì. I dati di oggi, produzione industriale ed export, non sono brillanti ma neppure così negativi come si sarebbe potuto temere. In novembre la produzione industriale è cresciuta dell’1,5% rispetto ad ottobre, meglio delle attese degli economisti.
Su base annuale (ossia rispetto a novembre 2023, ndr), la produzione industriale registra invece una flessione del 2,8%.

A spingere il dato complessivo sono soprattutto l’aumento della produzione di energia (+5,6% rispetto al mese precedente), l’edilizia (+2,1%) e il settore “fabbricazione di altri mezzi di trasporto” (aeromobili, navi, treni, veicoli militari, +11,4%).

Nello stesso mese l’export tedesco è salito del 2,1% su ottobre, come non accadeva da gennaio, con un aumento del 2,1%. Il valore delle esportazioni ha raggiunto i 127 miliardi di euro. Allo stesso tempo sono calate le importazioni del 3,3% a 107,6 miliardi, con un surplus di 19,7 miliardi di euro. Nonostante il balzo di novembre, i dati mostrano comunque un calo del 3,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Sono aumentate le esportazioni verso i paesi fuori dall’Ue, mentre sono calate quelle interne all’Unione. In particolare l’export verso gli Stati Uniti è cresciuto del 14,5% rispetto ad ottobre. Viceversa sono diminuite quelle verso la Cina (- 4,2%), vero tasto dolente della manifattura tedesca che vede restringersi la sua presenza nel più grande mercato del mondo.

Le condizioni dell’economia tedesca, la più grande dell’area euro, sono attentamente monitorate dalla Banca centrale europea. Un peggioramento delle prospettive di crescita potrebbe indurre la Bce a ridurre ulteriormente il costo del denaro, nonostante qualche segnale di ripresa delle pressioni inflazionistiche.

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