Prima la foratura, poi la volata e l’enorme vantaggio accumulato dal resto del gruppo. Tadej Pogacar ha stravinto la seconda tappa del Giro d’Italia ad Oropa. Un’impresa nel segno di Marco Pantani che lo ha portato già a vestire la maglia rosa. Il ciclista sloveno è il protagonista indiscusso di questi primi giorni: al suo esordio assoluto nella competizione è già Pogacar-mania. E per i più nostalgici, l’impresa sulla Madonna Nera del Santuario è un chiaro richiamo al masterpiece di quel 1999 del “Pirata“.

Pogacar come Pantani: le analogie con quel 1999

Una delle più grandi imprese nella storia del ciclismo, 25 anni dopo l’ultima volta e sulla stessa salita. Il Giro d’Italia regala emozioni che si intrecciano con il tempo: ieri Pantani, oggi Pogacar. Un attacco partito a 4,5 kilometri dall’arrivo con un’accelerazione fulminante. Poco prima la foratura alla ruota anteriore e la caduta sul percorso, poi la risalita e la grandissima prova di forza fino alla vetta (a quota 1180 metri) accompagnato dalla spinta e dal tifo dei tantissimi tifosi romagnoli presenti: proprio come Pantani nel 1999. E ora, lo sloveno comanda la classifica con 45” dal secondo, Geraint Thomas.

Garzelli: “Non so come chiamarlo, se destino o altro”

“Eppure ho avuto la sensazione che il tempo si fosse fermato. Ho visto i tifosi a bordo strada, ho rivisto il punto dove a Marco Pantani saltò la catena, ho pensato e ripensato, e ho avuto l’ennesima conferma di quanto fosse enorme il potere ipnotico che aveva Marco”. Queste le parole di Stefano Garzelli, ex compagno di squadra – e amico – di Marco Pantani, presente alla tappa di Oropa. Un déjà vu vissuto in prima persona, un viaggio nei ricordi di ciò che è stato Pantani. E il merito è tutto di Pogacar. “Pura coincidenza o, forse, un caso del destino se si pensa a quanto accaduto nella tappa di Oropa: ho pensato alla coincidenza pazzesca della foratura di Pogacar. Non so come chiamarlo, se destino o altro”. Per la gente, Tadej come Marco: un uomo in missione, spinto da un popolo che rivede in lui le gesta di un eterno campione. Solo Pogacar sa dare spettacolo allo stesso modo: chi ama il ciclismo non riesce a non amarlo.

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