Da Liberty Media a Monopoly Media: l’accordo economico trovato tra Dorna e Liberty Media per l’acquisizione da parte di quest’ultima delle quote di maggioranza della società che gestisce il Circus a due ruote (MotoGP ma anche Superbike) ha delineato nuovi scenari per il futuro degli sport motoristici. Di fatto, per la prima volta c’è un unico gestore di tutte le competizioni, con ipotetici gran premi di Formula 1 e MotoGP che potrebbero condividere calendario e weekend. Non si tratta di fantascienza, visto che ci sarebbe già anche il tracciato adatto: la nuova pista in costruzione a Jeddah, con inaugurazione prevista nel 2028, la quale, oltre al design più da Mario Kart che da tracciato di corse, prevede un doppio circuito predisposto per due gare in contemporanea.

Il quadro normativo – Ma l’acquisizione di Dorna da parte di Liberty Media è effettivamente fattibile, considerato il quadro normativo europeo sulla libera concorrenza? La risposta spetta al Commissario europeo alla concorrenza, con un precedente che non depone a favore dell’affare. Attualmente il principale azionista di Dorna Sports è il fondo britannico Bridgepoint Capital, che detiene il 39% delle quote, seguito dal fondo pensionistico canadese CPP Investements con il 31% (azioni che gli furono vendute direttamente da Bridgepoint una decina di anni fa) e dalla famiglia Ezpeleta con il 20% (Carmelo Ezpeleta è il CEO di Dorna). Bridgepoint era entrato per la prima volta in Dorna nel 2006, quando il precedente proprietario CVC Capital Investment fu costretto dalla Ue a mettere in vendita le proprie quote in seguito all’acquisizione del gruppo Formula Uno. Si tratta della stessa CVC che nel 2016 ha venduto per 8 miliardi di dollari a Liberty Media i diritti sul campionato automobilistico. La domanda alla quale dovranno rispondere le autorità di regolamentazione è se nel frattempo la situazione sul mercato è mutata e pertanto a Liberty Media potrebbe essere concesso ciò che alla CVC fu vietato.

I successi economici – Sotto il profilo finanziario, Liberty Media acquisirà l’86% della MotoGP: la transazione riflette un valore aziendale per la MotoGP di 4,2 miliardi di euro e un valore patrimoniale di 3,5 miliardi di euro. Somma abbordabile per la holding statunitense, dal momento che l’investimento in Formula One Group è già stato ampiamente ripagato e il valore dell’asset si è quasi triplicato. Offerta economica a parte, Liberty Media è stata preferita alla concorrenza (il fondo sovrano Qatar Sports Investements, proprietario del Paris Saint-Germain, e l’agenzia sportiva William Morris Endeavor, che controlla l’organizzazione di MMA americana Ultimate Fight Championship) per la valorizzazione del prodotto F1 compiuta negli ultimi anni. Uno sport modernizzato rispetto alla precedente gestione, traghettato con successo nelle pericolose annate della pandemia quando, costi alla mano, diverse scuderie rischiavano la bancarotta, e infine condotto a una imponente crescita di popolarità e incassi. Il 31 dicembre 2023 Formula One Group ha chiuso il proprio conto economico con un fatturato totale record di 2 miliardi e 746 milioni di dollari. Pur in crescita rispetto alle stagioni precedenti, quello di Dorna non arriva a 500 milioni. Tra le dieci scuderie di F1 nessuna presenta bilanci con segno meno: Haas e Williams, rispettivamente il nono e il decimo team in classifica nella stagione 2023, hanno chiuso con un attivo di 2 e 5 milioni, vedendo il proprio valore crescere a 780 e 725 milioni. Numeri che illustrano con chiarezza perché nessuno se ne vuole andare dal Circus, né si vuole dividere la ricca torta con altre scuderie interessate a entrare nel giro.

Il concetto di spettacolo – Le perplessità legate alla gestione di Liberty Media non riguardano il cosa, ma il come. E i fan storici della MotoGp non possono che guardare con preoccupazione all’erosione di consensi dello zoccolo duro degli appassionati di F1 nelle ultime stagioni, certificato anche dal calo dell’audience tv fatto registrare un po’ ovunque (in Italia l’avvento del format delle pay-tv ha causato un’emorragia di spettatori senza precedenti), Stati Uniti inclusi – anche se nel caso americano, il confronto con l’audience dell’era Ecclestone rimane positivo. Del resto se il nuovo pubblico è stato acchiappato grazie a Netflix, una volta esaurita l’onda lunga di Drive to Survive è difficile fidelizzarlo con gare monopolizzate da un solo team e un unico pilota. Liberty Media ama i lustrini, lo show, i paddock pieni di vip, il formato XXL. Eventi sempre più elitari a livello di prezzi e in numero sempre maggiore. Per il nuovo Patto della Concordia circola anche l’ipotesi di portare i GP a 30, con gare infrasettimanali. Ovviamente con sacrificio dei circuiti storici a favore di quelli “paganti” di nuova generazione, spesso provenienti da paesi “campioni” di democrazia e rispetto dei diritti umani. Ma il discorso sulla doppia morale porterebbe fuori tema. Il succo rimane la questione su cosa Liberty Media potrebbe offrire in più alla MotoGP. Sicuramente un valore del prodotto più elevato, un’incremento nell’IT (app, servizi in streaming, contenuti multimediali), più spettacolo e più ruote panoramiche. Ma anche il rischio concreto che la gara, e lo sport, diventino un contorno all’evento, piuttosto che viceversa.

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