La maggioranza di destra, con i centristi di Italia viva e Azione, ha raggiunto un accordo sulla riforma della prescrizione. La Commissione Giustizia della Camera ha votato come testo base la proposta del deputato forzista Pietro Pittalis che prevede il ritorno alla legge ex Cirielli del 2005, una delle tante leggi ad personam approvate sotto i governi Berlusconi: il tempo di estinzione dei reati tornerebbe a correre in tutti i gradi di giudizio. Il piano quindi è di cancellare la riforma Bonafede, che ha introdotto il blocco dopo la sentenza di primo grado. Allo stesso tempo verrebbe abolito il meccanismo dell’improcedibilità introdotto dalla riforma Cartabia del 2021, che a regime farà estinguere i processi se dureranno più di due anni in Appello e più di un anno in Cassazione. Si va pertanto verso un ritorno anche in secondo e terzo grado della prescrizione sostanziale (cioè l’estinzione del reato e non del processo) che scatta una volta trascorso un tempo equivalente al massimo della pena prevista (aumentato, di regola fino a un quarto, per effetto delle interruzioni).

A votare a favore tutto il centrodestra più Azione e Iv, contrari il centrosinistra e il Movimento 5 stelle. All’uscita della Commissione il viceministro della Giustizia di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto, parla di “soddisfazione” da parte del governo. “Un grande risultato: l’abbiamo proposta, sostenuta e stimolato la maggioranza” esulta il deputato Enrico Costa di Azione, che sarà relatore del provvedimento. È lui infatti ad aver proposto la mediazione sul testo di Pittalis, scelto al posto degli altri tre che erano stati depositati in Commissione sullo stesso argomento, a prima firma rispettivamente dello stesso Costa, di Ciro Maschio (Fratelli d’Italia) e di Ingrid Bisa (Lega). I primi due proponevano il ritorno alla legge Orlando del 2017 – sospensione del termine per un massimo di 36 mesi tra Appello e Cassazione – mantenendo in piedi anche l’improcedibilità. La proposta leghista invece andava ancora oltre: ritorno alla Cirielli più sopravvivenza della Cartabia. Il ritorno alla legge berlusconiana, come ha raccontato il Fatto martedì, era una richiesta della Lega e di Forza Italia.

“È un risultato molto significativo e importante, di una rinnovata attenzione sui temi della giustizia da parte della maggioranza che, grazie anche alla guida del ministro Nordio, si avvia a rimettere il processo nel binario dei principi della Costituzione. Si pone la necessità di intervenire perché sia un diritto dell’imputato la definizione del processo, al di là delle inefficienze del sistema giustizia”, commenta a LaPresse il deputato azzurro Pittalis. Ora inizierà il lavoro in Commissione con la presentazione degli emendamenti al testo base adottato: “Il provvedimento sarà in Aula alla Camera il 27 ottobre”, annuncia Costa. Soddisfatto anche il meloniano Ciro Maschio, presidente della Commissione: “Abbiamo trovato una sintesi nella maggioranza, condivisa anche da Enrico Costa, di partire da un testo base, anzichè da un testo unificato che tenga conto delle varie proposte di legge depositate, anche perché alcune di queste erano abbastanza simili, accomunate dall’obiettivo di modificare le leggi Cartabia e Bonafede e tornare alla normalità della prescrizione sostanziale”. Il termine per la presentazione degli emendamenti, annuncia, “scadrà il 9 ottobre e fino ad allora ci sarà tutto il tempo per presentare delle proposte di modifica che portino a un nuovo sistema, che magari superi anche la legge ex Cirielli”. Ma a intervenire sulla materia potrebbe arrivare anche un disegno di legge del governo, annunciato più volte dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che supererebbe le proposte parlamentari.

Dalle opposizioni piovono le critiche. Per Devis Dori, capogruppo in Commissione di Alleanza Verdi e Sinistra, “continuare a ritoccare il regime della prescrizione provoca caos e il caos è l’antitesi del garantismo sventolato da Nordio. Ovviamente come Avs abbiamo votato contro il testo base”. “Sulla prescrizione finalmente la destra ha fatto chiarezza: non siamo di fronte al ritorno della legge Orlando, ma al ripristino della Cirielli. E senza neppure aver valutato l’impatto della riforma Cartabia. Non c’è nessun interesse a ridurre la durata dei processi ma anzi il contrario. Ancora una volta si torna indietro sulle riforme della giustizia che ci hanno consentito di avere le risorse del Pnrr, che così mettiamo a rischio”, attacca la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani. Durissimo anche il Movimento 5 stelle: “Nell’Italia al contrario di Giorgia Meloni una delle priorità del governo e dei partiti di maggioranza, a braccetto con Azione-Iv, è il ripristino della prescrizione, così da mandare in fumo un mucchio di processi e negare i diritti ai cittadini che chiedono risposte allo Stato. Da mesi smantellano pezzetto dopo pezzetto le riforme del Movimento 5 stelle che contrastano seriamente la corruzione: lo hanno fatto anche con l’emendamento sulle intercettazioni a strascico. Adesso aggiungono quest’altro tassello che punta a cancellare lo stop alla prescrizione voluto dal ministro Bonafede. È una complessiva controriforma che ha un solo obiettivo: creare una giustizia classista in cui i potenti la fanno franca. I tempi ragionevoli dei processi si garantiscono con gli investimenti e le assunzioni, non con questo dibattito fuori dal mondo“, attaccano in una nota deputati pentastellati in Commissione Giustizia, Stefania Ascari, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso e Carla Giuliano.

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