L’impeachment di Yoon Suk-yeol rappresenta un momento storico per la Corea del Sud. È la seconda volta che un presidente viene messo sotto accusa dal Parlamento, dopo Park Geun-hye nel 2016: a livello interno, questa crisi politica potrebbe approfondire le divisioni già esistenti tra i partiti e polarizzare ulteriormente l’opinione pubblica. Tuttavia, per molti, questo è anche un momento di speranza: “Questo impeachment è un segnale forte che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno il presidente,” ha dichiarato Moon Hyun-jin, professore di scienze politiche all’Università di Seul.
Corea del Sud, sì all’impeachment contro il presidente Yoon: cosa succede ora

Esplode la gioia in piazza a Seul, mentre l’Assemblea Nazionale vota a maggioranza l’impeachment del presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol. Decine di migliaia di persone, riunite in un sit-in davanti al Parlamento, hanno festeggiato la decisione con canti e balli, come mostrato dalle dirette streaming dei network locali. “È la vittoria del popolo coreano!”, ha dichiarato un manifestante in piazza. “Yoon ha tradito la fiducia dei cittadini e ha abusato del suo potere. Ora la giustizia ha prevalso”. Yoon ha affermato che si “farà da parte”, nel rispetto della mozione, esortando allo stesso tempo la fine della “politica di eccessi e di scontro” tra le forze politiche. In un messaggio trasmesso in tv, il presidente ha detto che, “malgrado ora debba farmi da parte per un po’, il viaggio verso il futuro non deve mai fermarsi”.
L’impeachment è arrivato a seguito della dichiarazione di legge marziale da parte di Yoon, una decisione controversa che ha scatenato proteste e critiche in tutto il paese. L’Assemblea Nazionale ha approvato la mozione con 204 voti a favore e 85 contrari, sospendendo i poteri presidenziali di Yoon. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale, che ha 180 giorni di tempo per decidere se destituire definitivamente Yoon o ripristinare i suoi poteri: i suoi doveri saranno temporaneamente trasferiti al primo ministro o a un’altra figura di rilievo, fino a quando la Corte costituzionale non avrà emesso un verdetto definitivo. Nel caso in cui Yoon venisse rimosso dall’incarico, la Costituzione prevede l’indizione di elezioni nazionali entro 60 giorni per scegliere il suo successore. Questo scenario aprirebbe una nuova fase politica in Corea del Sud, con potenziali ripercussioni sia interne che internazionali.