Cultura

Il sogno di Gramsci, Gad Lerner e Silvia Truzzi portano a teatro l’autore dei Quaderni dal Carcere: la “prima” il 28 giugno a Ivrea

La scintilla di questa drammaturgia parte da un armadio zeppo di documenti storici che improvvisamente si schiude. Ed è quello dell’antifascista e partigiano Francesco Scotti, eminente figura del Partito Comunista Italiano, deputato alla Costituente

di Davide Turrini

Tre preziosi temi di scuola ritrovati per caso. Le intuizioni storiche che rivoluzioneranno la politica del Novecento. L’umanità e la gentilezza che lo renderanno uomo. Ecco a voi Il Sogno di Gramsci. Una lettura scenica di Silvia Truzzi e Gad Lerner dedicata all’autore dei Quaderni dal carcere, e tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, che va in scena mercoledì 28 giugno alle 21.30 con una prima nazionale molto “operaia” in quel di Ivrea (Torino) nel cortile del Museo Garda. La scintilla di questa drammaturgia parte proprio da un armadio zeppo di documenti storici che improvvisamente si schiude. Ed è quello dell’antifascista e partigiano Francesco Scotti, eminente figura del Partito Comunista Italiano, deputato alla Costituente, morto prematuramente a poco più di 60 anni nel 1973. Dietro le ante cigolanti dell’armadio di Scotti ecco tre temi in bella copia del giovane Antonio Gramsci, classe quinta del liceo Dettori di Cagliari, anno scolastico 1910/11. Causa miseria nera della famiglia e soprattutto per la sua delicatissima salute, Gramsci finirà le superiori a 20 anni, ma già lì, tra quelle paginette, firmate dal suo professore dell’epoca, il poeta Arullani, sbocciano concetti e germinano temi che costituiranno uno dei filoni di riflessione politica tra i più importanti e caratterizzanti del Novecento europeo, e non solo. “Sono pietre miliari del pensiero futuro gramsciano perché contengono anticipazioni di molti punti cardine, parole, riferimenti che ritroveremo in articoli su l’Avanti! e su L’Ordine Nuovo, e ancora più in là quando Grasmci adulto, rinchiuso dal fascismo nella cella di Turi scriverà i famosi Quaderni del carcere”, spiega Gad Lerner a FQMagazine. Due gli esempi per capire cosa fermentava nelle sinapsi gramsciane.

“Il riferimento all’ “americanarsi dell’Europa”, cioè dell’importanza che assumerà il modello americano nel Novecento che poi Gramsci svilupperà nelle riflessioni su americanismo e fordismo; e ancora, l’espressione sarcastica irridente, “gli stenterelli”, che adopererà per descrivere la mediocrità della borghesia italiana nelle Note su Machiavelli” – continua Lerner-; “tra l’altro il professor Arullani fu piuttosto severo con Gramsci studente: ne lodò le capacità e il talento, tanto che poi fu tra chi suggerì ai genitori di farlo concorrere per una borsa di studio in un collegio torinese – che poi Gramsci vinse -, ma non gli diede mai un 10 pieno: i primi due temi ricevono un tra il 7 e l’8 e il terzo un 8+”.

Sul palco di Ivrea sarà uno studente di origine nordafricana del liceo Gramsci a leggere alcuni stralci dei temi ritrovati, gli spettatori potranno osservare sullo sfondo fotografie della Torino operaia di inizio novecento e della Sardegna povera di fine ottocento, come sentire l’audio di testimonianze originali di chi ha conosciuto Gramsci: tra queste la voce di Gustavo Trombetti, comunista bolognese, in cella nel carcere di Turi con Gramsci, mentre racconta l’ultima notte prima che il ragazzo sardo venga definitivamente trasferito nella clinica Quisisana, quando con un espediente rocambolesco riesce a nascondere i Quaderni in un baule. Lerner e Truzzi, invece, si divideranno i compiti di analisi: lui sarà l’archeologo del pensiero gramsciano, lei farà emergere il Gramsci più privato e nascosto. “Gramsci ci ha lasciato un epistolario sentimentale, le Lettere dal Carcere inviate alla moglie, alla madre, ai fratelli, ricchissimo di aneddoti e ricordi”, spiega Truzzi. “Era un uomo con una personalità fortissima, ma varia. Non era solo un serio intellettuale che produceva un pensiero critico sull’organizzazione del lavoro a poco più di vent’anni, ma anche un fratello affettuoso, scherzoso, costretto a grandi malinconie soprattutto da una salute che lo fece soffrire”. “Un aspetto del suo pensiero mi ha colpito molto: la sensibilità ante litteram verso la questione femminile” – continua-; “negli anni venti quando va nelle case dei compagni operai a cenare, si mette a lavare i piatti con le mogli e intanto cerca di spiegare loro che devono essere coinvolte nella lotta operaia e politica. Nell’ambito dello sfruttamento capitalistico la donna è quella più sfruttata perché oltre a lavorare quando torna a casa accudisce figlie e anziani, fa da mangiare e i lavori domestici. Riflessioni oggi scontate, ma al tempo rivoluzionarie. Nel 1922, ad esempio, incarica Rita Montagnana di fondare un periodico delle donne comuniste e di organizzare il movimento femminile a livello nazionale. Poi ovviamente il fascismo li perseguiterà tutti, ma saranno intuizioni che si svilupperanno con successo appena dopo il 1945”.

Infine Il sogno di Gramsci non rimane eminente profezia del e dal passato, ma anche “ottimismo della volontà” in un presente complesso che del pensatore sardo sembra aver perso le tracce. “Il sogno è quello dell’emancipazione delle classi subalterne, di una società più giusta che sì, abbiamo costruito con fatica, ma che sta drammaticamente regredendo”, chiosa Truzzi. “L’insegnamento gramsciano va rintracciato oggi nell’idea di un autogoverno dal basso e nell’opera incessante di educazione culturale. Gli operai che occuparono per mesi sul finire degli anni dieci gli stabilimenti di Torino fecero funzionare la produzione anche senza i capireparto e quegli operai, che studiavano, diventeranno poi sindaci, parlamentari, dirigenti, scrittori. L’emancipazione culturale dei più poveri è la base per costruire un mondo nuovo”. Chi parteciperà allo spettacolo potrà rileggere i temi di Gramsci con il QrCode del biglietto. La regia è di Simone Rota. Produce Loft Produzioni in collaborazione con la Fondazione Gramsci.

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