Oltre cinquant’anni di carriera musicale riassunti nel nuovo album “Autoritratto”. Una sorta di autoanalisi in parole e musica dell’uomo Renato e dell’artista Zero. Sono tanti i temi affrontati come “Quel bellissimo niente” che è una dichiarazione d’amore per i sorcini (“mia bellissima gente abbi cura di te e di me”), ci sono riferimenti all’attualità in “Eccoci qui” (“dall’avidità siamo stati corrotti”), non manca la riflessione sulla vita (“io sono un avventuriero ed ho viaggiato tanto ma che meta avevo?”) e una dichiarazione d’amore a sé stessi in “Non ti cambierei” (“uniti è bello, passione e lealtà. Scopriamo insieme cos’è l’eternità!) e anche una riflessione intima in “Zero a zero” (“eccomi qui, bambino un po’ precario. Io nel mio DNA sempre al contrario. Un Peter Pan o Robin Hood eroi nel mio diario. E così sfilo al mazzo la carta del mio solitario. Zero a Zero e palla al centro”.

“Fortunato ad essere Renato sono fortunato ad essere così fortunato ad essermi salvato fortunato infatti sono ancora qui ho le spalle larghe e gli occhi al cielo così fiero e così vero io. Mi piaccio”, canta Renato nel brano inedito “Fortunato”. “’Mi piaccio’ è la password di questo disco – ci racconta il cantautore – Non è che io mi sia voluto incensare, ma creare delle somme personali e artistiche. Mi sono calato in diversi panni e ruoli, mi ha dato molto questa facoltà di ricerca e opzione. Ho anche imparato molto nell’aver ballato, ad esempio, per Hendrix al Brancaccio. È stato un tassello importantissimo per la mia carriera, in fondo siamo stati tutti ‘contaminati’ da qualcuno che era un mito. Mi sono messo nella condizione di poter fruire di un insegnamento e conquistarmi di una postura definitiva nel mondo della musica”. Sulla fortuna di essersi salvato Renato ha raccontato: “Parlo della salvezza verso noi stessi il primo nemico siamo noi stessi. Dobbiamo stare attenti a evitare che la depressione abbia il sopravvento, c’è anche il rischio l’ego possa ammalarsi. Ci sono due entità che possono convivere nel proprio corpo, ormai si sono stanziati in me e non vogliono più andare via. Meglio accontentarli”.

Il pensiero vola anche all’attualità e al momento storico che stiamo vivendo segnato dalla politica interna ed estera: “Dobbiamo avere la rivalsa verso un potere non legittimo, non meritevole di esistere. Ho invitato il mio pubblico a scendere in piazza e non rimanere tra le quattro mura a piangersi addosso. L’ottenimento di certe vittorie avviene in piazza, mettendo faccia e proprio nome mai come ora questa piazza dovrebbe ripopolarsi. Siamo scesi in piazza per cose molto più leggere – ha continuato Zero -. Ci sono i presupposti per poter fare questa comparizione di fronte al potere e a queste entità astratte… Invece stiamo a casa davanti alla tv che è un altro sonnifero e un’altra bugia, una macchinazione. Quello che offre la tv è vergognoso e vorrei tanto ricredermi sull’utilizzo di queste telecamere e informazioni, invece siamo messi male. Alla tv abbiamo dato tempo e importanza eccessivi e non abbiamo riservato il tempo agli amici, ai figli, ai nostri partner. È un giro vizioso, dove non siamo più attori ma spettatori impotenti proprio perché ci manca quel millimetro di coraggio che sarebbe necessario. La persona è sparita”.

Infine sul tema dei testi dei giovani rapper e trapper, messi sotto accusa dai salotti televisivi, e da alcune parti della politica, per essere diseducativi nei confronti della donna, Renato ha spiegato: “Non bisogna prendersela con i giovani. Non hanno colpe se all’interno della famiglia hanno vissuto situazioni violente con il padre che insulta la madre o le dà della ‘zo***ola’… Poi è ‘normale’ che una volta che si trova davanti ad un microfono canti certe cose. Quindi bisogna andare a colpire l’educazione familiare sbagliata”. Annunciati da marzo 2024 nuovi concerti-evento “che saranno minimali ed essenziali”, promette Zero.

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