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In Siria è giallo sulla morte di al-Jolani, il leader dei ribelli che hanno preso Aleppo

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Lo danno per morto ma molte ore dopo l’annuncio, non esiste una conferma ufficiale. Giallo sulla sorte di Abu Mohammad al-Jolani, leader della Hayat Tahrir al-Sham (Hts) che ha conquistato Aleppo e gran parte del nord della Siria in un lampo cogliendo impreparata non solo Damasco, ma anche Mosca e Teheran. Il capo dei ribelli sarebbe rimasto ucciso in un bombardamento russo. Almeno così dicono alcuni media. Ma molte ore dopo la breaking news, apparentemente partita dal profilo X del governo libanese, non c’è alcuna conferma. Né dal campo, né da alcuna altra fonte a lui vicina.

Di certo c’è anche che sul social X la notizia della morte di al-Jolani circola. E circola perfino la foto del suo presunto cadavere. Ovvero quello di un uomo con la folta barba nera col capo riverso e gli occhi spalancati, coperto di polvere: presumibilmente quella dei calcinacci e macerie del bombardamento in cui sarebbe rimasto vittima, messo a segno dagli aerei da guerra russi giunti in soccorso del presidente siriano Bashar Assad. Salvo poi che in molti altri post l’autenticità della foto viene smentita. “E’ solo una fake”, scrivono in molti.

La notizia della (presunta) morte è stata rilanciata anche da Press Tv, un’emittente iraniana, che però è certamente di parte e quindi non esattamente attendibile. Così come da diversi media israeliani, tra cui il Jerusalem Post e il Times of Israel, che a loro volta citano generici “media arabi”. Sui principali media arabi però di fatto non ce n’è traccia.

Eppure Ahmed al-Sharaa, noto appunto col nome di battaglia al-Jolani, oppure al-Golani – che lo collega idealmente alle alture siriane del Golan occupate da Israele fin dal 1967 – è una vecchia conoscenza della stampa araba, che lo segue attentamente almeno da quando nel 2012 ha fondato l’ala siriana di al Qaida, ovvero il Jabhat an Nusra. Un’iniziativa che peraltro gli ha guadagnato una taglia da 10 milioni di dollari posta sulla sua testa dagli americani. E ha continuato a seguirlo anche quando si è distaccato dal qaidismo internazionale dando vita ad una forma più pragmatica di jihadismo politico, con base nella regione nord-occidentale siriana di Idlib, oggi al centro della rivolta.

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