Niente immunità per Donald Trump nel processo sull’assalto a Capitol Hill. Secondo la corte d’appello federale di Washington, qualsiasi immunità possa aver protetto Trump come presidente non lo protegge più ora nel procedimento del procuratore speciale Jack Smith per i suoi tentativi di sovvertire le elezioni del 2020, culminate appunto con l’assalto alla sede del governo degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021. Un portavoce di Trump ha già annunciato che il tycoon presenterà appello contro la decisione alla corte suprema. L’obiettivo minimo dell’ex presidente Usa, lanciata per correre nuovamente alla Casa Bianca da candidato repubblicano, è quello di ritardare ulteriormente l’inizio del dibattimento, che era stato fissato per il 4 marzo ma che è già stato aggiornato a data da destinarsi.

Secondo i giudici di Washington che gli hanno negato l’immunità, Trump ha “tutti i mezzi di difesa di qualsiasi altro imputato” in un processo penale. Giovedì intanto la corte suprema esaminerà anche il ricorso dell’ex presidente contro l’esclusione dalla candidatura in Colorado in base al 14esimo emendamento, che vieta le cariche pubbliche a funzionari coinvolti in insurrezioni o rivolte contro la costituzione su cui hanno giurato: la decisione sulla sua eleggibilità farà da precedente anche per tutte le altre cause pendenti in vari Stati.

L’assalto a Capitol Hill Il 6 gennaio 2021 migliaia di sostenitori dell’allora presidente Donald Trump diedero l’assalto al Congresso degli Stati Uniti, cercando d’impedire a senatori e deputati di certificare la vittoria di Joe Biden nelle elezioni presidenziali del 3 novembre precedente. L’accusa al tycoon è di aver alimentato e fomentato la rivolta.

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