Care navigatrici, cari navigatori,

arrivati al quattordicesimo anno assieme quello che vi possiamo dire è grazie. Il vostro supporto, testimoniato da un aumento del 70 per cento degli abbonati sostenitori al nostro sito, ci ha permesso di essere ancora qui a raccontare giorno per giorno, ora per ora, un mondo sempre più insanguinato dalle guerre e un Paese (o meglio una nazione, come va di moda dire adesso) che all’improvviso ha voltato le spalle ai poveri e ai più deboli. Noi abbiamo cercato di farlo con onestà e con passione per il nostro mestiere di giornalisti. Vi abbiamo descritto, spesso da soli, realtà sotto gli occhi di tutti, ma di cui altri mass media non vogliono o non possono parlare: il lavoro in nero o irregolare di centinaia di migliaia di stagionali del turismo, la vita di chi guadagna 5 euro l’ora, i privilegi e i soprusi della Casta (sì, noi la chiamiamo ancora così), lo strapotere delle mafie, delle cricche politico-finanziarie, i tanti difetti del nostro capitalismo e le bugie non solo dei dittatori e degli autocrati, ma pure di tanti ipocriti leader delle sedicenti libere democrazie occidentali. L’elenco delle nostre inchieste ed analisi è lungo e forse inutile da ricordare a chi come voi ci segue da sempre.

Grazie a voi siamo rimasti uno dei siti di news più seguiti in Italia (a seconda dei mesi siamo al terzo o al quarto posto) e abbiamo potuto reggere, sia pure tra mille difficoltà, i cambiamenti del web. Per anni milioni e milioni di persone erano approdate sulle pagine de ilfattoquotidiano.it dopo aver letto i nostri post su Facebook. In questo modo era stato possibile mantenere molto alte le visite al sito e di conseguenza i ricavi della pubblicità (fare giornalismo, lo ricordo a tutti, costa). Nel 2023 i social sono però mutati. In un anno dominato dalla violenza e dai massacri dei civili, gli algoritmi e le policy continuamente riviste hanno cominciato a penalizzare chi riporta notizie e, soprattutto, racconta storie dissonanti su politiche nazionali e internazionali. Essere controcorrente, anticonformisti o semplicemente dubbiosi rispetto al pensiero dell’establishment è stato punito. Per la nostra Società editrice – rimasta in Italia una delle poche a non dipendere da grandi gruppi economici avvezzi a utilizzare i media per condurre, a braccetto con la politica, affari nel campo delle costruzioni, della sanità, dell’industria e della finanza – il calo verticale del traffico internet proveniente dai social si è però trasformato da un problema a un’opportunità. Per diventare ancora più interessanti e indispensabili abbiamo cominciato a lavorare per arrivare nei prossimi mesi a un’integrazione totale tra le redazioni de ilfattoquotidiano.it, da me diretto, e quella de il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio. Anche per questo Marco mi ha chiesto di diventare condirettore del giornale cartaceo. Un quotidiano destinato in un prossimo futuro a essere digital first, cioè a pubblicare a pagamento per gli abbonati gli articoli nel momento stesso in cui vengono terminati. Sul nostro-vostro sito, ancora più di quanto già non accada oggi, troverete così tre tipi di contenuti. Quelli che possono essere consultati solo da chi ha un abbonamento digitale al giornale, quelli liberi per tutti (i blog, FQ Magazine e alcune sezioni tematiche) e quelli protetti da un paywall. Dal 28 dicembre il numero di articoli che ogni 30 giorni possono essere letti senza un abbonamento (o al quotidiano o sostenitore) è sceso da 10 a 5 e nel corso dell’anno probabilmente calerà ancora.

Il nostro obiettivo però resta quello di sempre: informare il maggior numero di persone possibili. Anche quelle per cui pagare il prezzo di un cappuccino alla settimana (il costo del nostro abbonamento Sostenitore) è un problema. Così, già da qualche mese, chi ci invia la documentazione che attesta un Isee inferiore a 16.693 euro cliccando qui ottiene in dono la password per un anno di navigazione libera. Ci sentivamo in dovere di farlo. Lo abbiamo fatto. Per noi, però, il supporto economico da parte di chi può permetterselo è vitale. Per questo rinnovo l’invito a sostenerci cliccando qui.

Come impiegheremo i vostri contributi? In molti modi. In primo luogo, intorno a metà anno, vedrete un fattoquotidiano.it completamente ridisegnato sia nella parte grafica che in quella tecnica. Stiamo già al lavoro, e stiamo già investendo più di 100mila euro per arrivare a un sito pensato innanzitutto per chi ci consulta da smartphone, cioè il 90 per cento degli utenti. Già nei prossimi mesi, grazie alla progressiva integrazione tra le redazioni di Milano (il web) e Roma (la carta), aumenterà il numero e la qualità dei contenuti pubblicati ogni giorno e, a turno, cominceremo a lavorare in anticipo, in modo da soddisfare le esigenze di chi ha l’abitudine di consultare il nostro sito non appena sveglio. Pur avendo delle redazioni numericamente ridotte (ma di grande valore) rispetto a quelle dei nostri concorrenti, cercheremo di ispirarci ai migliori esempi della grande stampa internazionale. Da una parte tenendo alto il traffico sul sito in barba a Facebook in modo da continuare a raccogliere gli investimenti pubblicitari (per ora indispensabili per pagare i nostri stipendi) e aumentare il numero di abbonati (più persone ci visitano e più persone sottoscrivono). Dall’altra rendendo la nostra informazione più completa, chiara e anche graficamente diretta.

Ai pochi tra voi, cari navigatori, che si sono a volte sorpresi per aver visto, accanto a inchieste, analisi, commenti dedicati alla politica, all’economia, all’ambiente, agli esteri, all’istruzione, alla cronaca giudiziaria, anche articoli di cronaca nera o pezzi più leggeri di costume, spettacoli, sport e pure storie su stili vita o personaggi del web o dello showbiz, ricordo che nei giornali non esistono argomenti di serie b, ma esistono invece (non qui) giornalisti di serie b. Il nostro dovere di giornalisti non è solo quello di essere eticamente corretti, il più possibile imparziali, aperti ai cambiamenti e alla lettura dei diversi umori presenti nella società. Chi fa informazione ha anche il dovere di raccontare senza moralismo il mondo (tutto) per quello che è, cercando di narrare ciò che interessa ai lettori più diversi. Io per esempio ogni mattina leggo anche gli articoli dei quotidiani sportivi. E non me ne vergogno affatto. Ma non basta. Perché attirando un pubblico differente (che gli snob definirebbero meno impegnato) aumenta anche la possibilità che tra di loro vi sia chi scopra un diverso tipo di giornalismo, si appassioni e finisca per scegliere di sostenerci.

Questi sono i nostri propositi per il 2024.

Certo, non dimentichiamo il vecchio proverbio secondo cui di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno, ma restiamo convinti che si possa essere sempre artefici del proprio destino. Anche per questo continueremo a lottare, anche con l’obiezione di coscienza, contro i bavagli imposti alla stampa e cercheremo di dimostrare coi fatti che la libera pubblicazione di documenti giudiziari riguardanti i potenti è importante non per noi, ma per i cittadini. Perché solo dei lettori ed elettori realmente informati possono essere davvero consapevoli al momento del voto.

In questi mesi più volte, come è per esempio accaduto con l’inchiesta giornalistica sul sottosegretario Vittorio Sgarbi basata esclusivamente sul consumo delle suole delle scarpe dei nostri cronisti, abbiamo reso chiaro che l’accusa di essere dei passacarte delle procure è falsa e mossa non da garantisti, ma da opinionisti servi del potere. Vi può piacere o meno: ma qui da noi si fa giornalismo. E basta.

Il nostro compito è quello di rendere noto ciò che qualcuno vuole che non si sappia. Di essere, se è il caso, scomodi e urticanti. Di dire quello che gli altri troppo spesso non dicono. Ma questo continuerà a essere possibile, care navigatrici e cari navigatori, se voi continuerete a starci vicino. I giornali, sia sul web che sulla carta, sono dei prodotti collettivi. Messi insieme da tante teste che a volte hanno opinioni diverse, ma sempre in grado di trovare obiettivi comuni. Tra queste teste non vi sono solo quelle dei giornalisti, ma ci sono sono anche le vostre: le teste di chi ci legge, ci apprezza, a volte ci critica, ma continua a visitarci.

Per questo prima di augurarvi uno splendido 2024 vi chiedo ancora una volta di sostenerci. Restate con noi. Ne abbiamo bisogno.

Buon anno a tutti!

Peter Gomez

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Addio a Paolo Graldi: l’ex direttore di Messaggero e Mattino morto a 81 anni. Collaborò a lungo con Zavoli e Biagi

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